Redazione

Chiunque sia appassionato di videogiochi calcistici, Simone Verdi lo conosce da almeno sette anni. Da quando, ancora minorenne, il calciatore del Bologna era una delle stelle della Primavera del Milan. Perchè i videogiochi? Perchè Verdi era uno dei classici acquisti di prospettiva, il ragazzino da comprare per un tozzo di pane, allenare e trasformare in un campione. In fondo è questo ciò che ci si aspettava da lui, soprattutto dopo il debutto ad appena 17 anni. Velocità, piedi fatati e un futuro radioso. Ma la vita non è un videogame e per il ragazzo di Broni aveva piani molto differenti. A partire dall’addio al Milan, che non crede abbastanza nelle sue qualità e lo cede in comproprietà al Toro.

Tanti prestiti, poche gioie

Toro che però non lo tiene per troppo tempo, abbastanza per accumulare una dozzina di presenza in B e cominciare un giro d’Italia (con tappa in Spagna) che porta Verdi a giocare con cinque maglie diverse nel giro di tre stagioni. Prima la Juve Stabia e l’Empoli, con le migliori cose mostrate in toscana, dove il trequartista trova una buona continuità di impiego agli ordini di Sarri, sia nell’anno della promozione in A che nella stagione nella massima serie. A quel punto arriva però il momento di decidere: le comproprietà devono sparire e Verdi deve trovare una collocazione, tra il Toro e il Milan, che comunque continua a detenerne la metà. Alla fine la spuntano i rossoneri, anche se i 450mila euro inseriti nella busta dimostrano che a Milanello l’intenzione non sia esattamente quella di tenerlo in squadra. E infatti arrivano altri due prestiti, Eibar e Carpi, due esperienze non proprio memorabili.

E invece a Bologna si canta…Verdi

E quindi Verdi riparte, ma non da Milano. Nell’estate 2016 scommette su di lui il Bologna. Sotto l’attento sguardo di Donadoni, che di ali guizzanti se ne intende abbastanza, il venticinquenne ha disputato la migliore annata della sua carriera, dando il suo contributo al club felsineo con sei reti e cinque assist. La mancanza di continuità è un problema dimenticato e le prestazioni sono valse a Verdi la prima convocazione in Nazionale, a marzo 2017, con tanto di esordio nel finale dell’amichevole con l’Olanda. L’inizio di questa stagione ha confermato gli evidenti miglioramenti del calciatore, al punto che Ventura lo ha di nuovo inserito nella lista per i match contro Macedonia e Albania. E nel frattempo, se lo gode il Bologna. Che ha deciso di puntare su un ragazzo la cui carriera sembrava destinata prima alla fama e poi alla mediocrità, ma che ha saputo reinventarsi attraverso anni di lavoro e gavetta, fino a meritarsi l’azzurro e chissà che altro. Alla faccia del predestinato