Redazione

Ci è voluto un po’ e all’inizio c’era più di qualche dubbio. Una Fiorentina tutta nuova, dopo l’addio della maggior parte della vecchia guardia (e del talento in rosa), piena di giovani di belle speranze. Un edificio da ricostruire quasi completamente, sia dal punto di vista dell’identità di gioco che dei protagonisti. Un compito arduo, ma i Della Valle hanno individuato l’uomo giusto: Stefano Pioli ha regalato alla Viola una fisionomia ben precisa e sta cominciando a carburare anche dal punto di vista dei risultati. Ventuno punti, esattamente quanti il Milan dei 220 milioni. E non è certo un’eresia dire che Veretout e Pezzella stiano facendo meglio, ad esempio, di Calhanoglu e Bonucci.

Pioli e una Fiorentina da rifondare

Merito di una programmazione societaria, ma soprattutto dell’allenatore. Pioli, reduce dalle esperienze con Lazio e Inter, ha accettato con gioia la sfida rappresentata da una Fiorentina da rifondare, si è rimboccato le maniche e, contro ogni scetticismo, sembra proprio aver imboccato la strada giusta. Il mix di talento e determinazione dei suoi inizia a pagare e, se la Samp non dovesse mantenere il ritmo tenuto finora, i viola potrebbero addirittura inserirsi per la lotta al sesto posto. Difficile da pronosticare a inizio stagione. O forse non è così strano che il tecnico parmigiano abbia creato questa specie di miracolo? No, non lo è. E per capirlo basta guardare le due squadre allenate da Pioli prima della Fiorentina. Lazio e Inter, rispettivamente quarta e…prima.

La Lazio di Inzaghi e l’eredità di Pioli

Il fatto che i nerazzurri siano stati l’ultima truppa in ordine cronologico del Sergente Stefano non è del tutto casuale. Ma andiamo con ordine. Simone Inzaghi nella scorsa stagione stupisce l’Italia con la sua Lazio. Ma, escludendo Immobile e Luis Alberto (esploso solo in questa annata), l’ossatura della squadra è composta dagli uomini che giusto un anno prima erano arrivati ottavi iniziando la stagione con Pioli, poi esonerato. Una rosa che aveva forse subito troppo il doppio impegno, arrivando agli ottavi di Europa League dopo aver iniziato la stagione in anticipo rispetto a tutti, per giocarsi il preliminare di Champions. A cui, ricordiamolo, l’aveva portata…già, proprio lui.

Spalletti vola, ma qualcuno lo ha permesso

E quest’anno, beh, l’Inter di Spalletti è in cima alla classifica, ma il tecnico di Certaldo non partiva esattamente da zero. Tra la catastrofica esperienza di De Boer e questa cavalcata inaspettata ma potenzialmente trionfale, ci sono di mezzo i mesi della gestione Pioli. Che non ha potuto fare miracoli, ma ha comunque portato i nerazzurri a nove vittorie consecutive e se la squadra non avesse subito un crollo in Primavera, tutti i discorsi su un’Inter favorita perchè senza coppe ora non sussisterebbero. Anche in questo caso il tecnico è stato esonerato, ma parte del suo lavoro è rimasto e ora ne beneficia Spalletti.

Insomma, Stefano Pioli è un’ottima scelta da parte della Fiorentina, che sapeva bene di dover ripartire affidandosi a qualcuno capace di costruire quasi da zero. Qualcuno che, qualsiasi decisione venga presa, lascia sempre e comunque un asset a chi si siede sulla panchina dopo di lui. Una sorta di startupper, che aiuta le squadre a partire bene nel momento in cui è più complicato, all’inizio. Ma che stavolta ha tutta l’intenzione di non lasciare ad altri i frutti di ciò che lui ha contribuito a creare.