Redazione

Verratti e la nazionale: ormai sembra quasi una maledizione. Il centrocampista abruzzese brilla con il Paris Saint-Germain, ma non è mai decisivo quando indossa la maglia azzurra. É lui il simbolo, ancora una volta, della serataccia di Ventura e soci. A Stoccolma, dove si scrive una delle pagine più nere della storia azzurra, il centrocampista finisce dietro la lavagna. Ci si aspettava fosse decisivo. Ha risposto con l’ennesima prova opaca e con un’ammonizione che lo costringerà anche a saltare il match di ritorno. E, a conti fatti, rischia di essere meglio così.

Verratti, in azzurro un calciatore inespresso

Verratti in azzurro è inespresso, involuto. Non è mai riuscito a prendere in mano la squadra, complice un destino spesso avverso. Andato a picco, come tutti, in Brasile, protagonista sfortunatissimo con Conte, che ancora lo rimpiange a Euro 2016. Con l’avvento di Ventura, si è chiuso il cerchio, di centrocampo. Il 4-2-4 disegnato dal CT lo ha penalizzato oltre misura. Lui che non è certo un mediano e forse neanche totalmente un regista, ma una purissima mezzala, si è ritrovato in perenne difficoltà in modulo in cui, a dire la verità, fatica un po’ tutta la squadra. Certo, è anche questione di carattere: a prescindere dal modulo e dalle scelte, il giocatore di carisma prende per mano la squadra. Verratti, invece, l’ha quasi sempre lasciata alla deriva. Eppure la personalità non gli manca: al PSG è uno dei leader indiscussi e gode della stima assoluta di uno come Ibra. E allora, dov’è il problema?

Questione anche tattica?

Di certo, la questione è anche tattica. Partendo da un presupposto. Verratti è un ottimo giocatore, un grande giocatore, ma non è un fuoriclasse. Nè Modric, né Casemiro, né Pirlo né Iniesta. Ha pregi evidentissimi e difetti altrettanto marcati. Ha sempre dato il meglio di sé in squadre che giocano un 4-3-3 di principio assolutamente offensivo o di transizione. Verratti ha bisogno di una squadra aggressiva, che porta poco il pallone e cerca la proposta di gioco e il dominio della partita, piuttosto che il possesso palla attendista. In questo senso, Ventura proprio non lo aiuta, lasciandolo spesso in inferiorità numerica e circondato da compagni che non seguono i movimenti o ne assecondano la giocata. Non a caso, a volte rischia di aprirsi una voragine alle sue spalle. Ecco perchè l’istantanea che resta impressa nella serata di Stoccolma è quella di un calciatore che, superato o anticipato, rincorre l’uomo ed è costretto al fallo tattico. Ammonizione spesa forse bene, ma pagata carissimo. Nonchè ennesima conferma che in una squadra poco organizzata e incapace di dettare tempi e ritmi di gioco, Verratti rischia di affondare.