Luigi Pellicone

Giovanni Simeone è ancora in cerca d’autore. Il ragazzo sembra aver assorbito l’aria dimessa che si respira intorno alla Viola. Impegno e spirito di sacrificio sono fuori discussione: i risultati, invece, sono stentati. Non ha mai raggiunto una sufficienza.

Problemi tattici e di ambientamento

Simeone, per stile di gioco, è adatto a squadre molto più reattive rispetto al gioco di Pioli: “Cholito” sa cucire i reparti e si trova più a suo agio come seconda punta in appoggio, che come centravanti. In maglia viola ha trovato una concorrenza piuttosto agguerrita e un modulo non aderente alle sue caratteristiche. Il 4-2-3-1 privilegia Thereau e Babacar, più centravanti vecchia maniera rispetto a Simeone che, pur impegnandosi, resta più attaccante di movimento che stoccatore da area di rigore. Nè il ruolo di esterno, interpretato ottimamente da Federico Chiesa, è nelle corde di un calciatore ideale invece per “ronzare” intorno ai movimenti della prima punta e attaccare gli spazi e non per subire l’accentramento di Thereau.

Cosa può dare alla Viola

Le doti del ragazzo restano comunque fuori discussione. La Fiorentina ha investito pesantemente sull’argentino, deputato a raccogliere l’eredità di Kalinic. Sebbene le caratteristiche siano diverse. Simeone è più dinamico e meno tecnico, ha un fisico più compatto (181 cm per 80kg). É nato come esterno d’attacco ma resta una punta atipica, più portata ad attaccare la profondità che a difendere il pallone: il suo vero problema è che non ha mai giocato da centravanti, chiamato a sdoppiarsi nel ruolo di “nueve” e regista offensiva. La specialità della casa resta il taglio attaccando il primo o il secondo palo, anticipando il marcatore avversario. Quindi le soluzioni sono due: o Pioli sdogana anche Chiesa e sceglie il tridente, oppure Giovanni impara a giocare anche il pallone fra i piedi e a smistarlo non solo nello stretto, ma sfruttando l’ampiezza del campo.