Redazione

La scuola Empoli colpisce ancora. Non solo Sarri, alchimista del Napoli capolista, Spalletti, capace di far tornare l’Inter in lotta per qualcosa di importante, Giampaolo, tecnico di una Sampdoria sempre capace di creare grattacapi anche alle big della Serie A. Basterebbero questi tre nomi a testimoniare la bontà del lavoro della società toscana, in particolare quando si tratta di scegliere gli allenatori. Che siano emergenti come Luciano da Certaldo, in cerca di un’identità come Marco Giampaolo o alla prima grande occasione come Mister 33 schemi, ci sono buone possibilità che il futuro sia roseo per chi siede sulla panchina dell’Empoli. Se poi uno dei tuoi sponsor si chiama José Mourinho, beh, la strada non è spianata, ma poco ci manca.

Il miracolo Teramo

Per iniziare questa storia torniamo al 2015, due anni fa, la stagione del miracolo Teramo. Primo nel girone B della Lega Pro, con la promozione in B poi sfumata per illecito amministrativo. Dramma sportivo per la città abruzzese, ma non abbastanza per togliere a chi quella squadra la guidava la Panchina d’Oro della terza serie del calcio italiano. Vincenzo Vivarini da Ari, provincia di Chieti, non il miglior luogo di provenienza per essere apprezzati a Teramo. Ma i risultati parlano per lui e il salto di categoria è solo rimandato al 2016, con il Latina. Poi la chiamata dell’Empoli, forse la palestra più importante per un tecnico nell’attuale serie B. Ma quella del presidente Corsi non è l’unica chiamata che è arrivata a Vivarini nell’estate 2017.

Qui Mourinho, c’è Vivarini?

La telefonata che conta davvero (Corsi ci perdonerà) è partita da Manchester, sponda United, e la persona dall’altra parte della cornetta ha un accento portoghese a cui due stagioni in riva ai Navigli hanno regalato una cadenza vagamente italiana. José Mourinho segue la B? Conoscendolo non è così improbabile, ma tra lo Special One e l’Empoli c’è un trait d’union importante, Butti, il direttore generale dei toscani che ha lavorato con Mou ai tempi dell’Inter. Fatto sta che il portoghese ha chiamato Vivarini, facendo ciò che sa fare meglio: motivandolo e, perchè no, mettendogli addosso un po’ di pressione. Non puoi sbagliare, ora avrai tutti gli occhi addosso. Che per il tecnico dello United è il modo migliore per allenare e non importa se con gli altri colleghi non funziona così.

E Sarri lo aspetta in A

Vivarini però non si scompone mica. Ha fatto abbastanza gavetta per sapere che senza il lavoro costante, i risultati non vengono per miracolo. Lo ha imparato nel corso degli anni e glielo ha ripetuto un vecchio amico, che è arrivato in Serie A e punta allo Scudetto. Nella stagione 2005/06 Vivarini lavora come collaboratore al Pescara e sulla panchina biancoceleste si siede un tecnico molto preparato, che in lui riconosce uno spirito affine. E non è un caso che, proprio come Maurizio Sarri, l’abruzzese sia finito ad allenare l’Empoli e che proprio il condottiero del Napoli gli abbia profetizzato un futuro nel calcio dei grandi. Due endorsement niente male, da due personaggi con un bel caratterino. E a cui Vivarini dovrà rendere conto, in caso di fallimenti. Non vorremmo essere nei suoi panni...