Luigi Pellicone

Ventura sta facendo le sue scelte in direzione contraria alle indicazioni del campionato. Il commissario tecnico si gioca quarant’anni di carriera e una fetta di reputazione contro la Svezia, ignorando, di fatto, ciò che è emerso dalle prime giornate di questa serie A.

I due napoletani, i più penalizzati

Gli azzurri convocati in azzurro, alle luce delle ultime scelte, sono i più penalizzati. Ventura sta rinunciando al miglior regista del campionato italiano (Jorginho) e a quello che è probabilmente il calciatore più talentuoso della rosa (Insigne). D’accordo che in certe partite servono gli scarponi da lavoro piuttosto che il doppiopetto e il cravattino, però, diamine, il Napoli è primo in classifica e sta dominando il campionato grazie sopratutto a Insigne e Jorginho. L’esterno sinistro rappresenta il lampo di genio: può risolvere la partita in qualsiasi momento e, anche se incappasse in una giornata storta, non è il classico calciatore umorale che ti lascia in dieci, ma garantisce comunque sostanza e qualità in fase di ripiegamento. Jorginho invece è la geometria, il calcio pulito, a due tocchi: in una partita dai toni agonistici sicuramente aspri, rinunciare al ragionatore significa accettare il confronto sulla forza, scendendo di livello e confrontandosi comunque con una squadra assai muscolare.

Ventura ha detto “no” al 4-3-3 (e anche al 4-2-3-1)

Ha senso? Ventura, sicuramente, è consapevole di ciò che sta facendo. Con tutte le conseguenze del caso. Speriamo abbia ragione lui. Il Napoli è primo in classifica e gioca con il 4-3-3. Delle inseguitrici, solo la Lazio usa la difesa a 3, ed è la vera sorpresa di questa serie A. Juventus e Inter utilizzano il 4-2-3-1 che del 4-3-3 è comunque una variante (i tre dietro l’attaccante divengono ali aggiunte e il trequartista si allinea ai centrocampisti che accompagnano). Per gli uomini a disposizione, quest’ultimo modulo sarebbe l’ideale considerando due esterni offensivi di qualità e quantità (Candreva e Insigne) e un attaccante centrale abile come pochi a fungere da punto di riferimento e a trasformare in gol i palloni che tocca. Anche il centrocampo si sposa idealmente con il modulo sarriano o difrancescano. Uno fra De Rossi e Jorginho vertice basso, con due mezzali di qualità e quantità (Parolo e Verratti). Gli ingredienti ci sarebbero tutti. Il cuoco, però, predilige altri piatti.