Patrizio Cacciari

C’erano una volta gli hooligans londinesi. Sembra quasi un paradosso ma West Ham e Chelsea, due tra le più gloriose squadre di Londra, devono la loro fama non ai successi sportivi (inesistenti per gli Hammers, recentissimi per i Blues), ma alle peripezie dei loro scatenati tifosi, tra le firm più pericolose d’Inghilterra degli anni 70 e 80. Entrambe hanno ispirato libri e film.

West ham: I’m forever blowing bubbles

Partiamo dagli Hammers. E partiamo dalla fine. Cosa c’è di meglio di un successo cinematografico sulla propria squadra per mascherare l’ennesima stagione negativa? Green Street Hooligans è un film del 2005 diretto dalla regista Lexi Alexander. Matt è un giovane studente americano che va a trovare la sorella trapiantata a Londra. Qui conosce Pete, capo di una violenta e giovane firm del West Ham. Matt scoprirà la violenza, ma anche l’amicizia, la solidarietà del gruppo e una serie di meccanismi che lo porteranno a cambiare. Una pellicola di straordinario e inaspettato successo, che ha rilanciato la simpatia di moltissimi tifosi per il West Ham. Ma se si parla degli hooligans degli Hammers è praticamente impossibile non citare Cass Pennant e il suo libro “Congratulazioni. Hai appena incontrato la I.C.F.”, vera  e propria bibbia per gli appassionato del genere. L’acronimo sta per Inter City Firm, il nome della banda londinese più pericolosa degli anni 70 e 80. Cass Pennant, lo storico capo della tifoseria, racconta la sua storia e quella di un gruppo ristretto di amici, con molti particolari sulle risse e le rivalità di allora. Il nome del gruppo viene dalla pratica di viaggiare in maniera anonima, senza sciarpe con i colori sociali, sui treni interregionale per sfuggire ai controlli della polizia. Una caratteristica terribile del gruppo era quella di lasciare sul corpo degli avversi appena pestati a sangue dei regolari biglietti da visita con la scritta: “Congratulazioni – Hai appena incontrato la I.C.F.”. Macabra pratica ripresa anche in Italia dalle Brigate gialloblu del Verona, di cui ci siamo già occupati.

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Una scena di Green Street Hooligans (2005).

Il West Ham nasce come squadra proletaria del popoloso e violento quartiere dell’East End, ma oggi l’atmosfera che si respira durante le partite non è più quella del Boleyn Ground (conosciuto anche come Upton Park). L’Olympic Stadium è un impianto moderno, che ospita un’altra tipologia di tifosi. Le origini e anche il doppio martello incrociato potrebbero far pensare a una tifoseria orientata politicamente a sinistra. Ma non è proprio così. Pur mantenendo una composizione eterogenea (lo stesso Cass Pennant era di colore), negli anni della I.C.F, la tifoseria del West Ham ha subito infiltrazioni da parte di numerosi boneheads, i cosiddetti skinheads di estrema destra che facevano riferimento al National Front. In tempi moderni, vero e proprio idolo dei tifosi è stato Paolo Di Canio, che negli anni londinesi fece uscire la sua discussa biografia in cui raccontava del credo politico fascista. Ma come in tutte le altre tifoserie inglesi, l’orientamento politico non è un fattore determinante, quanto invece le origini o l’appartenenza. Chi sono gli acerrimi nemici degli Hammers? Nemmeno a dirlo, i terribili tifosi del Millwall, tra i più violenti di tutta l’Inghilterra. La forte rivalità tra queste due fazioni è raccontata nel film Green Street Hooligans di cui vi abbiamo raccontato prima. Tifoseria del Millwall che meriterà un ulteriore approfondimento. Chiudiamo la parte dedicata al West Ham con le parole del fantastico coro, o meglio inno ufficiale, cantato a squarciagola in tutti i pub, che vi proponiamo anche nella versione Ska (a proposito di skinheads) dei Cockney Rejects.

