Francesco Cavallini

Cristiano, neanche a dirlo, timbra il cartellino anche in finale (e supera Messi, prendendosi anche il titolo di capocannoniere), ma il match winner dell’ultimo atto della Champions 2016/17 è un signore di 45 anni, alla sua seconda affermazione nella Coppa dalle grandi orecchie. L’arrivo di Zidane sulla panchina del Real nel gennaio 2016, a sostituire il deludente Benitez, sembrava una scelta conservativa per terminare una stagione iniziata male. Flash forward di circa diciassette mesi e grazie al francese nella bacheca del Bernabeu ci sono due titoli europei in più.

Zidane con Perez nel giorno in cui ha preso il posto di Benitez

Zidane con Perez nel giorno in cui ha preso il posto di Benitez

Zizou conquista Cardiff

Il primo, quello vinto al Meazza ai rigori contro l’Atletico, era stato derubricato a semplice fortuna del principiante, il classico allenatore che fa bene perchè si ritrova tra le mani una squadra incapace di perdere. Vero, ma fino a un certo punto, dato che comunque i calciatori erano gli stessi dell’era Benitez e che evidentemente l’ex juventino ci aveva messo del suo per la conquista dell’undecima. Ma nella serata di Cardiff, nonostante l’ennesima prestazione monstre di un CR7 a cui riesce qualsiasi cosa con una facilità irrisoria, il tocco del Re Mida di Marsiglia è così evidente che è impossibile sottovalutare l’importanza del tecnico nel trionfo dei Blancos.

Un Real che nei primi 45 minuti ha giocato sotto ritmo, riuscendo comunque a portare a casa la rete del vantaggio, poi vanificata dall’eurogol di un mai domo Mandzukic. Fino all’intervallo la soluzione tattica di schierare Isco (che all’inizio ha trovato qualche difficoltà di troppo nel cercare la posizione giusta) al posto di un Bale non completamente recuperato sembra un azzardo, con il piccolo numero 21 troppo spesso incastrato tra le maglie della difesa di Allegri. A sinistra Marcelo, sempre raddoppiato da Barzagli e Dani Alves, non si può produrre nelle sue classiche accelerazioni. E allora l’uno a zero di Ronaldo arriva grazie a una delle pedine chiave dell’undici di Zizou, quel Dani Carvajal che da signor Nessuno si è ormai trasformato in stella.

Daniel Carvajal in un match di Champions League contro la Roma

In uno dei rari casi in cui il povero Mandzukic non riesce a rientrare in tempo, il Real affonda sulla destra. Alex Sandro non è irreprensibile e il duo delle merengues può replicare la rete contro il Bayern nei quarti di finale, palla indietro di Carvajal al limite dell’area, Ronaldo che si stacca dal marcatore e palla nel sacco. Ma poi la Juventus, nonostante un Dybala impalpabile, trova il pareggio e sembra poter fare male all’avversario. E quindi nell’intervallo arrivano gli ordini. Zizou non è uno di quelli che urla e strepita, che si contorce e si getta a terra. Eppure negli spogliatoi il generale transalpino cambia le sorti della battaglia, con una mossa tattica tanto semplice quanto efficace.

La densità del Real a centrocampo, come era ovvio che fosse, lasciava parecchi spazi sulle fasce. Magari non a Marcelo, anche se al rientro Dani Alves sembrava molto meno in grado di tenere testa al suo connazionale, ma di certo a un Carvajal in uno stato di forma stellare. I piedi fatati di Modric e Kroos (a proposito, escludere il tedesco dalla top 3 del Pallone d’Oro sarebbe un crimine), sempre meno contrastati a dovere da un Khedira molto stanco e da un Pjanic abbastanza avulso dalla gara, hanno cominciato a lanciare le frecce in maglia bianca, che piano piano hanno fiaccato la resistenza bianconera.

Casemiro, mediano del Real Madrid

A rompere definitivamente l’equilibrio è stato Casemiro, il mediano, quello che qualche tempo fa a Madrid nessuno avrebbe mai voluto vedere in campo ma che è ormai è l’eroe di tutta Madrid. Ok, forse di metà, ma ci siamo capiti. E il brasiliano è uno degli uomini di Zizou, l’equilibratore, quello che corre quando il resto del rombo di centrocampo è troppo impegnato a calcolare l’ennesima traiettoria perfetta di un passaggio o a dribblare qualsiasi cosa si muova in mezzo all’erba. Il gol è sporco ma meritato, casuale ma non troppo, figlio di una pressione applicata nel punto giusto del rettangolo di gioco e al momento giusto del match.

Il secondo timbro di CR7 segue la stessa dinamica del primo, con un pallone recuperato sulla destra, l’affondo dell’irrefrenabile Carvajal, l’inserimento di Ronaldo sul primo palo e la sfera dietro le spalle di Gigi Buffon. Il resto è quasi accademia, tranne il poker, che arriva dalla sinistra con Marcelo, finalmente libero di lanciarsi sulla sua fascia e di servire Asensio per un appoggio relativamente semplice. È la vittoria silenziosa di Zidane, che con piccoli aggiustamenti fatti quasi sottovoce ha portato il suo Real a una doppietta storica, la prima da quando la Coppa dei Campioni ha cominciato a chiamarsi Champions League.

Zidane è stato il primo tecnico francese a vincere la Champions

Alla luce della duodecima, risulta abbastanza difficile credere che poco più di un anno fa il due volte Pallone d’Oro fosse considerato una soluzione temporanea, un caretaker in attesa di qualcosa di meglio. Il primo trionfo continentale avrebbe potuto convincere tutti, ma era più semplice pensare a una casualità (stile Di Matteo) che a un’effettivo valore tecnico del francese. La Liga, conquistata con merito dopo una cavalcata non priva di qualche inciampo, ha rappresentato il segnale che, qualità stellare della rosa a parte, il manico ha la sua importanza. E a Cardiff, nel momento più importante, il Generale ha dato il segnale, scatenando l’inferno per i malcapitati bianconeri. L’ultimo francese a vincere qualcosa nelle isole britanniche era stato Guglielmo di Normandia, divenuto re d’Inghilterra quasi un millennio fa. Da stasera alla lista si aggiunge Zinédine Zidane. Zizou il Conquistatore. In fondo, suono anche bene.