Redazione

Buon compleanno Pupi. È solo un anno in più, che su quella faccia pulita, da eterno bambino, neanche si noterà. Sono quarantaquattro, metà dei quali passati con nel cuore solo due colori, il nero e l’azzurro.

Sei arrivato nel 1994, il primo acquisto di Massimo Moratti, forse il migliore. Perchè il Presidentissimo poi potrà anche aver portato a Milano Ronaldo, quello vero, Figo, Eto’o e chissà chi altro, ma non ci sarà mai un altro Zanetti. Non ci sarà, perchè in fondo sei stato unico, nella storia dell’Inter, ma anche in quella del calcio italiano. Un calciatore adorato dai suoi tifosi e rispettato da tutti gli altri. Una mosca bianca in un mondo, quello del pallone nostrano, in cui certi valori continuano a perdersi.

1994 Javier, poco più che bambino, in nerazzurro

Buon compleanno Pupi, guardati indietro mentre festeggi. Perchè con la maglia nerazzurra ne hai viste tante, di belle e di brutte. Se iniziassi a raccontare finiremmo l’anno prossimo. Ci diresti di quando hai schiumato di rabbia per uno Scudetto contestato, di quando a Parigi i Principi siete stati tu e i tuoi compagni.  Del giorno più infausto, quel cinque maggio che sembrava dover segnare la fine di tutte le ambizioni interiste. Ma non hai mai smesso di lottare e le divinità del pallone, che di solito si divertono alle spalle di chi dà tutto se stesso, ti hanno concesso l’onore delle armi. E molto, molto di più.

Buon Complenno Pupi, contali quei trofei, che sono tanti. Sedici, più di chiunque altro abbia mai indossato quella maglia. Cinque scudetti, quattro Coppe Italia, quattro Supercoppe italiane, una Coppa UEFA, una Champions League e una Coppa del mondo per club. Più di Facchetti, che hai conosciuto e stimato, e che ha riconosciuto in te uno spirito affine. Sarà quel ruolo, terzino, che vi accomunava più di quanto si potesse pensare. Su e giù sulla stessa fascia, avanti e indietro, cross e contrasti. Ad un certo punto è anche normale stancarsi. Ecco perchè hai deciso di rimetterti in gioco e di farti schierare un po’ ovunque. Tanto, con quella classe, non c’era posizione in cui non potessi far bene.

Zanetti l’unico capitano italiano ad alzare tutti e tre i trofei

Pupi, accarezza la fascia di capitano, che è tua e sempre lo sarà. La prima volta nel 1998, poi fino al 2001 in sostituzione di Ronaldo e infine per merito. L‘Inter sulla pelle e sul braccio, un pezzo di stoffa che, per chi vive di una passione è praticamente tutto. L’onore di guidare i propri compagni, ma anche l’onere di rappresentare la squadra e la società, nei momenti felici ed in quelli tristi. La necessità di metterci la faccia, dire cose magari anche non belle, ma che in quel momento sono ciò di cui l’Inter, la tua Inter, ha bisogno. Perchè questo è quel che fa un vero capitano.

Vai Pupi, disegna di nuovo quell’arcobaleno, quel gol che vale un campionato, uno solo dei tuoi cinque, ma forse il più sudato. E ci voleva una tua rete. Ventuno in quasi novecento presenze sono poche, vero, ma non è per quello che tu scendevi in campo. Eppure quando è servito, eccoti a gettare il cuore oltre l’ostacolo ed il pallone decisivo in rete. Che sia un tiro da fuori, un calcio di rigore o una zampata in mischia, non conta. Conta esserci. E tu ci sei sempre stato.

Vai Pupi, alzala quella Coppa al cielo di Madrid, unico capitano nella storia del calcio italiano a potersi fregiare della tripletta, del treble, del triplete. Cambia il nome ma non la sostanza, la miglior squadra d’Europa e del mondo, guidata con onore e con coraggio su ogni campo. Grazie a quell’ingombrante pezzo di argenteria poggiato sulla testa abbiamo potuto ammirare uno dei tuoi rari momenti di follia, per fortuna più che positiva. Una gioia che per qualche secondo supera l’eleganza e la compostezza tipica dello Zanetti che abbiamo imparato a conoscere. La felicità di chi ha trasformato un sogno, il suo e quello dei suoi tifosi, in una splendida realtà.

Zanetti con la Champions

Vai Pupi, togli la maglia, ripiegala per l’ultima volta, perchè anche gli immortali smettono. Settantatremila minuti in nerazzuro, un’eternità. Una seconda pelle saldata addosso, piuttosto che un semplice pezzo di stoffa sudata. Ma l’Inter è casa tua, non la puoi lasciare e soprattutto lei non vuol lasciare te. Resta, in un’altra veste, con quei completi in cui non siamo abituati a vederti, ma ben si adattano alla serietà e al rigore, dell’uomo e del calciatore. Rappresentare la squadra, la società ed i suoi tifosi? Nulla di nuovo, per chi ha fatto la stessa cosa nei suoi anni da capitano. Una bandiera è una bandiera, con indosso una maglietta o una cravatta societaria.

Zanetti, un addio dolorosissimo per i tifosi dell’Inter

E allora vai Pupi, soffia sulle candeline ed esprimi un desiderio. Che sia realizzabile, però. Non augurarti per la tua amata Inter un altro Zanetti. Perchè di Pupi ce ne sarà sempre e solo uno.