Redazione

Si chiama Milan e però...gioca e anche benissimo, nell’Inter. Skriniar in pochi mesi è già un idolo della tifoseria nerazzurra. Un acquisto…Just in time. Lo slovacco, accolto con diffidenza, ha convinto rapidamente tutti. La vera fortuna è stato acquistarlo dopo appena un anno di esperienza con la Sampdoria, altrimenti, considerato l’andamento di questo calciomercato, il costo del cartellino sarebbe triplicato e divenuto inaccessibile. Invece, si è rivelato un affarone: Skriniar è già ribattezzato “Roccia”. Primo step verso qualcosa di più importante. Diversi addetti ai lavori  rivedono in lui Samuel. Non uno qualsiasi. Il muro “the wall”. Beh, paragone pesante, ma non insostenibile.

Carattere, muscoli e sensibilità…

Skriniar è l’evoluzione 2.0 del ruolo di centrale difensivo: ha potenza, tecnica e grande sensibilità tattica. Skriniar conquista palla, senza irruenza. E non gli scotta fra i piedi. Anzi. Ama (a volte in stroppo) giocarla. Velocità e prestanza, unita ad una rara lettura del gioco e dei movimenti dell’avversario diretto lo rendono quasi un “unicum”.  La cura Spalletti lo ha immediatamente valorizzato: lavorando sui fondamentali e aiutato dalla presenza di Miranda, Skriniar ha tutto per trasformarsi in una colonna. Deve solo limitare gli eccessi di confidenza.

Un difensore ultramoderno

Skriniar non è un marcatore puro. Anzi. É il prototipo del difensore ultramoderno che non rincorre l’avversario, né lo insegue o lo cerca nel corpo a corpo. Piuttosto lo “sterilizza” anticipandolo o tagliandogli i rifornimenti inserendosi con rara precisione sulla linea di passaggio. Semplicemente, anche se non è affatto facile, Skriniar non lascia giocare il pallone all’avversario perché arriva sempre in anticipo. Ecco perché non gli serve restare incollato all’avversario diretto. Marca, e benissimo, pallone e territorio. A queste qualità aggiunge anche la dote naturale di un piede educato e la tendenza a verticalizzare il gioco uscendo palla al piede a testa alta, per impostare l’azione, seppure a volta ecceda nella conduzione di palla. Forza, potenza, tecnica e qualità. Sin troppo facile capire perché Spalletti, compagni e tifosi siano pazzi di lui.