Paolo Valenti

Alla fine Cassano ci ha ripensato. Un momento di fragilità, qualche nuvola nera ad ottenebrare intenzioni e decisioni sembrava averlo fatto tornare sui suoi passi e, dopo una sola settimana di permanenza nel nuovo club, il desiderio di riavvolgere il nastro per sfilare definitivamente gli scarpini pareva aver vinto su tutto. Poi il dietro front, altrettanto imprevedibile, frutto di uno scambio d’opinioni con chi gli vuole bene e con chi ha bisogno di lui, per comunicare ufficialmente di averci pensato e ripensato e, alla fine, deciso di continuare. Per se stesso e per il Verona, che ha voluto scommettere ancora sulle sue giocate e sulla sua voglia, per un momento offuscata, di tornare protagonista.

Antonio è sempre stato così, decisioni di pancia dettate dal cuore: prendere o lasciare, bandite le vie di mezzo, lasciate agli altri le mediazioni, talento smisurato sul quale tutti hanno indugiato, nei suoi ormai quasi vent’anni di carriera, sul binomio genio e sregolatezza. La provincia nella quale può sentirsi due spanne sopra gli altri sembra essere il luogo ideale dove poter dare sfogo ad una voglia di calcare il palcoscenico che i suoi trentacinque anni e i dubbi delle ultime ore evidentemente non hanno ancora smorzato. In campo avrà la possibilità di occupare entrambe le fasce, oltre a poter ritrovare come partner offensivo quel Giampaolo Pazzini con cui, ai tempi della prima esperienza a Genova, seppe fare sfracelli, come andare a togliere uno scudetto che sembrava già vinto a casa del vecchio amico Francesco Totti. Se riuscirà a sentirsi davvero importante potrà essere decisivo per l’obiettivo principale della stagione gialloblù.

Cassano-Samp-Rescissione

Cassano e Pazzini in maglia blucerchiata

Ora che l’orizzonte di Cassano sembra tornato sereno, dovrebbe essere un Verona a forte trazione anteriore quello che affronterà la Serie A 2017-18 dopo un solo anno di permanenza tra i cadetti. Almeno questo è quanto si può ipotizzare allo stato attuale, con i gialloblù impegnati a mettere forza e resistenza nelle gambe nel ritiro di Primiero agli ordini del coach della promozione Fabio Pecchia che, dopo anni di prestigioso apprendistato al seguito di Rafa Benitez sulle panchine di Napoli, Real Madrid e Newcastle, a quarantaquattro anni è pronto a giocare le sue carte in serie A. I primi acquisti della stagione, per una piazza come quella scaligera appena rientrata nell’elite del calcio nazionale, sono di grido e, oltre al già citato Cassano, conducono ad Alessio Cerci, giocatore per certi versi assimilabile ad Antonio per pregi e difetti ma comunque capace di dare anch’egli uno strappo di qualità decisivo ai fini della lotta per la salvezza.

Grossa promessa delle giovanili della Roma tanto da meritare, una quindicina di anni fa, il soprannome di “Henry di Valmontone”, Cerci sembrava aver definitivamente trovato una dimensione di vertice adeguata ai suoi mezzi tecnici con la partecipazione ai mondiali del 2014 in Brasile, conseguenza di quattro stagioni equamente divise tra Firenze e Torino, sponda granata, fatte di 119 partite, 33 gol, corse e assist per i compagni. L’approdo all’Atletico Madrid pareva potergli conferire una dimensione internazionale che invece l’ha respinto al mittente senza sconti. Arriva a Verona con la voglia di dimostrare, a trent’anni, di poter interpretare ancora un ruolo da protagonista. L’ambiente è ideale per via delle pressioni ridotte e di un modulo di gioco nel quale potrà indifferentemente svolgere le funzioni di esterno alto a destra o a sinistra scambiando la posizione con Cassano. Se Cerci saprà credere nei suoi mezzi e vorrà sacrificarsi, la Nazionale del suo mentore Ventura potrebbe ancora riservargli un posto proprio nell’anno dei mondiali di Russia.

Lo sfogo della moglie di Cerci su Facebook

Lo sfogo della moglie di Cerci su Facebook al momento di lasciare l’Italia per Madrid

Toccherà a Fabio Pecchia trovare il modo per far funzionare il tridente Cerci-Pazzini-Cassano. L’ex centrocampista di Napoli e Juventus ha finalmente la possibilità di gestire una squadra di serie A assumendosene la piena responsabilità. Uomo intelligente, dotato di curiosità e cultura superiori alla media (tra l’altro è anche laureato in giurisprudenza, titolo acquisito quando ancora era calciatore del Foggia), ha avuto modo di studiare da vicino il 4-2-3-1 di Rafa Benitez al quale, però, preferisce il 4-3-3. Anche gli acquisti di Cassano e Cerci, che voglia usarli in contemporanea o a staffetta, sembra testimoniare l’intenzione di proseguire con quel modulo anche nella massima categoria, avendo la possibilità di ripiegare, in fase di non possesso, su un 3-5-2 che possa consentire le pause di intensità di cui, fisiologicamente, giocatori estrosi come i due nuovi acquisti potrebbero aver bisogno. In fase di attacco il trio gialloblù, tasso tecnico elevatissimo per una provinciale, soprattutto nelle partite interne potrà fare la differenza per gli obiettivi della squadra e lanciare Fabio Pecchia come tecnico rivelazione della stagione. In bocca al lupo dottore!