Francesco Paolo Traisci

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Tesseramento di un giovane calciatore: tutti i vincoli e i diritti. In quale momento della vita, lo sport da gioco si trasforma in un lavoro?

Sempre più di frequente ci stupiamo per le prestazioni di giovanissimi calciatori ai quali viene prospettato un futuro radioso, ragazzini imberbi ma dotati di enorme talento, che, mentre i coetanei vanno a scuola e poi in discoteca a ballare con gli amici, calcano i campi di gioco come veri e propri professionisti. In quale momento della vita, lo sport da gioco si trasforma in un lavoro? In che momento, un giovane del vivaio diventa un professionista, ossia un lavoratore che “esercita l’attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità” per conto di una società calcistica e come viene tutelato il giovane di talento dai possibili abusi che possono essere perpetrati a danno dei minori che hanno fatto (o che sognano di fare) del calcio la propria professione? Non dobbiamo dimenticare che diritto prevede una particolare tutela per minori, tutela che consiste principalmente nel divieto di svolgere attività lavorativa prima del compimento del 16 anno di età.

Un mondo in cui il talento si manifesta precoce

Dobbiamo tuttavia anche considerare che lo sport è un mondo in cui il talento spesso si manifesta in età precoce, consentendo anche al giovanissimo di gareggiare con avversari più maturi che hanno fatto di quella pratica sportiva un lavoro. Ed allora quali sono le regole che si consentono al minore di svolgere la stessa attività che i propri compagni già adulti svolgono a titolo professionistico e proteggendolo al contempo contro chi cerca di approfittarsi della sua ingenuità? Un occhio come al solito, va alle fonti. La FIFA si occupa quasi esclusivamente dei trasferimenti internazionali di minori, lasciando alle singole Federazioni nazionali il compito di disciplinare il fenomeno all’interno dei propri confini. In particolare, il richiamo è all’art. 19 delle “Regulations on the Status and the Transfer of Players”, il quale consente il trasferimento internazionale dei minorenni in soli tre casi: quando il giovane segue i genitori che emigrano all’estero per ragioni extracalcistiche; quando si tratta di ragazzi transfrontalieri, ossia che vanno a giocare per club esteri ma che hanno sede a non oltre 50 km dalla frontiera con il paese di residenza del minore e che questa sia a non più di 50 Km dalla frontiera stessa (in pratica il minore non può essere tesserato per un club che abbia sede a più di 100 Km dal luogo di residenza familiare); ed infine per i giovani comunitari che abbiano comunque compiuto i 16 anni di età purché il club garantisca un adeguato standard di preparazione sportiva, un’adeguata educazione scolastica e una corretta sistemazione logistica ed abitativa.

COME FUNZIONA IN ITALIA
Ne parlammo al momento della Brexit: permanendo le cose come stanno oggi, al momento dell’uscita del Regno Unito dall’UE, la Premier e le altre federazioni britanniche sarebbero escluse da quest’ultima deroga, giustificata dal rispetto della libera circolazione dei lavoratori all’interno dello spazio europeo. Questo per quanto riguarda il trasferimento dei minorenni, che vanno a svolgere in altro campionato la loro attività, come giovani ovvero già come professionisti ed anche a quelli che chiedano il primo tesseramento presso una federazione nazionale diversa da quella del paese di cui sono cittadini. Per quanto riguarda le cose di casa nostra, tutti conoscono la legge 91 del 1981 che ha riconosciuto e disciplinato il professionismo nello sport, lasciando però libera ogni singola federazione di prevedere, relativamente allo sport di cui si occupa, sia la presenza o meno del professionismo, sia i criteri distintivi fra chi pratica come professionista e chi no. Da ciò si deduce che, pur qualificando come sportivo professionista chi “esercita l’attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità”, la stessa legge ammette implicitamente che anche chi non ha una qualifica di sportivo professionista possa ottenere denaro in cambio delle proprie prestazioni agonistiche. Ma questa è un’altra storia…. e forse ne parleremo un’altra volta.

Fra le 6 Federazioni italiane che ammettono il professionismo, evidentemente c’è la FIGC, che all’art. 28 delle NOIF, afferma che sono qualificati “professionisti” i calciatori che esercitano l’attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità (fin qui riprendendo testualmente la legge), tesserati per società associate nella Lega Nazionale Professionisti o nella Lega Professionisti Serie C. Quest’ultima parte è quindi quella che individua il criterio distintivo scelto dalla Federazione per la distinzione fra calciatori professionisti e non professionisti: quindi calciatori professionisti sono quelli che militano in squadre di serie A, serie B e Lega Pro. Ed i giovani tesserati per questi club? Sul punto, sempre le NOIF prevedono (all’art. 31) che siano giovani coloro che “abbiano anagraficamente compiuto l’ottavo anno e che al 1° gennaio dell’anno in cui ha inizio la stagione sportiva non abbiano compiuto il 16° anno”. Poi i successivi art. 32 e 33 distinguono fra giovani dilettanti e “Giovani di serie” ossia coloro che, una volta superato il 14° anno di età, “hanno sottoscritto… una richiesta di tesseramento per una società associata in una delle Leghe professionistiche (e quindi sempre Serie A, Serie B e Legapro)”. Fino a 14 anni il vincolo è annuale e solo al compimento di tale età è possibile sottoscrivere un modulo di tesseramento pluriennale fino al compimento dei 19 anni (anche se molti segnalano la prassi di alcuni club che, al fine di aggirare questa regola, fanno sottoscrivere tali moduli prima della scadenza del tesseramento annuale relativo alla stagione precedente al compimento di tale età, provvedendo poi al deposito una volta raggiunta l’età giusta).

