Redazione

Una squadra con una spina dorsale. Nel senso pieno del termine. L’anno scorso era più facile azzeccare un terno al lotto che la formazione iniziale dell’Inter. In due mesi Luciano Spalletti ha rivoltato la squadra come un calzino. L’Inter ha già una formazione tipo. E quattro cinque uomini che rappresentano una certezza assoluta.

Difesa: Handanovic, e una coppia centrale affidabile

La rivoluzione inizia dal basso: Handanovic, nell’ultimo biennio, ha sofferto le pene dell’inferno e…mal di schiena. Tantissimi palloni raccolti in fondo alla rete. Troppi, per ambire a un campionato di vertice. L’alba di questa stagione presagisce qualcosa di diverso. Il portiere è coperto, finalmente, da una coppia centrale affidabile. Skriniar è molto di più di una piacevole sorpresa. Il centrale slovacco si è preso la scena e ha rubato l’occhio. In coppia con Miranda è una garanzia assoluta. Una coppia centrale finalmente ben assortita. Occhio al mercato però: Dalbert copre il buco a sinistra, ma non si esclude, in extremis, l’arrivo di Fazio che permetterebbe al tecnico toscano di proporre la difesa a 3 e ½ .

Centrocampo, il faro Borja Valero

Etichettato frettolosamente come bollito. Borja Valero è un pallino di Spalletti sin dai primissimi giorni del ritorno in Italia. Lo voleva alla Roma, lo ha finalmente avuto all’Inter. Lo spagnolo, senza se e senza ma, è il faro dell’Inter. Spalletti gli ha consegnato, chiavi in mano, il centrocampo dell’Inter. La squadra, affidata ai suoi piedi sapienti, ha immediatamente cambiato marcia e gira intorno al suo playmaker che con ogni probabilità sarà affiancato da Gagliardini e Vecino. Attenzione al ragazzo uruguaiano. Un acquisto passato sotto traccia, ma estremamente funzionale al gioco di Spalletti. Il recupero di Joao Mario alla Nainggolan rappresenta un valore aggiunto importantissimo

Attacco: Icardi è tornato, Eder…anche

Icardi è tornato. E ha ricominciato da dove finito. Segnando. Non solo gol, però. Il ragazzo sta mostrando altre doti, altrettanto importanti. Gioca per la squadra. Non è più alla costante ricerca della consacrazione personale. Non aspetta il pallone in area, ma si muove per trovarlo. Icardi sta imparando a muoversi anche lungo il perimetro della trequarti e scambiare la palla con i compagni. Risultato: il puntero è anche assistman. E il bello deve ancora venire. Se arriverà Schick, come sembra, l’Inter ha un tridente da paura. Roba da stancarsi di esultare. E c’è sempre un Eder di scorta che, rivitalizzato dalla cura Spalletti, è molto più di un’alternativa.