Luigi Pellicone

Il bello dell’esser brutti: l’Inter riesce ad ottenere risultati solo quando è guidata da uomini di campo con grande personalità. Herrera, Bersellini, Trapattoni, Mancini, Mourinho. E adesso, tocca a Spalletti.

Sergente Spalletti, giocatori in riga

Il avvio dell’Inter del tecnico di Certaldo è fra i migliori della storia recente nerazzurra. 26 punti in 10 partite, miglior partenza da venti anni a questa parte. Neanche la squadra del triplete era riuscita ad avvicinarsi a queste cifre. Partenza da scudetto. E arrivo? L’obiettivo realistico è la Champions. Anche i tifosi guardano con sana disillusione quanto accade. É molto più importante il +4 sul quinto posto (che potrebbe essere appena un punto, se la Roma fa il suo a Genoa) rispetto al -2 dalla vetta.

Brutti e cattivi

“Nessuna tregua”. Il campionato dell’Inter, sinora è uno Spalletti western. Una formazione composta da pochi giocatori, brutti e cattivi. E che chiunque saprebbe recitate a memoria. Questione di scelte, anche e soprattutto obbligate. L’Inter sinora ha utilizzato 14 giocatori titolari dal 1′, (gli undici titolarissimi, più Joao Mario, Brozovic e Dalbert) su un totale di 19 che sono entrati in campo. Poco più di una “sporca dozzina”, disposta a dare l’anima per un tecnico che ha cambiato totalmente le prospettive di una squadra e rivoluzionato la mentalità di un gruppo tecnicamente già forte, ma quasi analfabeta da un punto di vista funzionale. Non si può proprio dire che sia anche bella a vedersi, persino quando vince. I gol di Icardi e quelli di Perisic sono delle “esecuzioni” in piena regola, piuttosto che giocate di spessore.

Anche resistenti?

Resta da capire quanto durerà, questa Inter, che ha l’indubbio vantaggio di non giocare le coppe, ma va in apnea non appena il calendario si infittisce. Gli impegni, in questo momento, sorridono a Spalletti, che da Verona…a Verona, sosta compresa, si gioca cinque partite tutte alla portata, mentre le concorrenti incroceranno le armi negli scontri diretti. Sarà comunque indispensabile giocarsi la carta del turnover. Cancelo e Dalbert sono disponibili, Santon sta recuperando dal lungo infortunio, anche Brozovic si è ripreso. Lo Spalletti-western può continuare, anche con interpreti leggermente diversi. Non è un film da Oscar, ma d’azione. E non potrebbe essere altrimenti.