Nino Santarelli

Vicini al lieto fine. Ieri in Campidoglio nuovo incontro dedicato allo stadio della Roma. Presenti il direttore generale dei giallorossi Mauro Baldissoni, il costruttore Luca Parnasi, la sindaca Virginia Raggi affiancata dal vice sindaco Luca Bergamo e dal presidente del consiglio comunale Marcello De Vito, grande tifoso della Roma, ma soprattutto mediatore tra Comune e proponenti in questa fase decisiva. Grande assente ieri l’assessore all’urbanistica Paolo Berdini.

Virginia Raggi: dietrofront rispetto al 2014

La Raggi, che con De Vito, Frongia e Stefàno (consiglire comunale dei 5 stelle) nel dicembre del 2014 votò contro la delibera di interesse pubblico sullo stadio, ora ha detto sì, sconfessando di fatto la linea di Berdini, e facendo un passo indietro rispetto alla posizione assunta due anni fa. La sindaca, grazie evidentemente  all’opera di persuasione di Daniele Frongia, suo fedelissimo inizialmente vice sindaco e ora assessore allo Sport, e di Marcello De Vito, il terminale capitolino di Roberta Lombardi, si è convinta della bontà di un progetto che vale 1.700 miliardi di euro tra opere pubbliche, stadio e business park. Attenzione però perché la partita non è affatto chiusa. Comune e proponenti devono infatti trovare un’intesa che rispetti la delibera del dicembre del 2014.

Raggi Pallotta

James Pallotta e Virginia Raggi in Campidoglio per discutere del nuovo stadio della Roma.

LE CONDIZIONI NECESSARIE PER L’INTERESSE PUBBLICO
Condizioni necessarie per il riconoscimento dell’interesse pubblico sono il potenziamento della Roma-Lido e il prolungamento della Linea B della metro, il collegamento ciclo/pedonale con la stazione ferroviaria di Magliana sulla linea FL1, l’adeguamento della via Ostiense e della via del Mare, il ponte sul Tevere sulla Roma-Fiumicino, la messa in sicurezza del Fosso di Vallerano. Al punto 9, la delibera del Campidoglio è chiarissima “il mancato rispetto delle su esposte condizioni necessarie, anche solo di una, comporterà decadenza ex tunc del pubblico interesse”. E le opere pubbliche elencate rappresentano proprio la condizione necessaria numero uno. Virginia Raggi chiede una riduzione del 20% delle cubature del business park, ovvero delle torri, ma deve anche trovare una soluzione tecnica che metta al riparo da eventuali ricorsi di chi è contrario allo stadio della Roma. E la soluzione per ridurre le cubature e rinunciare a questo punto al prolungamento delle metro B, va trovata entro Febbraio. La Roma è fiduciosa, ma ora spetta al Campidoglio trovare il modo per concludere l’iter. Ottimismo e cautela. La Roma e il Movimento 5 Stelle sullo stadio hanno avuto la capacità di dialogare e trovare un’intesa. La Raggi  ha sconfessato il suo assessore all’urbanistica che non vorrebbe proprio le torri. Ora si attende solo l’ultima mossa del Comune, quella decisiva.