Francesco Paolo Traisci

Il caso Donnarumma sta facendo scuola. Sempre più fari sono puntati sui giovani che iniziano con il botto la loro carriera calcistica, riuscendo con un unico gesto, una firma su di un contratto da professionista della pedata, a coronare i propri sogni di bambino e quelli della famiglia. E così, con una firma (non sua ma posta da entrambi i genitori), l’imberbe ragazzo diventa il sostegno della famiglia, la ricompensa di tutti i sacrifici che la famiglia ha fatto per lui. Ma come funziona?

Dobbiamo innanzitutto premettere che in virtù delle normative italiane ed internazionali a tutela dei minori, è vietato il lavoro per tutti coloro che non abbiano compiuto i 16 anni di età. Ma allora come fanno i calciatori minorenni ad essere tesserati per squadre professionistiche ed a giocare (con il vincolo di esclusiva) nelle competizioni in cui è impegnata la propria squadra? Su quali basi viene tesserato un giocatore per il settore giovanile di una società professionistica, potendo poi anche giocare in prima squadra?

Nel nostro calcio il tesseramento giovanile è disciplinato dalle NOIF (ossia le Norme Organizzative Interne Federali), le quali prevedono che sino al 14 anno di età il tesseramento sia annuale, scadendo il vincolo al termine dell’annata agonistica, dopo di che il ragazzo, al compimento del 14 anno assume lo status di giovane di serie (se tesserato per società professionistiche) ed è libero di stipulare (per mezzo dei propri genitori) anche contratti di durata superiore, ma mai oltre il 19 anno di età, in quanto il tesseramento come giovane di serie è obbligatorio per le società per premettere al club di “curare l’addestramento e la preparazione all’impiego nei campionati sino al termine della stagione sportiva che ha inizio nell’anno in cui il calciatore compie il diciannovesimo anno di età”(art. 33 NOIF).

Quindi è la società che forma il calciatore, lui impara a diventare un calciatore grazie alla società. Nessun accenno ad ingaggi, soldi, professionismo (salvo un minimo rimborso spese previsto per i giovani per l’ultima stagione, ossia quella in cui compiono il 19 anno di età). Ed allora quando il gioco diventa un lavoro remunerato (e bene)? Quando il giovane da giovane di serie diventa professionista a tutti gli effetti pari agli altri compagni della prima squadra. E ciò può avvenire solo dopo il compimento del 16 anno di età, con la sottoscrizione di un contratto da professionista, ossia quello disciplinato dalla legge sul professionismo sportivo (la 91 del 1981, per intenderci). Il ragazzo non è più un giovane di serie ma un professionista come i grandi. Quindi si tratta di due status differenti: il giovane di serie ed il professionista, il primo educato e cresciuto dalla società nell’ambito dello sport giovanile, l’altro remunerato come i grandi.

Kean, anche lui al centro di un caso riguardo il suo contratto

Per evidenti ragioni economiche alla società conviene mantenere il più a lungo possibile il giovane come giovane di serie, potendolo fare fino al compimento del 19 anno di età, ma le norme federali la obbligano a farlo diventare professionista se ha disputato un certo numero di gare (di campionato o di coppa) con la prima squadra (numero variabile a seconda che si tratti di club di A, di B o di Lega Pro). Altrimenti al termine della stagione sportiva sarà libero di stipulare un contratto professionistico con qualsiasi altro club, liberandosi quindi dal vincolo di giovane di serie. Ciò significa che qualora la società abbia nel suo settore giovanile un potenziale campione che ha disputato un certo numero di gare con i grandi, dovrà trovare un accordo con lui (con la famiglia, con il procuratore ecc.) non appena il campioncino abbia compiuto i 16 anni, per non vederlo andar via. Peraltro se il giovane è di valore, lo potrà vincolare a se per un massimo di 3 anni e solo dopo il compimento del 18 anno potrà stipularne uno della durata massima di 5 anni.

Cifre che tornano pari pari nel caso Donnarumma.

A 16 anni il primo contratto da professionista.

16 più 3 fa 19: l’anno prossimo scade questo contratto.

Ormai il ragazzo ha compiuto i 18 anni ed è possibile fargli firmare un quinquennale, altrimenti l’anno prossimo sarà libero di andare a giocare altrove, senza alcun costo di trasferimento per la nuova squadra. Ed il caso Donnarumma è solo la punta di un iceberg, ce ne saranno sicuramente altri.