Redazione

Finalmente la scelta giusta. Non che decidere di accasarsi alla Juventus possa esse considerata una decisione errata, ma la realtà è che a Torino non hanno mai creduto fino in fondo a Simone Zaza. Eppure il gol Scudetto contro il Napoli grida in qualche modo vendetta. Ma a Corso Galileo Ferrari c’è una frase che dice tutto: vincere è l’unica cosa che conta. E la Juventus ha saputo vincere anche senza di lui. Lui senza la Juventus? Beh, l’inizio non è stato rincuorante. Qualche mese al West Ham, giusto il tempo di capire che l’Inghilterra non fa per lui. Poi Valencia. Una seconda casa.

A Valencia Zaza ha trovato la sua dimensione

Otto reti in nove partite, numeri da…Messi per Zaza, che pareggia anche un record importante per i pipistrelli: in rete per cinque match consecutivi, l’ultimo straniero che ci è riuscito si chiama Mario Kempes e al Mestalla e dintorni è l’oggetto delle leggende. E in questo Valencia che vola, tra le alchimie di Marcelino e il prepotente ritorno di Kondogbia, c’è molto di Simone Zaza, che se non ha trovato la sua dimensione, poco ci manca. Lo dicono i numeri, il premio di miglior giocatore della Liga di settembre e soprattutto lo dice la serenità con cui il lucano scende in campo. Senza preoccupazioni. Senza pensare all’Italia. E all’azzurro.

Manca la nazionale

Già, perchè se in Spagna Zaza è un idolo, nessuno è profeta in patria e Giampiero Ventura sembra continuare a ignorarlo, più o meno consciamente, quando si tratta di diramare le convocazioni della nazionale. L’ex bianconero, almeno a parole, non se ne duole, ma sotto sotto per lui è una sofferenza. Lo è da luglio 2016, da quell’improvvido calcio di rigore contro la Germania costato l’eliminazione dagli Europei. Da quel momento in poi due chiamate in azzurro e due spezzoni di gara, per un gran totale di dieci minuti in campo, nove con il Liechtenstein e uno nel rematch in amichevole con la Mannschaft. Troppo poco per non far male.

Una costanza che può valere una rivincita

E quindi meglio, molto meglio, lucidare il sinistro, quello letale che le difese nostrane conoscono bene, e farlo scintillare sui campi della Liga. Costruirsi da solo, giusto con un po’ di aiuto dagli amici, il momento buono. Prima il gol che ha regalato al Valencia la vittoria contro il Las Palmas, poi una tripletta in dieci minuti contro il Malaga, roba che in Spagna non è rarissima, ma che di solito è firmata dal 10 del Barça o dal 7 del Real. Da quel momento in poi è arrivata una rete a partita. Alcune decisive, come quella a tempo quasi scaduto contro la Real Sociedad, altre buone per le statistiche, come la quinta nel 3-6 inflitto a domicilio al Betis. Segna Simone Zaza, e attende. Attende una chiamata per gli spareggi da Ventura, che potrebbe non arrivare mai. Ma lo fa con la coscienza pulita, sapendo che in fondo non dipende da lui. E se verrà convocato, ha più di una rivincita da prendersi.