Redazione

Adieu Paris. Verratti saluta. Il ragazzo è stanco della Francia e non lo ha mandato a dire. Chiaro, conciso e lineare. Anche troppo: “non vado il ritiro con il PSG”. Il centrocampista ha tante doti, ma la diplomazia, quella no, non è il suo forte. Le dichiarazioni scuotono il mercato internazionale. E solo quello. Perché di Italia, proprio non se ne parla. Anche perché neanche ci si pensa. Le priorità sono altre. Il sogno è la Champions League, sinora irraggiungibile indossando la maglia del PSG che sta alla Champions come un termosifone alla primavera. Il Saint Germain è così: si accende a Ottobre, si spegne a Marzo. E Verratti non ha più voglia di inseguire il sogno europeo e di arenarsi sul più bello. Ecco perché vuole il Barcellona. Domanda: ma il Barcellona vuole Verratti? Beh, chi non lo vorrebbe.

Verratti è un classe 1992 che abbina visione di gioco, tecnica, personalità. C’è chi lo considera erede naturale di Pirlo in Nazionale. In realtà sono diversi. L’abruzzese è più “cattivo” nei contrasti e reattivo fisicamente, ma è dietro, e di parecchie spanne, sui calci da fermo e, in generale, ha una vena realizzativa piuttosto arida. In compenso, ha una fisicità che gli permette di ricoprire più ruoli: sia regista che mezzala. Ideale, dunque, per il dopo Iniesta.

Il Barcellona è pronto a sborsare sino a 100 milioni. Tanti soldi, ma non è questo il punto. Di certo, il PSG non è una società che si fa spaventare né prendere per il collo. Anzi. Meglio non indispettire Nasser Ghanim Al-Khelaïfi. Se si impunta, non solo Verratti va a giocare nel suo giardino, ma è capace di comprarsi tutto il Barcellona, Camp Nou compreso. Paradossi, ovviamente. Resta in piedi il rischio braccio di ferro, un’eventualità che danneggerebbe tutti. Ecco perché la sensazione è che il futuro di Verratti sia lontano da Parigi.