Matteo Muoio

Per alcuni era lo Zidane della serie B, per altri il principe, perchè romano come Giannini e come lui elegantissimo trequartista. Accostamenti del genere descrivono sommariamente il fantasista Lamberto Zauli, fra i più atipici ed interessanti numeri 10 del calcio italiano tra la fine degli anni ’90 e gli inizi del nuovo millennio. Fisico da corazziere – 190 cm -, passo lieve e dinoccolato, un talento immenso esploso nel Vicenza di Guidolin capace di sfiorare la finale di Coppa delle Coppe nel 1998. Ha seguito il tecnico veneto a Bologna, lottando per la  Champions nel 2001-2002, poi si è legato al primo Palermo di Zamparini, risultando tra i maggiori artefici della promozione in A nel 2004 e l’incredibile piazzamento Uefa dell’anno successivo. Appesi gli scarpini al chiodo, nel 2009, ha intrapreso la carriera d’allenatore, rimanendo sempre in Serie C/Lega Pro. Lo scorso anno ha centrato un’incredibile salvezza con il Santarcangelo, a giugno 2016 si è legato al Teramo, dove le cose non vanno benissimo: a ottobre era stato sollevato dall’incarico dopo 4 partite per poi essere richiamato a dicembre, ora gli abruzzesi sono penultimi. Mister Zauli crede comunque nella salvezza, i suoi hanno una partita in meno e per uscire dalla zona play out servono 4 punti. Oggi il Teramo aveva il giorno libero e noi ne abbiamo approfittato per scambiare quattro chiacchiere col tecnico.

Zauli-Intervista

Zauli con la maglia del Palermo, stagione 2004-2005

Intervista esclusiva a Lamberto Zauli

 

Di Zauli giocatore parleremo diffusamente, Zauli allenatore com’è?

“Quando nutri una passione sfrenata per questo sport, allenare è il naturale step successivo. Se ami il campo e vuoi continuare a viverlo il mestiere dell’allenatore te ne dà la possibilità. La parte più bella sta nel dover stimolare i ragazzi per farli rendere al massimo, cercare di crearci un rapporto e capire prima la persona del calciatore, aspetti che da giocatore valuti meno. Sono da diversi anni in Lega Pro, un campionato molto difficile, ma l’esperienza mi piace tantissimo e spero arrivino presto gratificazioni anche per il Zauli allenatore”.

A proposito di allenatori, a Palermo, piazza cui hai legato ricordi importanti, da due stagioni c’è un caos incredibile in questo senso, con 11 cambi in 12 mesi; come te lo spieghi?

“Da fuori è difficile commentare. Zamparini è sempre stato un presidente molto esigente con gli allenatori e ha sempre vissuto il rapporto in maniera turbolenta; anche nel mio primo anno a Palermo ci furono tre cambi, prima magari c’erano squadre più competitive e i risultati arrivavano. Oggi sta cambiando ancora di più e la squadra continua ad andare male, evidentemente il problema non è solo nella parte tecnica, dev’esserci qualcosa di più profondo”.

Ad inizio carriera hai giocato qualche stagione tra C1 e C2, da allenatore sei sempre stato in Lega Pro. Non ti sembra che questa sia meno “allenante” rispetto alle defunte Serie C di qualche anno fa?

“Guarda è un discorso di movimento calcistico in generale; una volta, concluso il percorso nel settore giovanile, andavi a farti le ossa in C, quindi era facile trovare in quei campionati giocatori interessanti destinati a carriere importanti. Oggi i primavera migliori vanno subito in A, quelli meno bravi in B, va da sé che la Lega Pro di oggi sia un campionato diverso. Posso dirti però che negli ultimi 2 anni, con l’eliminazione della Seconda divisione – ex C2 – il livello si è alzato, c’è più qualità, non ci sono vincoli sui giovani e alcune società investono pure parecchi soldi. Sta tornando un campionato veramente competitivo”.

I tre momenti migliori della tua carriera.

” Innanzitutto l’esordio in A, contro il Parma. Io venivo dalla B, mi comprò il Vicenza che era una nobile provinciale, avevano fatto cose incredibili negli anni precedenti e ci riuscimmo anche dopo. Quell’anno sfiorammo l’impresa della finale di Coppa delle Coppe, nella semifinale d’andata battemmo il Chelsea 1 a 0 in casa con un mio gol, al ritorno passarono loro 3-1 segnando la rete decisiva a 7-8 minuti dal termine. Fu comunque qualcosa di eccezionale per una piazza della nostra dimensione. Poi il primo anno al Bologna, città con un tifo, una passione e una cultura calcistica veramente importanti. In quella stagione arrivammo settimi a sole tre lunghezze dal Milan quarto, posizione che all’epoca significava Champions. Quindi gli anni di Palermo, indimenticabili: la promozione in A nel 2004 e subito Coppa Uefa l’anno dopo, per la piazza furono gioie uniche”.

Pensi che con un talento come il tuo avresti potuto fare di più in carriera? Magari un’esperienza in una big…

” Ci sono state delle voci, nei primi anni di Vicenza si parlava di un mio passaggio all’Inter che non s’è mai verificato. Ho giocato, per fortuna, in un’epoca in cui il calcio italiano era al top e da noi c’erano i migliori al mondo, di cui tanti italiani; nel mio ruolo c’erano i vari Baggio, Totti, Del Piero, Zola, tutti più o meno all’apice della carriera, arrivare nei top club era molto difficile. Non so dirti se avrei potuto fare di più o di meno, io ho fatto il mio percorso, di cui sono felicissimo”.

C’è nella nostra serie A qualche fantasista, qualche 10 in cui ti rivedi o che ti piace particolarmente?

“Uno che mi piace davvero tanto per personalità e qualità è Bernardeschi. Non che mi ci riveda, lui è molto più bravo – ride, ndr – e penso sia uno dei migliori giovani italiani, probabilmente il migliore. Sa fare più ruoli e riesce ad esprimersi bene ovunque venga schierato. Poi c’è Saponara, un ragazzo che ha dimostrato di avere colpi importanti ed ora è approdato in una piazza come Firenze dove potersi imporre sia dal punto di vista tecnico che della personalità, aspetto in cui magari è un po’ venuto meno fino ad ora. Berardi pure è bravissimo. Penso loro 3 possano diventare importanti per il nostro calcio anche in ambito internazionale”.

Zauli è stato un vero 10 di provincia, oggi se ne vedono sempre meno di giocatori così. Perché?

” Te l’ho detto, una volta il livello medio era molto alto e potevi trovare giocatori importantissimi anche nelle squadre che arrivavano settime o ottave. Poi il calcio di oggi è molto più tattico e anche ai 10 si chiede spirito di sacrificio, quindi va a cambiare l’interpretazione del ruolo; per questo apprezzo tantissimo Bernardeschi che riesce ad esprimersi con qualità ovunque lo metti, l’anno scorso giocava da tornante, è il prototipo del giocatore moderno”.

Zauli-intervista

Zauli con la maglia del Bologna, stagione 2001-2002