Francesco Cavallini

La partita con il Betis Siviglia lascia in eredità qualche dubbio. Al mondo del calcio sul VAR, funzionale, ma che rischia di snaturare consuetudini ormai radicate, ma soprattutto a Montella sul suo Milan, sconfitto sul filo di lana con l’aiuto della tecnologia, ma ancora lontano da una coesione accettabile. I nuovi cercano di inserirsi, con risultati non eccellenti. Bonucci guida una difesa incerta, Çalhanoğlu fa danni in barriera e viene beccato dallo sguardo delle telecamere e André Silva si impegna e segna, prima in posizione irregolare e poi su calcio di rigore, ma non sembra esattamente l’attaccante che può far fare al Milan il salto di qualità. Quello, auspicano i tifosi, arriverà dopo Ferragosto, ma nel frattempo l’entusiasmo regalato dal mercato va un po’ scemando, con la speranza che venga riacceso da Mister X, dal secondo preliminare di Europa League e dalle prime partite di campionato.

Suso brilla, nonostante un’estate di fuoco

Ma la serata di Catania non regala solo ed esclusivamente incertezze. C’è qualcuno che, nonostante un’estate quasi da esubero di lusso, sta dimostrando che in questo Milan ci può stare, anzi, che i nuovi arrivati non hanno il posto assicurato. Poteva partire, ma è rimasto. Per guadagnarsi il posto, anzi, per riguadagnarselo, perchè lo scorso anno Suso è stato una delle colonne della squadra rossonera, forse il protagonista (assieme al connazionale Deulofeu) della cavalcata che ha riportato il Diavolo in Europa. Ala destra nel 4-3-3, 36 presenze, sette reti e undici assist. Molto, ma non abbastanza da garantirgli l’inserimento negli undici titolari, almeno a basarsi sulle formazioni tipo che tra luglio e agosto raccontano prospettive nuove, destinate magari a sfaldarsi al primo match di campionato.

Poco posto per lo spagnolo, almeno sulla carta

Nove titolari su undici cambiati, e sull’altare dei sacrificati alla rivoluzione sino-americana c’è anche Suso. Anche e soprattutto in virtù di una difficile collocazione tattica. Nel 4-3-3, che finora è stato il modulo scelto da Montella, lo spagnolo si trova a meraviglia, con la sua capacità di inventare e di fungere da secondo regista, seppur defilato sulla destra. Il problema è che, in un futuro più o meno prossimo, il tecnico partenopeo sarà quasi costretto allo switch, a passare al 3-5-2 (o 3-4-1-2), che ridurrebbe di colpo le possibilità dell’ex Genoa di ottenere una maglia da titolare. Sugli esterni di un centrocampo folto ci sarebbero sulla sinistra Rodriguez e soprattutto sulla destra Conti, che con il suo cartellino da 25 milioni non va schierato per forza, ma quasi. Nulla da fare quindi per il classe ’93.

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Suso, protagonista della scorsa stagione

Se Montella dovesse optare per il trequartista, Suso si troverebbe davanti Çalhanoğlu, che ha dalla sua la naturale propensione al ruolo, il solito cartellino parecchio costoso e la maglia numero 10, cui si punta a restituire almeno un po’ di splendore dopo il triennio non proprio entusiasmante targato Honda. Resta l’opzione seconda punta, forse al momento la più praticabile, ma che diventerebbe complicata nel preciso istante in cui la X di Mister X avrà finalmente un volto, un nome e (probabilmente) uno stipendio faraonico. A quel punto solo delle prestazioni superbe nel poco tempo a disposizione porterebbero Suso a scavalcare nelle gerarchie il nuovo arrivato e André Silva. Questa la situazione, almeno sulla carta.

Ma nella testa dell’allenatore, lo spagnolo è ben più di un’alternativa. Montella lo conosce e l’ha già apprezzato e difficilmente vorrà rinunciare alla classe di Suso, anche per dare al suo secondo Milan un minimo di continuità con il primo, minacciata dalla valanga di acquisti regalata da Fassone e Mirabelli. Davanti all’esperienza e alla duttilità del suo numero 8, difficile che il tecnico preferisca qualcuno che sicuramente sarà costato di più del milione e mezzo versato al Liverpool nel 2014, ma che non dà le stesse garanzie. Non sarà il nome che fa sognare i tifosi e neanche il calciatore da copertina, ma la realtà rossonera è un’altra. Il Milan un gran giocatore ce l’ha dentro casa. Sprecarlo, o addirittura lasciarlo andare, sarebbe delittuoso.