Redazione

Roma, Tottenham, Lazio, Atletico Madrid, persino l’Inter. Ovunque ma non al Milan, questo sembrava neanche un mese fa il destino di Suso. Il suo talento messo in ombra dalla faraonica campagna acquisti rossonera, con Andrè Silva, Kalinic, Borini e chissà chi altro pronti a monopolizzare i posti a disposizione nell’attacco del Diavolo, e con Rodriguez e Conti a chiudere qualsiasi possibilità di accomodarsi sulle fasce, seppure qualche decina di metri più indietro.

Suso-Montella, coppia indivisibile

Contatti, proposte, offerte, ma alla fine non se ne è fatto nulla. Durante l’infuocata estate milanese nessuno aveva fatto i conti con Montella, sponsor principale del ventitreenne di Cadice. Il tecnico lo ha eletto ad alfiere della sua squadra, l’anello di congiunzione tra il vecchio Milan della qualificazione in Europa League e quello nuovo dei 200 milioni sul mercato. La continuità, assieme a Donnarumma, Romagnoli e Bonaventura, di un edificio che dai molti arrivi poteva essere scosso invece che aggiustato.

Suso firma, in campo e fuori

E quando è stato il campo a parlare, ha riportato una verità incontrovertibile. Suso è indispensabile in questo Milan. Cinque presenze, due reti e ben quattro assist, cartellino timbrato in campionato sia contro il Crotone in trasferta che all’esordio casalingo a San Siro con il Cagliari. Prestazioni che, se ce ne fosse stato bisogno, hanno ulteriormente incentivato Fassone e Mirabelli a ridiscutere il contratto dello spagnolo, in scadenza a giugno 2019, offrendogli uno stipendio che si aggira sui tre milioni di euro. Niente male per un ex esubero.

L’identità tattica del Milan dipende da lui

Suso è classe, velocità, cambio di passo e visione di gioco. Caratteristiche che anche i suoi compagni di reparto possiedono, ma non tutte assieme. Ad oggi, decidere di non schierare il numero 8 è un delitto. E infatti, nonostante i molti inviti a passare al 3-5-2, Montella rimane ancorato al 4-3-3. Scelta che al ritorno di Romagnoli escluderà giocoforza Musacchio dall’undici titolare e che non garantisce una collocazione precisa al talento di Çalhanoğlu. Per non parlare del fatto che lì davanti qualcuno di molto costoso (Andrè Silva o Kalinic) potrebbe rimanere in panchina per far spazio allo spagnolo e a un Cutrone ormai definitivamente in rampa di lancio. Sacrifici importanti, ma necessari. Perchè Suso non si tocca.