Luigi Pellicone

Il nuovo Kevin Strootman. Cuore anima e cervello della Roma: un giocatore diverso da quel ragazzo approdato a Roma nel 2013. Due infortuni e tre operazioni lo hanno segnato, nel fisico e nel morale. E che hanno instillato qualche dubbio nei tifosi. Inutile chiedersi se è lo stesso di prima. Vi sono due Strootman. Quello pre e post operazione. Oggi è un giocatore fisicamente diverso, calcisticamente migliorato. E assolutamente indispensabile. Al punto che alcune voci vorrebbero la Juventus intenzionata a pagare la clausola dell’olandese, 45 milioni, per portarlo a Vinovo. Impossibile che ciò accada, dato l’amore tra Strootman e la Roma, forgiato dagli anni terribili dello stop. Se il numero 6 non ha intenzione di muoversi, i bianconeri possono pagare tutte le clausole che vogliono ma la Lavatrice resterà nella Capitale. Dove è il perno della nuova Roma di Di Francesco.

Evoluzione tattica e fisica di un fuoriclasse

Strootman ha perso la brillantezza (e sarebbe successo comunque, con l’avanzare degli anni) nello scatto in allungo sui 40 metri, ma ha guadagnato in esplosività. Ha compensato l’infortunio costruendosi un fisico diverso. É meno elastico, ma più potente. E ha sviluppato un enorme senso tattico. In campo, si muove diversamente: non cerca la sfida in velocità per rincorre l’uomo e sradicargli il pallone. Piuttosto si inserisce lungo la linea di passaggio. Legge l’azione come pochi. La specialità della casa? Immutata. Anzi, migliorata. Marca il pallone, prima che l’uomo. Intercetta e riparte. Poi oh, se c’è da lottare, è roba sua: si butta nella mischia e ne esce vincente, perché alla cattiveria di sempre abbina un fisico ancora più robusto. Ideale, dunque, per il gioco di Eusebio Di Francesco.

Centrocampista funzionale e irrinunciabile nel 4-3-3

Strootman appare più lento. Sbagliatissimo. Corre più lentamente, perché deve coprire più chilometri. Inutili e poco sensati, dunque, con i paragoni con il passato. Quel Kevin Strootman non serve più. Anzi, le sue caratteristiche lo rendono funzionale al ruolo di interno sinistro del 4-3-3. Una posizione che, nel gioco di Eusebio Di Francesco richiede una corsa più continua e meno “strappi”. Lo Strootman 2017/2018 sarà più passista e meno sprinter. Per chiarirci: non lo si vedrà correre su e giù per il campo, ma giocherà con compiti di “rottura” e impostazione. Il suo fisico, più potente rispetto al passato, gli permette di vincere più contrasti. La tecnica è intatta e gli permette di rigiocare rapidamente il pallone, innescando le ali o il centravanti con palloni alti o filtranti alle spalle della linea avversaria.

Incontrista e costruttore: il ruolo gli calza a pennello

Pochi tocchi, tanta intensità e costante ricerca della verticalizzazione. Strootman, in questo contesto, ha due compiti: primo ostacolo in fase di costruzione avversaria, seconda scelta se la Roma è in possesso di palla. Il che significa stringere o allargarsi sfruttando i movimenti dei tre davanti. Immaginate un “pendolo” che si muove da un’area di rigore all’altra per rubare palloni in fase di non possesso e li gioca sino alla trequarti con due opzioni: tentare la conclusione personale o crossare forte a rientrare sul secondo palo. Come accaduto con il Tottenham. O con la Lazio due anni fa. Riassumendo: meno scatto, più corsa, più potenza fisica, uguale Strootman. Il miglior incontrista della Serie A, gioca nella Roma.