Redazione

Il Real Madrid punta al tris, con un…tris. Zidane stravince la sfida con Emery al netto del risultato. Blancos non più forti, ma sicuramente più esperti. Abituati a gestire la pressione della Champions. Ancora una volta il PSG esce ridimensionato sul piano mentale prima che tecnico.

Zidane, che fuoriclasse

Fuoriclasse si nasce. E Zidane, neanche troppo modestamente, lo nacque. In un momento delicatissimo per la sua panchina, non sbaglia una virgola. E come quando giocava, imprime il suo marchio quando serve.  Il Real Madrid va sotto nel punteggio ma non perde mai la bussola. Recupera la partita, poi, nel momento di maggior sofferenza, il “manico” si fa sentire. Emery toglie Cavani inserisce Meunier e si accontenta. Zidane, invece, rilancia. E passa alla cassa. Dentro Asensio, Vazquez e Bale. Quanto basta per cambiare la partita. Emery ha giocato undici partite al Bernabeu e ha perso dieci volte. Qualcosa dovrà pur significare. I cambi di Zidane sono stati decisivi, inversamente proporzionali a quelli del tecnico spagnolo. Il Real ha un pizzico di fortuna che aiuta l’audacia. I blancos hanno una mentalità non riscontrabile in alcuna altra contendente. Una volta raggiunto il pari e completata la rimonta, trovano anche le risorse nervose per mettere a distanza di sicurezza una delle candidate più serie alla successione al trono.

Asensio, che giocatore

Cristiano Ronaldo ha tempo e poca voglia per abdicare. Si presenta in formato Iron Man all’appuntamento con la Champions e dimostra, con i fatti, di essere più decisivo e soprattutto concreto rispetto a Neymar. Quando CR7 si stancherà di esultare, la sua eredità è nei buonissimi piedi di Asensio. Non esiste, forse, un giocatore più decisivo a partita in corso di questo ragazzo che, da dodicesimo, spacca in due le partite. Tecnico, tattico, geniale. Personalità e sicurezza. E due assist decisivi. Uno per Ronaldo, l’altro per Marcelo. Zidane è la mente, ma lui è la falange armata. L’arma non convenzionale. Un’iniezione di adrenalina che rivitalizza il Real e lo trascina con un piede e tre dita ai quarti di finale.