Luigi Pellicone

Croce e delizia. L’Inter resta brutta da guardare, ma torna a vincere dopo due mesi e si ritrova terza in classifica. Una vittoria liberatoria quanto sofferta. Non è stata una partita che ha guarito la squadra, né cancella le perplessità. Spalletti e tifosi si tappano il naso e si prendono i tre punti figli delle seconde linee. Le soluzioni sono due: o il tecnico toscano fa il selezionatore, rinunciando al gioco e scegliendo chi sta meglio, oppure va alla ricerca della qualità della manovra con una squadra che, semplicemente, non è fatta per il suo gioco.

Karamoh ripaga la fiducia…

Il ragazzo, sin dalla prima azione, è entrato in partita. Una prova di personalità, aiutata anche dalla spensieratezza. Il francese è tra i pochi liberi mentalmente e si vede. Osa la giocata, prova ciò che i compagni nemmeno immaginano. Più istinto che talento, ma utilissimo alla causa: partecipa al gol di Eder e si costruisce, con Rafinha, il gol del 2-1. Una prova che ha conquistato San Siro, che gli dedica una meritata standing ovation al momento del cambio.

…Brozovic la tradisce…

Trattamento inversamente proporzionale rispetto a quello riservato a Brozovic. Il croato è ormai inviso al pubblico di San Siro. Una prova assolutamente priva di acuti. Spalletti gli consegna il centrocampo ma è tradito da un atteggiamento indolente. Anche nei confronti del pubblico. Al momento del cambio, il croato applaude chi lo fischia. Il rapporto è ormai deteriorato. Il pubblico non lo sopporta, ricambiato. Al primo errore, piovono fischi. Brozovic li subisce e resta immobile a rimuginare, accumula rancore e lo esprime quando è sostituito: a conti fatti, sarebbe stato meglio cederlo.

…Rafinha invece la infonde

Il croato è stato sostituito da Rafinha, che in pochi minuti ha reso concreto ciò che a Brozovic non è riuscito in due mesi. Ingresso, sponda per Karamoh, assist, corsa, e personalità. Una prova importante da regista avanzato: pochi minuti che gli permettono di scalzare posizioni in classifica sia per l’Inter sia per sé stesso. La sensazione è che nel momento in cui il brasiliano troverà una condizione accettabile, nessuno potrà sfilargli una maglia da titolare. Rafinha ha qualità superiore e diverrà indispensabile per una squadra che non avendo un gioco si aggrappa, stavolta con successo, alle iniziative dei singoli.