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Il professor Francesco Paolo Traisci, docente di diritto dello sport all’Università degli Studi del Molise a Campobasso e firma de “Il Posticipo”, ci spiega divieti, regolamenti e “trucchi” nelle trattative del calciomercato. Come fanno le società a contattare i calciatori sotto contratto se le norme lo vietano? Il prof. Traisci si sofferma anche su diritti e doveri di club e giocatori, anche quando questi ultimi sono sul mercato.

Calciomercato, divieti e regole nelle trattative con i calciatori

Parliamo ancora di calciomercato. Come funziona e come dovrebbe funzionare. Sentiamo sempre più spesso dire o scrivere “tizio si è promesso alla società X per l’anno prossimo”, “Caio, a scadenza l’anno prossimo, vuole andare solo alla società Y, che ovviamente vuole pagare il suo cartellino a prezzi stracciati”. Tizio e Caio hanno ancora un anno di contratto ma non sono disposti a rinnovare l’impegno, portandolo a naturale scadenza della prossima stagione, a meno di non andare subito a giocare con la nuova società di loro scelta.

Ma come è possibile? Come è possibile che un giocatore in pendenza di contratto “si prometta ad un’altra società”?

Questo è proibito specificamente da una norma, l’art. Art. 95 bis delle NOIF che sotto la rubrica “Disciplina della concorrenza” testualmente afferma:

1. Calciatori con contratto pluriennale non in scadenza a fine stagione: a) soltanto la società titolare del contratto può decidere se cedere, con il consenso del calciatore, il relativo contratto di prestazione sportiva; b) sono vietati i contatti e/o le trattative, dirette o tramite terzi, tesserati o non, tra società e calciatori senza preventiva autorizzazione scritta della società titolare del contratto.

2. Calciatori con contratto in scadenza a fine stagione sportiva: a) fino al 31 dicembre sono vietati i contatti e le trattative dirette o tramite terzi con calciatori tesserati per altre società; b) a partire dal 1 gennaio sono consentiti i contatti e le trattative tra calciatori e società, nonché la stipula di accordi preliminari. La società che intenda concludere un contratto con un calciatore deve informare per iscritto la società di quest’ultimo, prima di avviare la trattativa con lo stesso.

3. L’inosservanza dei divieti e delle disposizioni di cui ai commi che precedono comportano, su deferimento della Procura Federale, le seguenti sanzioni: a) a carico dei dirigenti, l’inibizione prevista dall’art. 14 del Codice di Giustizia Sportiva per un periodo non inferiore ad un anno; b) a carico dei calciatori anche se l’attività è svolta da terzi nel loro interesse, la squalifica prevista dall’art. 14 del Codice di Giustizia Sportiva in misura non inferiore a due mesi; c) a carico delle società, l’ammenda in misura non inferiore a Euro 50.000, da destinarsi alla F.I.G.C. per la cura del vivaio nazionale, e, in caso di recidiva, sanzioni più gravi previste dall’art. 13 del Codice di Giustizia Sportiva.

Ed allora come fa un giocatore a promettersi ad una società senza il consenso della propria?

Innanzitutto attraverso contatti non formali. Chi impedisce al mio agente di prendere un caffè con il dirigente di un altro club? Nulla, perché comunque potrebbero parlare di tante cose, una visita di cortesia per pubbliche relazioni, purché non parlino di me o di altri assistiti sotto contratto. E nel chiuso della stanza chi lo saprà mai se parlano di me? Di certo io, calciatore sotto contratto, non posso entrare nella sede di un’altra società (o non posso farmi vedere se lo faccio). Ecco spiegate alcune dichiarazioni di finto stupore: “Se ha visto il club XY, di certo non poteva in quanto nostro tesserato”. Certo, nella sede della squadra XY c’è andato l’agente (a prendere un buon caffè, sicuramente).

Per una accusa circostanziata ci vorrebbero le prove! E quali sarebbero le prove? Un accordo scritto (quello che qualcuno chiama una scrittura privata), che anche qualora fosse veramente redatto, sarebbe comunque nullo oltre che pericoloso perché prova di un illecito molto grave. Perciò non conviene a nessuna delle parti redigerlo (limitandosi ad un accordo sulla parola), ma anche qualora fosse effettivamente redatto (a futura memoria, come mezzo di pressione o come scritturazione di un patto fra gentiluomini) dovrebbe essere così ben custodito da non poter essere facilmente trovato dalla società “tradita”.

Un secondo modo può essere individuato nella nuova versione del regolamento agenti, che prevede la possibilità che anche una società affidi ad un agente il mandato per trattare l’acquisto di un giocatore di un’altra società. Allora il club X affida a Tizio (che casualmente è anche agente del campione Caio) il mandato di trattare l’acquisto dello stesso giocatore con la società di appartenenza. Nulla lo vieta perché in tema di conflitto di interessi il nuovo regolamento agenti è assolutamente carente tanto da subire critiche da più parti (anche dagli stessi agenti).

Ultime questioni: può il giocatore, promessosi ad un’altra società in scadenza di contratto al termine della stagione entrante, che la società non accetta di vendere alle condizioni “capestro” stabilite dall’acquirente, forte dell’accordo con il giocatore stesso, rifiutarsi di andare in ritiro con la propria squadra oppure tardare il ritorno dalle vacanze o non svolgere altre attività previste dal suo contratto sportivo con la società? No. E se lo fa la società può legittimamente prendere provvedimenti disciplinari.

Può la società mandare in tribuna il giocatore per tutta la stagione? Sì, se si tratta di scelta tecnica (ossia con l’appoggio del tecnico che dichiara che preferisce mandare in campo altri calciatori più adatti ad i suoi schemi). Può impedirgli di allenarsi? No (perché sarebbe una violazione delle regole, parificata al mobbing), ma può farlo allenare a parte, perché nel contratto collettivo è previsto il diritto ad idoneo allenamento, ma non a disputare le gare!

Ma di solito questi atteggiamenti estremi non pagano. Forse a volte bastano le minacce.