Francesco Cavallini

Un incidente di percorso capita anche ai migliori allenatori. Certo, è insolito che l’incidente sia più reale che metaforico e che il percorso in questione sia quello della Dakar 2018. Ma André Villas-Boas non è un tecnico come tutti gli altri e quindi la notizia sorprende, ma fino ad un certo punto. Il portoghese, a quarant’anni compiuti da qualche mese, ha deciso di mettersi alla prova con la storica corsa automobilistica, ma invece che a Cordoba, dove il rally si concluderà, è finito…in ospedale con parecchi problemi alla schiena dopo un’uscita di strada. La seconda in poche settimane, dato che a fine novembre si è dimesso dalla guida dello Shanghai. Già, ma cosa ci faceva in Cina quello che è stato considerato l’erede di Mourinho?

Villas-Boas, un giovane vecchio

Strano ma vero, a un’età in cui molti calciatori non hanno ancora smesso di correre dietro ad un pallone, André Villas-Boas è già un allenatore…vecchio. Beh, vecchio forse no, ma non rappresenta certo la nuova generazione dei Nagelsmann o dei Simone Inzaghi, ma un’epoca precedente. Diciamo un po’ datato. E dagli straordinari esordi, con tanto di vittoria dell’Europa League con il Porto (proprio come il suo mentore Josè Mourinho), è finito nella Super League cinese, tra l’altro terminando secondo dietro il Guangzhou Evergrande. Anche nell’esilio precedente, quello in Russia allo Zenit, non è che le cose fossero andate granchè meglio. Arrivato al posto di Spalletti, coglie un secondo posto, un titolo russo quasi di inerzia e termina con un terzo posto incolore. Volendo poi parlare dell’esperienza in Premier, beh, c’è solo da strapparsi i capelli.

L’addio a Mourinho per diventare speciale da solo

Eppure le premesse erano ben altre. Parliamo dell’allenatore più giovane della storia a sollevare un trofeo europeo, l’Europa League vinta a soli trentatre anni con in rosa calciatori più anziani di lui. Villas-Boas è un giovane vecchio, perchè mastica calcio da sempre, da quando a diciassette anni aveva stregato il grande Bobby Robson con un trattato su come migliorare le prestazioni dell’attacco del Porto. Una passione, quella per la panchina, nata dai videogiochi e sviluppata attraverso innumerevoli compiti da assistente. Un tecnico che ha lavorato con Mou sin dai tempi dei successi con i Dragoes, che ha stilato centinaia di report sugli avversari per lo Special One, da cui ha imparato molto, ma da cui, ad un certo punto, si è separato. È avvenuto a Milano, prima del Triplete. Troppa la voglia di creare qualcosa di proprio, di imporre il proprio marchio su una squadra, su un club. Un addio forse mai superato, almeno da chi, abbastanza ovviamente, è stato etichettato come Special Two.

Obiettivo, tornare in Europa

E che ormai da Special Two è quasi definitivamente Special Who, perchè il fenomeno Villas-Boas sembra essersi arenato tra Chelsea e Tottenham. Chi lo ha succeduto ha fatto meglio di lui, che invece di andare avanti sembra continuare una perlomeno inusuale politica dei passi indietro. La Russia, la Cina e poi addirittura le dimissioni per prendere parte alla Dakar. Ora, agli incidenti figurati, si è aggiunto quello vero, una bella botta alla schiena che gli ha impedito di terminare quest’avventura. A voler essere cinici, un finale molto simile a quello delle sue esperienze post-Porto, tra addii consensuali ed esoneri. Tra i propositi per l’anno nuovo del portoghese c’è un ritorno in Europa, magari su una panchina di prestigio. Ma chissà, forse ormai il treno è passato. Di tecnici giovani e preparati ora ce ne sono in giro molti. E mentre lo Special One, quello originale, è sempre sulla cresta dell’onda, il suo successore rischia una pensione anticipata a quarant’anni. Una cosa speciale, certo. Ma non in senso positivo.