Redazione

La Roma trova lo Shakhtar. La squadra ucraina ha superato il girone, andando oltre le più rosee aspettative. Il peso specifico dell’impresa assume contorni rilevanti nel momento in cui si analizza la situazione in cui è maturato. Una squadra che ha giocato senza stadio (distrutto dalla guerra), lontano dalla sua città (gioca le partite casalinghe a Kharkiv) e capace comunque di trasformarsi in un rullo compressore: in casa ha vinto 13 delle ultime 16 gare giocate in competizioni europee, perdendo le altre tre. Non male, considerando che la Roma si giocherà il passaggio del turno in casa sua.

Toh, chi rivede, lo Shakhtar

Shakhtar-Roma è una partita già giocata diverse volte. Ben 4 i precedenti con i giallorossi. Gli ultimi due non sono molto confortanti. L’ultimo incrocio risale proprio agli ottavi di finale della Champions 2010/11, che ha premiato lo Shakhtar in un doppio confronto interpretato non benissimo dai giallorossi, sconfitti all’Olimpico e sciuponi in Ucraina (rigore sbagliato da Borriello). Resta comunque un avversario abbordabile. Le due sfide con il Napoli fotografano le potenzialità di questa squadra. Temibilissima in trasferta, molto più abbordabile in casa. Con una discriminante importante: il campionato ucraino, fino a metà febbraio è fermo.

Brasiliani d’Europa

Il modulo dello Shakhtar è un 4-2-3-1 con una squadra idealmente divisa in due: la difesa è ucraina. Dal centrocampo in su, invece, la formazione è quasi tutta brasiliana. Stella polare, Facundo Ferreira, italo-argentino: già alla sua quarta stagione, ha alle proprie spalle un tridente abbastanza tecnico e fantasioso: Marlos, Bernard e Taison, tre calciatori capaci di abbinare corsa, fosforo e tecnica. Pericolosissimi da gestire in ripartenza, complicati da affrontare in fase di non possesso quando il 4-2-3-1 si trasforma in un 4-5-1 particolarmente scomodo da scardinare.

Fonseca, che personaggio

Fonseca, presentatosi così, mascherato da Zorro, dopo aver passato il turno

La vera forza della compagine ucraina è in Paulo Fonseca. Un personaggio pittoresco, presentatosi con la maschera di Zorro in conferenza stampa perchè questa era la promessa in caso di passaggio del turno. Il tecnico portoghese non è uno sprovveduto in campo europeo. Nel 2015/16 si arrampica sino ai quarti di Europa League con il Braga ed è eliminato proprio dallo Shakhtar. In quella occasione scatta il colpo di fulmine. L’approccio è esaltante: triplete nazionale nonostante giocasse in “casa” le partite a 500 chilometri di distanza. Il suo sogno è allenare in Premier League, il contratto è in scadenza al termine di questa stagione e potrebbe essere il prossimo allenatore dell’Everton. Ambizioso ma realista: Guardiola, uno che la Premier la bazzica abbastanza bene, lo ha già “promosso”.