Patrizio Cacciari

Mentre continua lo scontro politico interno nel Movimento 5 Stelle per decidere se mettere il cappello sul progetto del nuovo stadio della Roma o se farlo definitivamente tramontare, nella giornata di martedì il club giallorosso ha organizzato per la stampa una visita guidata sull’area interessata dai lavori, che si è rivelato un vero e proprio tour dell’orrore. Il primo aspetto interessante emerso non è tanto lo stato di degrado in cui si trovano le strade circostanti (asfalto dissestato, discariche abusive, prostituzione: guardate le nostre dirette sulla pagina Facebook ufficiale de Il Posticipo), ma l’inagibilità dell’impianto, che solo nel mese di gennaio 2017 (l’iter va avanti da due anni e mezzo) è stato notato dalla Sovrintendenza per la sua importanza architettonica.

Tensioni all’interno del Movimento 5 stelle

Sullo stadio della Roma si sta consumando uno scontro di poteri. Non solo tra le varie anime dei grillini, divise e lacerate dalle scelte del sindaco Virginia Raggi sui suoi collaboratori, ma anche tra i cosiddetti palazzinari e/o immobiliaristi, una distinzione a cui ha tenuto molto lo stesso Beppe Grillo, arrivato a Roma in fretta e furia per capirci qualcosa, ma che l’ha buttata sull’ironia per celare un evidente nervosismo. Grillo si è contraddetto più volte, prima dicendo di lasciare la scelta al sindaco Raggi, poi appellandosi a un referendum (tra chi? tra gli iscritti al blog, gli iscritti al movimento o tra i cittadini romani aventi diritto al voto?) non specificando che tipo di valore avrebbe, se vincolante o meno, una consultazione popolare sull’iniziativa di un privato. Il Movimento 5 Stelle, insomma, sceglie di non scegliere. E pur di non scivolare su questa buccia di banana (altro che patata bollente) accoglie qualsiasi tipo di osservazione, anche se tardiva e pretestuosa.

Quello a cui martedì hanno assistito circa 70 giornalisti è stato qualcosa di grottesco: un impianto abbandonato da anni, in disuso, in totale stato di abbandono, con evidenti parti di tettoia pericolante (tanto che i vigilantes preposti alla sicurezza non facevano avvicinare nemmeno i fotografi), che se davvero custodisse una rilevanza storica dovrebbe essere tutelato in altra maniera. Allora la domanda che facciamo al Comune e alla Sovrintendenza è la seguente: in che modo si vuole valorizzare l’ex Ippodromo di Tor di Valle? In quale maniera e con quali soldi (pubblici a questo punto) si pensa di mettere in sicurezza l’adiacente zona di Vallerano, quella sì a rischio idrogeologico, ma che grazie al progetto stadio verrebbe portata a un livello di sicurezza per chi già ci abita? Queste risposte non arriveranno perché non esiste nessun progetto alternativo per Tor di Valle. Lo conferma indirettamente anche una associazione che si occupa di recupero dei Beni Culturali, Italia Nostra, al centro delle polemiche per la famosa richiesta al Mibac. “Non fate lì lo stadio, fatelo da un’altra parte”. Punto. Non c’è altro, non c’è un’idea di recupero dell’Ippodromo, ma solo l’indicazione di altre aree edificabili, sempre di proprietà di un privato.

LE CIFRE DEL PROGETTO SULLO STADIO DELLA ROMA
Le cifre del progetto sono importanti: 1,6 miliardi di euro di investimento privato su 180 ettari nell’area di Tor di Valle, 80% dei quali saranno fruibili al pubblico. Una nuova rete stradale, l’espansione di quella già esistenze, la creazione di tre nuovi parchi, dove saranno piantati circa 10 mila alberi. Tutto questo però sembra non essere preso in considerazione nel dibattito dove spesso vengono diffuse, solo per calcolo politico, notizie incomplete o inesatte, attraverso una serie di keywords scelte ad arte per fomentare il popolo del web: “speculazione edilizia”, “rischio idrogeologico”, “facciamolo da un’altra parte”, come piaceva ripetere all’assessore dimissionario Berdini, a cui poi chiederemo, nel caso dovesse saltare il progetto Tor di Valle, qual era la sua idea per valorizzare la Tribuna di Julio Garcia Lafuente e mettere in sicurezza la zona, se aveva un progetto alternativo, se per caso stava già cercando finanziamenti di altro tipo. Insomma, se lo stadio della Roma non vedrà la luce, ci dirà il motivo delle sue dimissioni? Esiste uno strumento limpido e democratico, le conferenze stampa, a cui il Movimento 5 stelle sembra aver rinunciato.