Francesco Cavallini

E alla fine la lavatrice ha cambiato programma. Svestiti i panni da mezzala sinistra, onorati con la prima rete in campionato, Kevin Strootman ha passato l’ultima mezz’ora di gioco contro la SPAL in un ruolo inedito per lui, almeno con addosso la maglia della Roma. Con l’uscita di Gonalons e l’assenza forzata di De Rossi per squalifica, l’olandese si è spostato una decina di metri più indietro della sua solita posizione, accentrando il suo raggio d’azione e appropriandosi del doppio ruolo di mediano-regista, previsto dal 4-3-3 di Di Francesco. Disimpegnandosi tra l’altro in maniera egregia, intercettando palloni, interrompendo percussioni avversarie e gestendo i tempi di gioco da esperto metronomo.

Esperimento perfettamente riuscito

Verrebbe da dire che l’esperimento è perfettamente riuscito, ammesso che lo fosse. In realtà forse verrebbe più semplice pensare che si sia trattato di una soluzione estemporanea, dettata dalle assenze e dalla necessità di mantenere gli equilibri pur sostituendo Gonalons. Ma il punto è un altro. Il francese non aveva “bisogno” di essere preservato. Nel match contro il Qarabag con tutta probabilità quel ruolo sarà occupato dal suo titolare, Daniele De Rossi. Quindi in teoria l’ex Lione avrebbe potuto tranquillamente concludere la partita in campo, accumulando minuti preziosi in vista della visita al Chievo, quando gli verranno di nuovo affidate le chiavi del centrocampo giallorosso. E quindi non è così improbabile che lo spostamento di Strootman fosse preparato da tempo.

Un nuovo ruolo per un nuovo Strootman

Un’idea che può essere stata suggerita a Di Francesco dall’evoluzione dell’olandese. Un’evoluzione forzata, dato che è figlia dei quasi tre anni di calvario che hanno seguito il primo gravissimo infortunio nel 2014. Lo Strootman che aveva incantato tutti nella prima mezza stagione ai tempi di Rudi Garcia non esiste più. Il numero 6 non è più un centrocampista longilineo e scattante, ma è fisicamente molto più imponente. Uno di quelli che davanti alla difesa fanno sempre comodo. Sarebbe però ingeneroso relegare un talento come Strootman alla fase difensiva. E qui si inserisce perfettamente il credo tattico di Di Francesco, in cui il calciatore che scherma la retroguardia è anche quello che detta i tempi di gioco e dirige il centrocampo. Due compiti in cui il colosso di Ridderkerk può tranquillamente eccellere, vista la tecnica di base e l’intelligenza tattica che lo contraddistinguono.

Una soluzione in più in caso di cambio di modulo

Come sfruttare quindi questo mediano nuovo di zecca? La risposta tocca a Di Francesco, che si sta dimostrando gestore attento e perfetto della rosa a sua disposizione. Quindi sarà lui a decidere se e quando riproporre la soluzione vista contro la SPAL, oppure sfruttare le caratteristiche di Strootman appena testate per un cambio totale di spartito. I rientri di Schick e Palmieri sono importantissimi e offrono diverse soluzioni tattiche, sia nell’attuale 4-3-3 che in vista di una possibile modifica del modulo. Che può diventare un 4-3-2-1, accentrando il ceco e facendolo gravitare attorno a Dzeko. Oppure trasformarsi in qualcosa di totalmente differente: un 3-4-2-1 simile a quello adottato dalla Juventus a Crotone, con l’aggiunta di un terzo centrale di difesa. Che potrebbe essere Kolarov, già impiegato in quel ruolo da Guardiola e che sarebbe sostituito a sinistra da Palmieri. O, perchè no, proprio De Rossi, che nella nazionale di Conte si è distinto come leader di una linea a tre. E a centrocampo? A chi toccherebbero i compiti attualmente affidati al capitano della Roma? Ecco, appunto. Di Francesco potrebbe porsi questa domanda. Alla quale contro la SPAL ha probabilmente già dato una risposta.