Luigi Pellicone

Un uomo solo al comando: scritto e interpretato da Luciano Spalletti. L’Inter ha chiuso il suo tour asiatico scalando un tappone intermedio (Lione) e due dolomitici (Chelsea e Bayern Monaco) con risultati oltre le più rosee aspettative. Adesso sorge un dubbio: il tecnico toscano fa ombra alla nuova società o ne è il parafulmine?

Questa è casa mia, e qui comando io

Luciano Spalletti è arrivato a Milano carico di motivazioni. In primis, mostrare, urbi et orbi, la sua managerialità: è arrivato e ha dettato regole senza guardare in faccia gli interlocutori, né lasciando margini di fraintendimento. L’esperienza romana lo ha forgiato, segnato: niente equivoci, né in comunicazione, né in campo. I calciatori sono tutti uguali. Gli interessi della squadra si antepongono a quelli dei singoli. Si rema tutti dalla stessa parte, per centrare obiettivi comuni. Nelle prime uscite ha lavorato tantissimo sul campo, ottenendo risultati immediatamente confortanti. I numeri, come sempre sono i migliori testimoni: nessuna sconfitta e tante buone indicazioni contro avversari di spessore internazionale.

spalletti

Luciano Spalletti, 58 anni

Il mercato? Lo fa…Spalletti

Luglio è stato il mese di Luciano Spalletti, più che della dirigenza. Ove ce ne fosse bisogno, il tecnico toscano ha dimostrato lucidità, coraggio e determinazione, lavorando sulla testa dei calciatori. Molti nerazzurri, adesso, sentono la fiducia del mister e la trasferiscono in campo. Il mercato, per adesso lo fa Spalletti: ha “riacquistato” Perisic, Jovetic, Kondogbia e Joao Mario. Rivalutato Eder, Miranda e Murillo. E adesso? É il momento della società: Zhang, Suning, o chi per loro, intervengano. Spalletti ha reso l’Inter una squadra. Loro hanno il dovere di potenziarla, come promesso al tecnico, per renderla una grande squadra.

Icardi e Perisic autori dei gol vittoria contro la Juve

Ivan Perisic, 11 gol e 11 assist nell’ultimo campionato

E la dirigenza? Che ruolo ha in tutto questo?

L’Inter è una grande occasione. Spalletti non vuole sbagliare. Suning neanche. Sprecarla è delittuoso. E però la dirigenza cinese si mostra quasi dimessa di fronte alla forza del tecnico. Una scelta precisa? Probabilmente sì. La società ritiene l’allenatore il vero valore aggiunto dell’Inter. Un uomo capace di trarre il massimo dal materiale umano a disposizione. A essere cattivi, l’ideale per spendere il meno possibile: “funzionale” è una qualità, non un alibi. Sono arrivati Skriniar, Vecino e Borja Valero. Si parla di Kalinic. La tifoseria si aspettava qualcosa di diverso da un “saccheggio” della rosa di Sampdoria e Fiorentina. É vero che sono in ballo diverse operazioni (Dalbert, Aurier, Keita, Vidal e Karamoh) ma sinora i fuochi d’artificio sono rimasti chiusi in cassa, con le polveri bagnate. In questa ottica, Zhang non esageri: d’accordo creare una squadra funzionale alle aspettative del tecnico, ma se poi i risultati non dovessero arrivare, sarebbe perlomeno ingeneroso metterlo sulla graticola.