Redazione

Sarà anche Vecino, ma è lontanissimo dalle aspettative dei tifosi. Interisti preoccupati (eufemismo) di fronte all’offerta di 24 milioni per il centrocampista della Fiorentina. Le premesse erano diverse, come le speranze. Panorama più nero che azzurro su Suning. L‘Inter del Sol Levante rischia di restare all’ombra del Milan, Sol Pagante. Lecito attendersi di più che il saccheggio di Fiorentina e Sampdoria. Doveroso, però, avere fiducia. Il mercato si chiude a fine agosto.

Pessimismo cosmico esagerato

Vecino, poverino (che fa anche rima) ha un cognome che, appunto, si presta a diversi giochi di parole. E l’amarezza si è scatenata sui social. Derisione comprensibile, specialmente in proporzione alle aspettative e ai nomi che circolavano. Il pessimismo cosmico, però, non è giustificabile. L’Inter non è il Milan. Nel senso che non è una squadra da rifare da capo a piedi. L‘interregno di Pioli è ricordato solo per il pessimo finale di stagione. Però, fino a primavera, la rosa ha retto il passo di Juventus e Roma. Dopo la sconfitta con l’Atalanta, ha mollato la presa. Deficit mentale, certo. Però è altrettanto innegabile che l’Inter, rispetto al Milan, parte da una base diversa, più solida. E ha un allenatore indiscutibilmente più preparato. Spalletti, a Roma, ha trascinato al secondo posto, senza chi sa quali innesti, una squadra che prima del suo arrivo era dietro l’Inter. Perché non dovrebbe riuscire nell’impresa opposta?

Vecino, un giocatore funzionale

Matias Vecino, calciatore utile per l’Inter di Spalletti

Il problema non è Vecino, ma le eccessive aspettative. Il centrocampista viola è vittima di un pregiudizio figlio di speranze disattese. Vero. Non ruba l’occhio, né probabilmente è un fuoriclasse. Non è Vidal, né Nainggolan. Però è estremamente funzionale al gioco di Luciano Spalletti. In primis, è interscambiabile. Può giocare sia come centrale davanti la difesa, sia come incursore. E, sebbene non abbia eccellenze particolari, ha tutto nella media: corsa, tecnica, geometrie, verticalizzazioni, tiro da fuori. Inoltre, sa scambiare palla nello stretto e inserirsi negli spazi per creare superiorità numerica. Affidato alla cura Spalletti, può solo crescere. Consegnarlo al tecnico toscano non è una operazione di ridimensionamento. Anzi. Se c’è qualche allenatore che, lavorandoci sopra, può trasformare buoni giocatori in top player, ecco, è proprio Luciano Spalletti. Purchè gli siano concessi tempo e fiducia.