Paolo Valenti

Futuro statunitense per Francesco Totti? E’ una possibilità, nonostante le recenti smentite giunte sia dall’entourage del Capitano, che da Miami. Secondo le voci circolate, il Capitano della Roma sarebbe tentato da una proposta avanzatagli dall’ex collega Alessandro Nesta, allenatore del Miami FC, franchigia attualmente militante nella NASL, la seconda divisione USA. Squadra completamente in mani italiane: oltre a Nesta, infatti, vanno considerati i proprietari Paolo Maldini e Riccardo Silva, che è anche presidente della società e che, grazie alle opere di ammodernamento finanziate, ha dato il proprio nome allo stadio nel quale gioca il Miami FC. Elementi di italianità che agevolerebbero un innesto di Totti in un contesto affascinante ma completamente diverso rispetto all’ambiente romano nel quale Francesco è nato e cresciuto.

Gli altri italiani del calcio statunitense

Al netto delle decisioni che prenderà Totti nei prossimi giorni, sono diversi i calciatori italiani che già oggi giocano negli Stati Uniti: in questa stagione sono sei quelli presenti nella MLS. A partire da Andrea Pirlo, 38 anni, che carico di onori ha attraversato l’Atlantico per mettere a disposizione della crescita del soccer esperienza e immagine top class. In cambio, dalla sua squadra di New York uno stipendio ancora altissimo (circa 6 milioni di dollari a stagione, bonus inclusi) e la possibilità, comune a tutti gli expats, di fare un’esperienza di vita utile anche per la carriera che deciderà di intraprendere una volta appesi definitivamente al chiodo gli scarpini. Altro ex juventino transitato nella MLS è Sebastian Giovinco, oggi trentenne ma in America già da due anni, quindi ancora al vertice della carriera. La Formica Atomica è stata convinta a indossare la tenuta del Toronto FC per 8,5 milioni di dollari a stagione e la possibilità, a lui sempre mancata, di giocare costantemente nell’undici titolare, di cui è diventato la stella indiscussa. Dopo essere stato uno dei protagonisti dell’ultimo scudetto rossonero, Antonio Nocerino si è trasferito a Orlando nel 2016 raggiungendo il capitano Kakà, altro milanista di lungo corso e altissimi trofei. Per lui cifre di ingaggio più modeste con la possibilità, però, di tornare ad avere una casa stabile dopo i continui trasferimenti che avevano contraddistinto gli ultimi due anni di contratto col Milan.


Altri due italiani finiti in Canada a difendere i colori del Montreal Impact sono Marco Donadel e Matteo Mancosu. Il primo centrocampista di lotta con alle spalle un discreto passato in serie A (sei anni a Firenze dal 2005 al 2011), il secondo attaccante di categoria che, dopo essere approdato ultratrentenne in serie A indossando le maglie di Bologna e Carpi, ha cercato la sua occasione nella MLS. Completa la presenza italiana Paolo Tornaghi, ventinovenne portiere di scuola interista e sconosciuto ai più, che gioca in America già dal 2012, quando indossava la maglia dei Chicago Fire. Undici presenze in due anni nella compagine di recente approdo per Bastian Schweinsteiger e poi l’arrivo sulla west coast sotto l’egida dei Vancouver Whitecaps. Sei italiani, ognuno con la sua storia e le sue motivazioni, che stanno contribuendo a far crescere un movimento che mai come adesso ha dato l’impressione di poter davvero imporsi nel consolidato panorama degli sport americani. In passato ci avevano provato anche altri azzurri, a partire da Giorgione “Long John” Chinaglia, andato a New York a metà degli anni settanta per provare a gettare il seme del calcio in un territorio occidentale ancora inesplorato, insieme a campioni come Pelè e Beckenbauer, arrivati ai titoli di coda sugli schermi dei Cosmos. Quando toccò a Galderisi, Caricola, Donadoni e Walter Zenga, per loro l’impressione fu quella di esser riusciti più a ricevere che a dare. Ma erano altri tempi, quando il soccer non riusciva a decollare e nessuno sembrava in grado di trovare la formula giusta per agganciare l’attenzione di un pubblico dall’enorme potenziale commerciale. Oggi la strada sembra spianata: Pirlo, Giovinco & C. potrebbero essere solo gli avamposti della migrazione verso una nuova frontiera del calcio del ventunesimo secolo.

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(ph. tratta da www.mlssoccer.com).