Francesco Cavallini

Polemiche social a non finire per l’esultanza del giovanissimo Cengiz Under, che come molti calciatori turchi festeggia le reti con tanto di saluto militare. Dove sta il problema? Beh, pare che si tratti di un modo per dimostrare vicinanza o adesione al presidente turco Erdogan. Prova ne sia che Arda Turan, appena tornato in patria, ha celebrato alla stessa maniera il suo primo gol con la maglia dell’Istanbul Başakşehir, quella che viene considerata la squadra del capo dello stato. E di cui faceva parte, prima di accasarsi alla Roma, anche Under. Il quarto club della capitale, secondo i suoi detrattori, sta cominciando a minacciare le grandi tradizionali di Turchia proprio in virtù della simpatia di Erdogan per gli arancioni. Possibile? Beh, guardandoci indietro pare di sì…

Dinamo Berlino, la squadra della Stasi

Era prassi comune, nella Germania Est, sostenere (molto privatamente) che il vero potere non risiedesse nella figura di Honecker, il Segretario del Partito, quanto in quella di Erich Mielke, fondatore e capo assoluto della Stasi (la temutissima polizia segreta). Se l’albo d’oro della DDR-Oberliga potesse parlare, confermerebbe tranquillamente ciò che riportavano le malelingue, soprattutto nel decennio che precede la caduta del Muro e del regime comunista. A partire dalla stagione 1978/79 infatti la Dinamo Berlino, posta sotto il controllo proprio di Mielke, si è aggiudicata tutti i campionati fino al 1988, tra palesi irregolarità e il malcontento delle altre tifoserie. L’accusa più comune? Facile vincere quando i trasferimenti dei calciatori vengono decisi dal presidente della Dinamo… Teoria complottistica, ma in questo caso assolutamente veritiera.

Il Real Madrid e l’ombra di Franco

Si può affibbiare l’etichetta di squadra di regime a uno dei club più vincenti di sempre? Evidentemente sì, dato che l’accostamento tra il Real Madrid ed il Caudillo Francisco Franco è ancora oggi oggetto di discussione calcistica e politica. In realtà si sussurra che Franco fosse un tifoso dell’Atletico, ma che abbia poi deciso di costruire il mito del Real come squadra invincibile ed alfiere della Spagna falangista. Il caso forse più conosciuto è quello del trasferimento di Alfredo Di Stefano nella Liga, con un contratto firmato con il catalano e repubblicano Barça e l’ostruzionismo prima dei Blancos e poi della stessa federazione, che alla fine porta la Saeta Rubia al Santiago Bernabeu. A cancellare il ricordo delle sei Coppe dei Campioni vinte durante il regime, ci hanno pensato le altrettante portate a casa dopo, ma non è bastato a dirimere il caso: il Real è o no una squadra di regime? Forse…nì.

Il Dukla Praga, la comodità della leva militare

Siamo o non siamo la squadra dell’esercito cecoslovacco? E allora è logico che ogni calciatore in periodo di leva debba giocare con la gloriosa maglia del Dukla Praga. Vero o apocrifo che sia, questo ragionamento basta e avanza per far comprendere l’odio del resto della I. liga per il club giallorosso. Data la durata del servizio militare e la possibilità per i calciatori di rimanere apparentemente “in servzio” anche una volta terminato il periodo obbligatorio, è facile immaginare che qualsiasi talento cecoslovacco (come Masopust, ma non, stranamente, Panenka) finisse a indossare lo stemma del Dukla. L’etichetta di club di regime ha contribuito alla meteorica ascesa ma anche al crollo del club, dato che una volta caduta la Cortina di Ferro nessuno voleva acquistare la squadra, che è quindi fallita ed è dovuta rinascere dalle sue gloriose ceneri.