Luigi Pellicone

Inter sconfitta da una squadra di serie B tedesca. Nessun processo di Norimberga: meglio perdere a luglio, quando i risultati non hanno senso, che fra un mese, quando i punti peseranno eccome.. E però c’è modo e modo di scendere in campo. Spalletti ha concesso una chance a chi non ha offerto alcuna garanzia differente rispetto allo scorso anno. Handanovic è sempre una certezza, Eder si dimostra un buon vice Icardi. Borja Valero ha lasciato intravedere qualcosa. Anche Gabigol, spostato sulla destra, ha mostrato perlomeno volontà. Gli altri, specialmente chi è sceso in campo nel secondo tempo, hanno deluso: chi doveva giocare questa amichevole con la bava alla bocca per guadagnarsi stima e conferma, “buca” clamorosamente. Più di qualcuno ha palesato i soliti, atavici, problemi.

Spalletti: per la sua Inter, c’è ancora tanto lavoro…

Questione di personalità

Non è una questione tecnica. Neanche tattica. La squadra è debole: molle nella testa prima che nei piedi. Prende un gol e si intontisce, non ha reazione. Subisce anche la seconda rete e solo musi lunghi. Nessuna rabbia, solo amara e rassegnata accettazione.

Sempre le stesse facce, sempre a testa bassa. E no. Così no. Urge cambiare rotta. L’Inter ha sofferto nel secondo tempo, quando senza Borja Volero, si è spenta la luce a centrocampo e D’Ambrosio e Nagatomo hanno confermato tutti i propri limiti, propiziando entrambe le reti dei tedeschi. Brozovic non ha mai inciso. Kondogbia neppure. Non servono fuoriclasse, ma sudore e fatica. Gente che non si limiti al compitino, ma si sacrifichi e onori la maglia nerazzurra.

 

La sentenza: quattro acquisti 

Spalletti, che non è l’ultimo degli sprovveduti, ha individuato cosa serve. Quattro innesti. E senza mezzi termini pronuncia parole pesantissime: “come accordi presi”.

Il tecnico toscano accetta la sfida di rilanciare uomini e ambizioni, purchè il lavoro sia sostenuto e corroborata dalla società. Non ha chiesto campionissimi, ma calciatori funzionali al progetto. Il che significa una mezza rivoluzione. Inevitabile: non ha senso puntare su chi non mostra attaccamento alla maglia o non ha la tenuta mentale per sostenerla.

Con queste premesse, la ICC in Cina rischia di trasformarsi in una via crucis: Schakle, Chelsea, Bayern e Lione in agenda. Appuntamenti che, se affrontati senza mordente, possono ledere l’immagine dell’Inter a casa di Suning. Un lusso che proprio non ci si può permettere.