Redazione

La Juve in formato Europeo vince ma non convince. Si complica la partita contro un avversario ostico, la risolve con due invenzioni individuali. Quanto basta per raddrizzare una partita che rischiava di compromettere l’intero girone. Una vittoria che vale tanto oro quanto pesa.

Alla fine arriva SuperMario

La Juventus nel secondo tempo non riusciva a superare la metà campo. E quando la stanchezza prende il sopravvento serve altro: rabbia, determinazione, coraggio, personalità. Gente di spessore caratteriale. In una parola: Mandzukic. La risolve SuperMario. E come se non con un colpo di testa al limite delle leggi della fisica e del buonsenso? Già, perchè contro lo Sporting è una di quelle serate in cui tutto sembra andare storto: l’autogol di Sandro, un avversario appiccicoso, scomodo. Dybala è ingabbiato, Higuain è poco mobile. E allora serve un movimento incomprensibile, ad accentrarsi verso l’area di rigore apparendo dal nulla. Il gol non è un gol. É una prepotenza. SuperMario è dietro l’avversario e con scarsissime possibilità di raggiungere il pallone se non in quel modo. Che anche a vederlo e rivederlo resta un rebus irrisolto.

Il gol è un segnale

Mandzukic realizza un gol che ha il sapore del segnale: la Juventus si identifica in lui. Non ruba l’occhio, ma ha una voglia tremenda di portare a casa il risultato, anche a costo di raschiare il fondo del barile con le unghie. Non una grande serata, ma l’importante, in questi casi, come si dice, è il risultato. La prestazione può aspettare. Serviva, come non mai, una vittoria per mettere al sicuro il secondo posto e allontanare lo Sporting. Ferito, ma non finito. A Lisbona sarà durissima. Aria di battaglia. Non c’è problema: quando l’atmosfera si fa elettrica, ci pensa SuperMario. Che, come il protagonista del videogioco, è capace di trasformare in oro anche testate contro il muro.