Ecco il testo ufficiale dell’inno “I’m forever blowing bubble”:

“I’m forever blowing bubbles,
Pretty bubbles in the air,
They fly so high,
They reach the sky,
And like my dreams they fade and die!
Fortunes always hiding,
I’ve looked every where,
I’m forever blowing bubbles,
Pretty bubbles in the air!
United! (Clap),
United! (Clap)”.

Bubbles era il soprannome di un promettente giovane calciatore, Bill Murray, che assomigliava a un cartone animato di una pubblicità del sapone. Proprio come le bolle, i sogni salgono in cielo e poi svaniscono.

I CACCIATORI DI TESTE DEL CHELSEA
Si facevano chiamare Headhunters, ovvero i cacciatori di teste. Erano i pericolosissimi hooligans dei Blues, rivali a Londra principalmente di Tottenham e Arsenal, che negli anni 80 hanno collezionato numerose serie di episodi di violenza. Anche sulla firm del Chelsea esista una interessante filmografia. The Football Factory è un film del 2004 diretto da Nick Love, tratto dall’omonimo romanzo di John King, che in Italia ha preso il titolo di Fedeli alla tribù. L’ambientazione è quella londinese a cavallo tra gli anni 90 e 2000 dove un annoiato Tommy, precario e senza speranze, scarica tutte le sue frustrazioni nella violenza da stadio. Il film avrà così tanto successo che l’attore protagonista Danny Dyer curerà in seguito per Discovery Channel una serie di reportage sulle curve più pericolose del mondo, venendo a contatto con i capi tifosi più temuti, proprio grazie alla sua interpretazione nel film. Ma per conoscere davvero chi erano gli Headhunters e la loro fama violenta, imperdibile è il lavoro del giornalista Donald MacIntyre (sotto trovate il documentario completo di oltre un’ora), che è riuscito a infiltrarsi nella pericolosa firm e a raccontarne dall’interno tutti gli aspetti più distorti.  Il documentario portò all’arresto di uno dei membri più autorevoli del gruppo.

Rispetto a quella del West Ham, la tifoseria del Chelsea è stata negli anni più politicizzata. A partire dalla amicizie nazionaliste con gli scozzesi dei Rangers e i nordirlandesi del Linfield (ma qui ritorna l’aspetto dell’appartenenza, più che quello politico). Insieme formano il trio “Blues Brothers”, sia per visioni che per colore delle maglie. Negli anni si sono registrati legami con militati di gruppi come Combat 18, National Front o il British National Party, e addirittura con alcune organizzazioni paramilitari protestanti attive in Irlanda del Nord. Tra le amicizie figura anche quella con i tifosi dell’Hellas Verona (ancora loro), nata nella metà degli anni ’70 quando ad alcuni membri delle Brigate Gialloblu, in trasferta a Londra per studiare il tifo inglese, fu concesso di esporre lo striscione nella temutissima Shed. Oggi l’atmosfera che si vive a Stamford Bridge è di tutt’altro tenore, ma la tifoseria del Chelsea resta tra quelle maggiormente attenzionate dalle autorità, soprattutto in occasione degli incontri della Nazionale inglese o nelle partite internazionali del club, dove è ormai risaputo, che le tifoserie violente di tutta Europa (in particolare dell’est), muoiono dalla voglia di misurarsi con i maestri inglesi.

RAPPORTI TRA WEST HAM E CHELSEA OGGI
La rivalità tra le due tifoserie c’è, ma non è tra le più sentite di Londra. Gli incidenti dello scorso ottobre in Efl Cup, con 200 tifosi degli Hammers diffidati, sono stati un’insolita scaramuccia all’interno dello stadio. Episodio molto lontano dai fatti di violenza degli anni 70 e 80 quando le firm inglesi, per sfidare i rivali, entravano nel settore opposto in maniera furtiva per poi scatenare risse micidiali in mezzo alla gradinata, dimostrando di aver occupato il territorio nemico.