Luigi Pellicone

In settimana i primi 100 giorni all’Inter. Da imperatore. Luciano Spalletti sembra l’allenatore nerazzurro da molto più tempo. Merito della sua grande personalità. Una mini rivoluzione: cultura del lavoro, rapporti con i tifosi, valorizzazione dei giocatori. In tre mesi ha restituito dignità all’Inter che, al di là della matrice dei risultati, è lì dove deve essere. In zona Champions, con vista primato. L’obiettivo più realistico è il podio. Se arrivasse qualcosa in più, sarebbe una impresa da raccontare. Ma come ha cambiato l’Inter? Ecco le tre mosse basate su un semplice e adagio. “Questa è casa mia e qui comando io”.

Rapporti con i tifosi e con la società

Sin dai primi giorni di ritiro è emerso che il mercato non sarebbe stato all’altezza delle aspettative dei tifosi. Spalletti non ha mosso un ciglio. Si è messo a lavorare con il materiale umano fornitogli dalla società fra i mugugni dei tifosi. Memorabile la scena dei primi giorni di ritiro quando affronta a muso duro un tifoso che chiedeva a gran voce di cacciare Ranocchia.

Una presa di posizione che fa capire subito che l’aria sia cambiata. Il mercato non è ricco di stelle, ma è comunque funzionale: arrivano Cancelo, Dalbert, Skriniar, Vecino e Borja Valero. Più di qualcuno storce il naso, ma il tecnico toscano chiude immediatamente la pratica. Ritiene che la rosa sia completa, poiché si parte da una base importante. E inizia a lavorare.

Il recupero degli scontenti

Il viaggio in Cina per la ICC è la prima vera svolta della stagione: Spalletti costruisce il gruppo, lo amalgama e lo cementifica. E acquista il suo “top player”. Perisic, a inizio ritiro è con la testa altrove e non ha alcuna voglia di rimanere all’Inter. Alcuni comportamenti sono al limite della rottura, come quando decide di andare a curarsi un dente a Spalato. Spalletti ci parla a lungo, lo convince, perlomeno, a testare e testarsi nel nuovo modulo di gioco. Il dialogo funziona. Il ragazzo cresce, così come tutta la squadra. L’Inter inizia a giocare già un buon calcio e chiude il precampionato in crescendo. Recuperato Perisic, ma non solo: Spalletti restituisce fiducia anche a Nagatomo, Miranda, Candreva e D’Ambrosio, usciti centrifugati dalla stagione appena trascorsa.

Un inizio a gonfie vele, poi…

Il buongiorno si vede dal mattino. Alla vigilia del campionato Spalletti ha portato tutti dalla propria parte. San Siro risponde presente. In 60mila all’esordio contro la Fiorentina, in 50mila con la Spal alle 12,30. Nessuno vuole perdersi questa Inter che è tornata a giocare e divertire. Nelle ultime due trasferte, a Crotone e Bologna, qualcosa è cambiato. La manovra ha perso fluidità, la squadra a balbettare. Quanto basta per spaventare i tifosi, terrorizzati dall’idea di assistere a un film già visto. Un buon inizio, poi un lento disperdersi nell’anonimato. Spalletti non è il tipo: ha già studiato le prime contromisure e preso i primi provvedimenti. Forse il 4-2-3-1 non è nelle corde di questa squadra. E allora, si cambia, come spesso accaduto. I primi 100 giorni sono alle spalle. E la sensazione è che il meglio debba ancora venire…