Luigi Pellicone

Investimenti e programmazione. La ricetta vincente di Venezia, tornata Serenissima. Stagione sportiva 2016/2017 da incorniciare: la Reyer è Campione d’Italia di basket, dopo 74 anni dall’ultimo successo. Il Venezia Football Club, invece, riassapora il calcio che conta dopo 12 anni di assenza. L’anatomia di questo trionfo non lascia spazio ad interpretazioni. Non è un magnifico exploit. In Laguna si lavora con intelligenza. Pianificazioni, progetti, investimenti, competenza. In una parola: programmazione. E tanti saluti a chi spende e spande e si ritrova con un pugno di mosche in mano. Ogni riferimento a Milano (basket) e Lecce (calcio) non è puramente casuale.

Palla a spicchi tricolori

Venezia gioca, lotta e vince (poco) dal 1872. Lo scudetto è figlio di un decennio fa. Nel 2006 il sindaco Cacciari concede fiducia alla Reyer. L’idea del patron Luigi Brugnano è semplice e geniale: baskettari di tutta la Laguna, unitevi. Gli uomini, appena promossi in B d’Eccellenza, le donne, già in A1 e il settore giovanile. All togheter, we can. Nasce un ideale. Un progetto che va oltre il basket. Non è solo sport. É il filo che lega il tessuto sociale di una città, poi di una regione. Nasce e cresce anche il progetto “Reyer Baby”: tutti i neonati ricevono un gadget e una lettera di benvenuto. Risultato: 23 club satellite, 4500 ragazzi.

I bimbi vincono, i grandi “vanno a scuola”: la dirigenza macina chilometri. Su e giù da Treviso, per imparare dai più bravi e capire come si fa. Umiltà e lavoro. Nel 2009 i primi risultati: promozione in Lega2. Le donne invece, vincono la Coppa Italia. Il 22 settembre 2011 l’Alta Corte di Giustizia del Coni ammette Venezia in A1. Una vittoria di Federico Casarin. Nessuno credeva in quel ricorso, accolto fra l’altro, nel giorno del suo compleanno. Sulla torta, la candelina con scritto serie A1. I più maligni lo chiamano regalo. In ogni caso, Venezia dimostra di meritarlo: la stagione successiva, subito play off. E l’under 15 vince lo scudetto. Dal 2014/2015 il timone è in mano a Charlie Recalcati, poi sostituito da Walter de Raffaele. La storia è pronta per essere scritta: e si compie a Trento. Venezia trotterella sui trentini, e torna a casa trotterellando, in festa per uno scudetto incredibile.

La festa del Venezia F.C. per il ritorno in Serie B

Serie B made in Little Italy

E il calcio? La storia, in questo caso è ancora più recente. Sebbene abbia una matrice simile. Venezia sparisce dalla mappa del football nostrano nel 2015. Un’estate drammatica. Arriva, però, Joe Tacopina. Avvocato americano, capace di ribaltare ogni pronostico. Si avvicina al calcio partendo da Roma. Tappa a Bologna. Arrivo a Venezia. Ha fatto esperienza. Ora fa da sé. Il “self made man” ha le idee chiare: riportare Venezia fra le grandi, presto e bene. Raramente avviene, specialmente in Italia. Specialmente se alla liquidità non abbini competenza. Tacopina è ricco, ma non scemo. Conosce i propri limiti. E si affida a un gruppo di professionisti: In serie D, vince con Giancarlo Favarini, specialista delle categoria. Missione compiuta: il 24 aprile 2016 il Venezia torna in Lega Pro. Tacopina ringrazia, ma ragiona da manager. Saluta il tecnico, e tante care cose. Adesso serve la scalata alla B. Che problema c’è? Giorgio Perinetti, enciclopedia vivente di calcio, conoscitore di tutte le categorie, shakera un mix di giovani di talento e bucanieri avvezzi al pane duro della Pro. Quindi affida la miscela a Pippo Inzaghi, uno che di secondo nome fa “ambizione”: boom. Il Venezia domina il campionato, con tanti saluti al favoritissimo Parma. Superpippo centra la promozione in B e vince la Coppa Italia. E Venezia, anche nel pallone, si riscopre Serenissima.