Francesco Cavallini

Mourinho non era un pirla, Spalletti non pare certo un bischero. Il tecnico di Certaldo potrebbe presentarsi così alla Pinetina, se le indiscrezioni che lo vogliono lontano da Roma e nuovo tecnico della seconda Inter di Zhang Jindong (la prima di Walter Sabatini) venissero confermate. L’attuale allenatore giallorosso ha anche incassato un apprezzamento importante, quello di Massimo Moratti, per molti tifosi nerazzurri ancora il vero presidente, quello del triplete e delle battaglie, sportive e mediatiche, contro la Juventus, nemica di sempre. Per l’ex patron nerazzurro quello di Spalletti sarebbe il profilo ideale per la nuova Inter, quello in grado di riportare l’entusiasmo che dopo l’ultima stagione latita dalle parti di Appiano Gentile.

Un budget importante per Spalletti

La virata di Ausilio e soci su Spalletti era abbastanza nell’aria, complici anche le due prime scelte conclamate, Conte e Simeone, che non sciolgono le riserve sul proprio futuro ma che comunque non sembrano particolarmente attratte dal progetto Inter. Anche perchè, checché ne dica Moratti, la tanto sbandierata conduzione societaria deve ancora essere rodata prima di essere definita soddisfacente. Le risorse non mancano, questo si è capito, ma la questione di come verranno (e sono state) investite dovrebbe essere la preoccupazione primaria di chi si accomoderà sulla panchina nerazzurra. A ogni allenatore accostato all’Inter vengono accompagnati fior di nomi, acquisti spesso costosissimi.

Inter-Suning

Steven Zhang, figlio del patron di Suning Zhang Jindong

Eppure l’UEFA ci tiene a far sapere che entro il 30 giugno il club milanese dovrà vendere, piuttosto che comprare, dato che gli obiettivi del Fair Play Finanziario non sono stati del tutto raggiunti e che servono 30 milioni prima della chiusura del bilancio 2016-17 per non vedere confermate le sanzioni già imposte dalla federazione europea. Sanzioni che, almeno quest’anno, non interesserebbero granchè l’Inter, che non sarà impegnata nelle competizioni continentali, ma che vanno evitate in prospettiva, perchè un rilancio passa necessariamente per la qualificazione alla Champions 2018-19, la prima dopo qualche anno che vedrà quattro italiane al via.

Perchè Spalletti dunque, ma soprattutto perchè il tecnico toscano dovrebbe lasciare Roma, dove rischia di chiudere la stagione con il record di vittorie (già stabilito) e di punti (quota 87 è necessaria anche per la certezza del secondo posto)? La risposta è semplice. Il feeling dell’ex Zenit con la città e con i tifosi ha raggiunto un punto critico, con l’ambiente totalmente polarizzato dalla questione Totti. Le continue schermaglie dialettiche con giornali e radio, poi, non hanno certo aiutato l’allenatore giallorosso, che in questo momento si sente un po’ assediato e non protetto a dovere. La società, per bocca di Monchi, ha più volte confermato la volontà di prolungare il contratto di Spalletti, che però nicchia ormai da inizio anno, atteggiamento che non volge certo a favore di una conferma nella Capitale. Presto sapremo, ma un addio non sorprenderebbe, anzi.

Spalletti in conferenza stampa

Ed ecco che entra in gioco l’Inter, con parecchi soldi da investire e che può garantire acquisti di livello, almeno dal punto di vista strettamente economico. Ma che Inter troverebbe Spalletti? Un ambiente tendente alla depressione, almeno a giudicare dalle ultime partite al Meazza, con il pubblico che ha polemicamente abbandonato lo stadio. E una rosa che al momento somiglia di più a un album delle figurine che a un gruppo di giocatori acquistati con criterio. C’è poi l’incognita delle cessioni, perchè se è vero che la vendita del marchio in Cina potrebbe riportare il bilancio alla tanto auspicata parità, il rischio di dover lasciare andare un pezzo pregiato è concreto. Prima di firmare, Spalletti chiederà di certo garanzie, soprattutto la certezza che gli investimenti di Zhang verranno incanalati su profili richiesti espressamente dal tecnico e non, come è accaduto a Roma, dal direttore sportivo.

Che secondo l’organico non sarà la stessa persona con cui l’allenatore di Certaldo ha lavorato nella Capitale, ma è come se lo fosse. Sabatini è ormai ufficialmente coordinatore tecnico del Suning Sports Group, titolo abbastanza anonimo ma che sottintende che ad Appiano Gentile non si muoverà foglia che Walter non voglia. Da qui all’accavallarsi di voci secondo cui l’Inter starebbe puntando tre quarti della rosa giallorossa, il passo è molto, molto breve. Il nome che va per la maggiore è quello di Antonio Rüdiger, difensore della Roma e della Mannschaft. Le caratteristiche fisiche del numero 2 capitolino sono un ottimo biglietto da visita ed il suo acquisto, indipendentemente dall’arrivo di Spalletti, sarebbe di certo un ottimo rinforzo per una difesa che con 62 reti subite in 45 partite non è certo stata sempre irreprensibile. Nello scacchiere tattico made in Toscana, il tedesco potrebbe essere proposto da centrale o da terzino, come sta già accadendo a Roma.

Sabatini e Spalletti.

Anche Manolas e De Vrji, altri due obiettivi per il reparto arretrato, sono di stanza nella Capitale, esattamente come le nuove stelle che Ausilio vorrebbe portare ad illuminare la mediana al Meazza. Nainggolan e Strootman appartengono però, almeno al momento, più alla categoria dei sogni, anche se il belga, che ha disputato forse la sua miglior stagione in carriera nel nuovo ruolo cucitogli addosso da Spalletti (trequartista nel 4-2-3-1), potrebbe decidere di seguire l’allenatore nella sua nuova avventura. In avanti si punta forte su Bernardeschi e Berardi, che per caratteristiche, soprattutto il secondo, possono rappresentare l’attaccante polivalente (stile El Sharaawy), in grado di giocare sia sull’esterno che da prima punta in caso di problemi per Icardi.

Mercato a parte, l‘eventuale arrivo del tecnico toscano presupporrebbe una piccola rivoluzione, tecnica e culturale. Se Spalletti accetterà la corte di Zhang, vorrà dire che avrà riconosciuto nella programmazione e nelle idee che l’Inter presenta ai candidati alla panchina dei valori reali ed una futuribilità importante. In fondo, quasi alla soglia dei sessant’anni e dopo più di venti stagioni al lavoro tra campionato italiano e Prem’er-Liga russa, non dovrebbe essere il comunque sostanzioso ingaggio che certamente andrebbe a percepire a Milano a fare la differenza. Si tratterebbe più di una questione di obiettivi, di voglia di tentare un’impresa non semplice ma affascinante, riportare i nerazzurri ai fasti di qualche anno fa. E nonostante le risorse economiche del gruppo Suning, non è detto che sia un percorso immediato. Potrebbe volerci pazienza. Una dote che a Roma non è esattamente di casa. E che a Milano, De Boer e Pioli insegnano, è già finita da un pezzo.