Patrizio Cacciari

Una volta erano loro a odiare tutti, proprio come recita lo striscione in copertina. Oggi gli ultras dell’Hellas Verona sono tra i più invisi dal panorama ultras italiano. L’episodio di Avellino, in cui sono stati aggrediti Luca Toni e il Presidente Setti, nasconde ben altro. La cosiddetta caccia al veronese.

Le Brigate gialloblu di Verona

Non c’è più trasferta tranquilla per i tifosi del Verona che si recano negli stadi del Sud d’Italia. Che sia a Napoli, Palermo, Nocera, Benevento, Taranto o Avellino, tutti aspettano i veronesi. Perché? Il discorso è lungo e parte dagli anni 70, quando a Verona nascono le Brigate Gialloblu, storico gruppo della sud veronese, sciolto nel 1991 dopo 20 anni di attività, a causa della forte repressione iniziata qualche anno prima e ben descritta nel paragrafo in basso.

Nel frattempo la Polizia iniziò un’operazione di filtraggio e schedatura dei tifosi. Accadde così che il 1° febbraio 1987, durante la notte precedente l’incontro Milan – Verona, che comunque sarà oggetto di gravissimi incidenti, decine di abitazioni vennero perquisite ed altrettanti tifosi vennero portati in questura. Dopo un lungo periodo di indagini, pedinamenti, intercettazioni telefoniche per 12 di essi fu emesso un mandato d’arresto, con l’accusa gravissima di associazione per delinquere. Per la prima volta in Italia un gruppo di tifosi venne considerato fuorilegge. (tratto da “I Guerrieri di Verona” di Silvio Cametti)

Verona è un città che conta circa 250 mila abitanti. Allo Stadio va una media di 15-20 mila persone, anche in Serie B, con una presenza di abbonati che supera le 10 mila unità. Prima le Brigate, poi il Verona. Il motto degli anni 70 era questo. Uno spirito ribelle e difficilmente inquadrabile nello stereotipo dei tifosi dell’epoca. I veronesi hanno sempre fatto storia a sé. Simpatie con le curve di grandi club come Roma e Inter, oggi si sono trasformate in forti rivalità. Mentre resistono le storiche amicizie con la curva Fiesole di Firenze e con la gradinata sud blucerchiata.

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LA POLITICA

I veronesi sono di destra? Probabilmente sì. L’estrazione sociale della generazione che frequenta lo stadio e la curva è quella, non lo hanno mai negato. Ma il loro modo di approcciarsi al tifo non è mai stato fatto solo di propaganda politica. Negli anni 90 e nei primi anni del nuovo millennio, alcune curve cercarono di unirsi intorno a un tavolo per iniziare una collaborazione su alcune tematiche di interesse generale. Progetto Ultrà, coordinato a Bologna e con il finanziamento della Regione Emilia Romagna, o il tentativo di far nascere un movimento coordinato dalla curva di Bergamo e dai laziali, non hanno tuttavia mai trovato sponda presso gli scaligeri. Perché? Veronesi tutti matti, risponderebbero loro, siamo fatti così. Ricordate le battaglie anti calcio moderno di tutte le curve d’Italia contro gli orari scombinati delle partite? I veronesi esponevano lo striscione: “Lotta al calcio moderno? Scusate, ma non abbiamo tempo”. E la tessera del tifoso? Oggi molte tifoserie, dopo anni di contestazione, hanno deciso di tesserarsi. Uno dei casi più clamorosi riguarda la Curva A di Napoli, grandissima rivale dei gialloblu, dove è in corso un aspro dibattito. I veronesi come hanno accolto la Tessera? Semplicemente tesserandosi tutti il giorno dopo. La motivazione che dettero all’epoca fu molto chiara: “Se per seguire il Verona serve la tessera, noi ci tesseriamo”.

IL RAZZISMO E LE PROVOCAZIONI
Ma non solo prese di posizioni politiche o strategiche. I veronesi sono invisi alle tifoserie del sud d’Italia in particolare per striscioni e cori razzisti che più volte sono stati esposti dalla curva sud. Storie vecchie come il fantoccio di colore impiccato per contestare l’acquisto di un calciatore africano da parte del club o del famoso striscione “Benvenuti in Italia” esposto durante un Verona-Napoli degli anni 80 sono episodi conosciuti dall’opinione pubblica. Gli scaligeri  recentemente hanno offeso la memoria di Piermario Morosini  con cori oltraggiosi e per il solo gusto di provocare le tifoserie avversarie di Livorno o di Bergamo, tanto da costringere il club a delle scuse ufficiali. Ma i veronesi sono anche quelli capaci di tifare tutta la partita per Balotelli solo per sfidare la stampa che li aspettava al varco dopo la chiusura della curva per cori razzisti.

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TIFO BRITANNICO
Innovatori e precursori lo sono stati di certo, importando da Oltremanica uno stile di tifo casual improntato più sul coro possente e goliardico, che unisce attaccamento alla squadra e alla città di provenienza. I veronesi sono stati i primi a frequentare la curva del Chelsea e a instaurare rapporti con una tifoseria inglese, all’epoca stimata e apprezzata da tutto il panorama ultras italiano. Oggi pagano un atteggiamento eccessivamente provocatorio, che le nuove generazioni delle altre curve faticano ad accettare. Per questo prima delle sfide con il Verona, in città si crea il tam-tam (“arrivano i veronesi”) e vengono esposti striscioni di minaccia. L’aggressione di Avellino è quindi un gravissimo fatto di cronaca, che la curva irpina ha condannato con un comunicato, ma si tratta di un episodio che va contestualizzato in questo difficile rapporto tra la curva scaligera e le altre tifoserie italiane.

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Striscione esposto ad Avellino prima della partita con il Verona.

Le foto sono tratte dalla pagina Facebook: “I Guerrieri di Verona – Ristampa”.