Augusto Ciardi

La Juventus vale un quarto del Manchester United. È la stima impietosa che prende in esame il club che guadagna di più dalle partnership (main sponsor e sponsor tecnico) e il club italiano più in vista nell’ultimo quinquennio per successi  e introiti. 155 milioni che entrano a Old Trafford contro i 40 che incassa Madama vestendo, come lo United, materiale con le storiche tre bande e scrivendo Jeep sulle maglie. Un confronto impari, che detta e determina movimenti anche di mercato che permettono di spendere e spandere senza soluzione di continuità. Non che essere più ricchi sia sinonimo di successi (a Manchester rinuncerebbero volentieri a parte del fatturato pur di avere da Mourinho almeno una parte dei successi mietuti da Ferguson), ma se è vero che i soldi non danno la felicità, permettono quantomeno di poter operare con minore pressione. Si prende in esame la Juventus che per organizzazione, pianificazione e successi prova a lottare più o meno alla pari con le big d’Europa, perché se scendiamo nel resto dell’Italia calcistica, ci impantaniamo fra ricordi di grandezze che furono e mastodontici equivoci. Chiarendo ancora di più, qualora fosse possibile, per quale motivo gli stenti sportivi sono oramai una consuetudine.

Sponsor nel calcio, United davanti al Barcellona

Manchester United re sia per incassi da sponsor tecnico (95 milioni di euro dall’Adidas a seguito di un accordo decennale monstre da quasi 950 milioni) sia da main sponsor (60 milioni dalla Chevrolet), nettamente davanti al Barcellona che, forte degli 80 milioni di euro che avrà dalla Nike nella stagione che sta per cominciare (aumento di quasi 20 milioni rispetto al 2015-16) ottiene “soltanto” 35 milioni dalla Qatar Airways (totale 115), puntando fra un anno a cifre nettamente superiori cambiando partner (in lizza, fra gli altri, Amazon e Pepsi). Sullo speciale podio c’è il Bayern Monaco, che gioca in casa con Adidas (65 milioni di euro) e Deutsche Telekom (40), che precede il Chelsea (40 dall’Adidas che nel 2017 col passaggio alla Nike raddoppierà gli incassi puntando al vertice della classifica dei Paperoni dagli sponsor d’oro; 55 da Yokohama, totale 95 milioni). Poi Arsenal (40 Puma, 40 Emirates), Real Madrid, che si accontenta di 72  milioni complessivi (40 Adidas, 32 Emirates), Liverpool (35 New Balance, 25 Standard Chartered) e PSG (35 Nike, 25 Emirates), che precedono la prima delle Italiane, la Juventus, appunto, che prende 23 dall’Adidas e 17 dalla Jeep, ossia gli  stessi 40 milioni di euro del Manchester City (15 Nike, 25 Etihad).

sponsor calcio

Paul Pogba indossa la maglia Adidas con sponsor Jeep

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Totti senza sponsor

ROMA AMERICANA SENZA SPONSOR SULLE MAGLIE
Per trovare le altre italiane bisogna prendere l’ascensore e fermarsi quasi al piano terra. Il Milan incassa 30 milioni l’anno grazie ai 18 Adidas e ai 12 Emirates. L’Inter 23 (11 Nike, 12 Pirelli). Il Napoli è al secondo anno di accordo (cinque complessivi) con la Kappa che frutta 8 milioni a stagione, altri 9 milioni arrivano  grazie all’intesa ultradecennale con la Lete e quella più recente con la Pasta Garofalo (ora si aggiunge sulla maglia anche il Caffè Kimbo). La Roma è l’anomalia. Se pensi al business, ti vengono in mente gli americani, e immagini super sponsorizzazioni. Per mire elevate (volontà di non scendere sotto i 12 milioni di euro a stagione) o errori di calcolo, dal 2013 (Wind) la squadra giallorossa presenta maglie immacolate, che piaceranno ai tifosi, meno ai cassieri. E in attesa dell’agognata scritta sulla maglia deve accontentarsi di un accordo quadro con la Nike che prevede 4 milioni di euro a stagione più una quota variabile fra il 7,5 e il 12% sulla vendita stagionale del materiale tecnico.

I RED DEVILS BATTONO L’INTERA SERIE A
Un quadro, quello italiano, desolante se rapportato al resto del continente che conta. La passata stagione ha fatto registrare complessivi incassi da main sponsor di 95 milioni di euro. Ciò che introita, da solo, il Manchester United in diciotto mesi. Una bocciatura solenne e severa per i manager dei nostri club. Nel corso delle stagioni hanno reso indigesto un prodotto un tempo appetito da aziende e multinazionali. Senza i proventi televisivi la nostra Serie A sprofonderebbe nelle tenebre del Medioevo calcistico. Il compianto Teofilo Sanson, che in barba ai regolamenti a fine anni 70 fece pubblicità ai gelati sulle maglie dell’Udinese forzando la porta che condusse alle sponsorizzazioni, oggi apparirebbe come un predicatore nel deserto.