tesseramento giovani calciatori

L’esordio del giovane Karamoko Dembele (ph. mirror.co.uk)

I giovani di serie, ossia quelli appartenenti ai vivai delle squadre di Serie A, Serie B e Legapro, sono vincolati al club di appartenenza ai sensi di quanto previsto dall’art. 33, per il quale “assumono un particolare vincolo, atto a permettere alla società di addestrarli e prepararli all’impiego nei campionati disputati dalla stessa, fino al termine della stagione sportiva che ha inizio nell’anno in cui il calciatore compie anagraficamente il 19° anno di età”. Questo tipo di tesseramento non riguarda l’attività professionistica e non è quindi previsto alcun compenso, tanto che pur di consentire che il giovane di serie, nell’ultimo anno di un tesseramento come tale, percepisca un’indennità nella misura fissata dalla Lega di appartenenza della società in cui milita, le NOIF si preoccupano di specificare che ciò non comporta certo “l’acquisizione dello status di professionista”. Ciò in quanto i giovani di serie possono diventare professionisti solo se, dopo il compimento del 16 anno di età stipulano, in sostituzione del contratto di tesseramento come giovane di serie, un contratto professionistico così come previsto e disciplinato dalla legge 91 e dai regolamenti della FIGC. Si tratta quindi di due cose differenti… Il giovane di serie è legato alla società da “un rapporto di addestramento tecnico”, mentre il professionista è legato alla stessa da un vincolo di lavoro subordinato sportivo. E’ indubbio che il tesseramento giovanile, non avvenendo in cambio di denaro, costituisce un vincolo quasi esclusivamente per il ragazzo, che rimane “prigioniero” della società sino al termine del vincolo. Pertanto è fondamentale la tutela del giovane che si vincola ad una società che poi non lo apprezza più o non lo valorizza per quanto ritenuto adeguato al proprio valore. A suo tempo abbiamo parlato delle polemiche relative alla necessaria sottoscrizione del modulo di tesseramento da parte di entrambi i genitori e siamo stati facili profeti quando abbiamo affermato la pericolosità del richiamo all’art. 320, 3 comma, presente in tutti i moduli di tesseramento della FIGC, proprio perché il richiamo a questa specifica norma suscitato la necessità di una autorizzazione del giudice tutelare richiesta in tale norma (e la successiva giurisprudenza ce lo ha confermato, ritenendo nulli i moduli di tesseramento giovanile privi dell’autorizzazione del giudice tutelare). In realtà, questa autorizzazione sarebbe eccessiva nei casi in cui il minore sia semplicemente chiamato a svolgere un’attività sportiva; sarebbe al contrario necessaria qualora il ragazzo stia stipulando, accanto o in sostituzione di un contratto come giovane di serie, un contratto come calciatore professionista, essendo quest’ultimo sì un atto idoneo a modificare la consistenza del suo patrimonio!

Roberto Baggio esordio ginocchio

Roberto Baggio giovanissimo nel Vicenza.

Il punto è proprio questo: la società in cui è cresciuto un ragazzo tesserato come giovane di serie laddove ne intraveda le potenzialità può, a partire dal compimento del 16 anno e fino all’ultimo mese prima della fine del tesseramento come giovane di serie (ossia il termine della stagione in cui avviene il compimento del 19 anno) fargli sottoscrivere un contratto da calciatore professionista, vincolandolo a sé per un periodo fino a 3 anni (se minorenne) ovvero fino a 5 (se ha raggiunto la maggiore età). Altrimenti al termine del periodo di tesseramento giovanile, quando cioè il ragazzo ha raggiunto il limite di età ovvero cessa il termine previsto nel contratto di tesseramento ovvero ancora quando la società abbia deciso di svincolarlo, il calciatore sarà libero di “ottenere il tesseramento da professionista” stipulando il primo contratto con una qualsiasi società delle Leghe Professionistiche, ai sensi dell’art. 114 NOIF. E’ evidente quindi che il vincolo come giovane di serie potrebbe portare la società ad utilizzarlo come un professionista facendolo giocare con la prima squadra, senza però riconoscergli alcuna remunerazione. Per evitare simili abusi, quando l’impiego in prima squadra è stato costante, il ragazzo ha il diritto, a prescindere dall’età (sempre però dopo il compimento dei 16 anni), di ottenere un contratto da professionista. In particolare, questo il diritto scatta dopo aver preso parte ad almeno dieci gare di campionato o di Coppa Italia, se in Serie A, ovvero di almeno dodici gare di campionato o di Coppa Italia, se in Serie B. La mancata stipula di tale contratto professionistico comporta anche in questo caso, la decadenza del tesseramento a favore della società, indipendentemente dall’età del calciatore, lasciandolo libero di stipulare un contratto professionistico con altri club.