Redazione

Dieci anni, un attimo nel mondo del calcio, un’eternità in una vita. Come quella di Vittorio Cecchi Gori, dal 1993 al 2002 presidente della Fiorentina, nell’era di mezzo della Serie A. Che quando l’imprenditore ha cominciato era ancora l’Eldorado del calcio mondiale, ma che in quel decennio ha cominciato un declino economico che è stato sottolineato (anche, ma non solo) dal fallimento della sua Fiorentina. Dalle stelle, dall’Europa che conta, quella finale di Coppa UEFA conquistata (e persa) quando ancora c’era papà Mario, fino ai libri in tribunale, al crac, alla Florentia Viola e a tante altre vicende personali.

Un periodo calcisticamente esaltante per la Fiorentina

E se parliamo di Vittorio Cecchi Gori come presidente della Fiorentina, non come imprenditore o politico, osserviamo un decennio fatto di sogni, da una squadra ereditata ereditata in B al sogno Scudetto del 1998/99. Di due Coppe Italia e una Supercoppa, di Batistuta e di Edmundo, di Rui Costa e Toldo, delle partite in Champions League, che l’ultima volta che la Viola ci aveva messo piede si chiamava ancora Coppa dei Campioni. Una società storica la Fiorentina, capace di raggiungere l’ultimo atto di tutte e tre le competizioni continentali. E che non si può giudicare negativamente solo perchè non ne ha saputa portare a casa neanche una. Esattamente come è inesatto giudicare la presidenza Cecchi Gori dal triste (ma quasi scontato) finale.

Trap e Edmundo, il diavolo…e l’acqua santa

Certo, quella ferita brucia e tanto, nel cuore dei tifosi e sicuramente anche in quello dell’ex presidente. A cui tutto si può rimproverare, tranne la mancanza di passione. Quella a Cecchi Gori non è mai mancata, nel calcio come nella vita privata. La stessa passione che lo aveva convinto a investire pesantemente sul mercato per reclutare nomi sempre nuovi, che, indipendentemente da tutto, sono rimasti nel cuore dei tifosi della Fiorentina. Come Edmundo, una specie di avatar in campo del Presidente. Genio e sregolatezza, capace di trascinare di peso la Viola al sogno Scudetto (con in panchina quella vecchia volpe del Trap), ma anche di lasciarla sola quando di lui c’era più bisogno. Badate bene, un soggetto nella frase non c’è, perchè vale per entrambi. Che si parli di Carnevale di Rio o di bancarotta, la differenza è minima.

Vittorio Cecchi Gori oggi: ha perso, ma ha giocato alla grande

Ma cosa fa oggi Vittorio Cecchi Gori? Beh, nonostante la sua fama da playboy incallito, al momento è solo, dopo la fine della lunga love story con Valeria Marini. Si è confidato in TV, quasi irriconoscibile agli occhi di chi lo ha perso di vista dopo il fallimento della Fiorentina. Ha perso quell’aria baldanzosa che trasudava (giustamente!) da tutti i pori quando veniva intervistato dopo una tripletta di Batistuta contro il Milan. Si vede poco, cerca di mantenere un basso profilo, conscio che, in fondo, la sua partita è ormai quasi irrimediabilmente compromessa. Anche perchè, dal calcio e dal cinema, l’altro suo grande amore, l’ex Presidente della Viola ha imparato una lezione importante. Si vince o si perde, può accadere che le cose non vadano come era previsto. Ma l’importante, almeno per la sua filosofia di vita, è aver giocato alla grande. E a negare che Vittorio Cecchi Gori lo abbia fatto, non ci riuscirebbe neanche il peggiore dei suoi detrattori.