Francesco Cavallini

Bomber di razza, cantante di successo, studente modello e addirittura politico. C’è qualcosa che George Weah non sappia fare? Primo calciatore africano a vincere il Pallone d’Oro, due Scudetti con il Milan di Capello e Zaccheroni e l’amore incondizionato del pubblico milanista. Re Giorgio, da buon monarca francofono arrivato direttamente da Parigi, resta una delle leggende indiscusse del calcio degli anni Novanta. Le sue cavalcate (indimenticabili quella contro il Verona) sono degli evergreen tra le reti più amate della storia più o meno recente della Serie A. Il suo sorriso contagioso ha reso memorabili interviste e pubblicità e in generale Weah è un’icona di un momento storico in cui il calcio italiano era ancora quello più amato e seguito al mondo.

Weah, carriera in Europa, ma cuore in Liberia

Quattro stagioni e mezza in rossonero, poi qualche altro trasferimento tra Inghilterra, Francia ed Emirati Arabi. Il Re Leone ha smesso di dare calci ad un pallone nell’ormai lontano 2002 e da allora, sfruttando la sua immensa popolarità, si è dedicato anima e corpo ad un qualcosa che gli è sempre stato particolarmente a cuore: il suo Paese. Giorgione, come veniva spesso chiamato per la sua imponente struttura fisica, non ha mai dimenticato la sua Liberia, neanche mentre girava il mondo a segnare reti e a vincere trofei. Se avesse deciso di giocare per la Francia, avrebbe di certo avuto nel palmares anche un Mondiale e chissà, forse un Europeo, ma Weah è rimasto legato alla bandiera a stelle e strisce. Capitano, neanche a dirlo, della nazionale liberiana, con cui giocava da libero invece che in attacco. Perchè la voglia di mettersi a disposizione per gli altri, per la sua gente, non gli è mai mancata.

Un impegno politico costante

Al punto che già nel 1998, assieme a un rapper nigeriano e a molti altri calciatori africani, Weah ha inciso un disco i cui proventi sono stati destinati all’UNICEF. Ma quando ha appeso gli scarpini al chiodo, ha fatto una scelta stile JFK. Non si è chiesto cosa il suo Paese potesse fare per lui, ma cosa George Weah potesse fare per la Liberia. E la risposta è stata la discesa in campo nella politica nazionale. A poco più di tre anni dal ritiro, l’ex milanista è risultato essere il candidato più votato al primo turno delle elezioni presidenziali in Liberia. Purtroppo per King George, un ottimo primo tempo non è bastato, perchè nella ripresa (cioè al ballottaggio) è stato battuto dalla sua rivale Ellen Johnson-Sirleaf.

Questa sarà la volta buona?

Ma Weah, che sin dall’infanzia passata in una baraccopoli di Monrovia ha imparato a combattere ogni difficoltà, non si è dato per vinto. Ha deciso di impegnarsi a fondo e di fare della politica la sua seconda vita. Si è recato negli USA, dove ha conseguito una laurea in business administration. Ha partecipato alle elezioni successive come candidato alla Vice-Presidenza, venendo di nuovo sconfitto. Poi i suoi sforzi sono stati ripagati con un seggio in Senato, ottenuto sconfiggendo il figlio della sua rivale alle elezioni del 2005. E ora arriva per George la prova del nove (che poi, in fondo, era anche il suo numero). È di nuovo il momento delle elezioni. E Weah è uno dei grandi favoriti alla presidenza. Non è certo una novità che grandi campioni diventino politici di successo, ma potrebbe esserci spazio per una prima assoluta: un Capo di Stato con un Pallone d’Oro in bacheca. E sarebbe la perfetta conferma della tesi iniziale. Non c’è nulla al mondo che George Weah non possa fare.