Francesco Paolo Traisci

Uno dei maggiori mali del calcio italiano, a sentire l’opinione pubblica, ma anche i nostri governanti, è la presenza di stadi obsoleti e poco adatti al calcio moderno. Si tratta di strutture nate negli anni ’60 e ’70 (e rimodernate da ultimo in occasione dei mondiali del ’90) con funzioni polisportive (la famosa pista di atletica) ormai poco fruibili, che fanno sì che il tifoso preferisca guardare la partita da casa comodamente seduto sul proprio divano, piuttosto che in un seggiolino dello stadio scomodo da raggiungere e dal quale ha una visuale lontana e parziale della gara. D’altra parte si tratta di stadi quasi sempre di proprietà del Comune (o dello Stato, leggasi CONI, per l’Olimpico di Roma), che sicuramente ha altre priorità rispetto all’ammodernamento delle proprie strutture sportive. Tocca allora alle società costruire o ristrutturare lo stadio in cui disputare le gare interne per renderlo adeguato alle aspettative dei propri tifosi. Ma come possono farlo senza costi eccessivi ed insostenibili per le proprie casse sociali?

Il crowdfunding: finanziamento popolare

Una prima soluzione è suggestiva: quella di passare attraverso il cosiddetto crowdfunding. Di che si tratta? Il crowdfunding, letteralmente finanziamento popolare, è un modo attraverso il quale i tifosi possono prestare alla propria squadra del cuore il denaro per acquistare o costruire determinate strutture, ottenendone in cambio, oltre ad un tasso di interesse prefissato, i benefici più disparati, economici e non. Una forma moderna della vecchia colletta, che tante squadre ha salvato in passato? Non scherziamo… Sicuramente la finalità di finanziamento popolare c’è sempre. Ma qui lo spirito caritatevole c’è, ma non è finalizzato a se stesso: si tratta di un vero e proprio prestito, sicuramente con un interesse inferiore rispetto agli interessi che la società sarebbe costretta a versare per un regolare mutuo, ma comunque interessante per i tifosi che investono (parte de) i propri risparmi.

Inoltre la gratitudine della squadra si manifesta con gli ulteriori benefits: posti riservati durante le partite, zone accoglienza destinate, possibilità di partecipare ad iniziative del club e via con la fantasia. Proprio quest’ultimo è il valore aggiunto dell’iniziativa: fare gruppo, aggregare i tifosi più fedeli… il tutto però con le dovute garanzie giuridiche. Si tratta infatti di regolari strumenti di investimento, raramente di azioni della società (chi li sottoscrive raramente diventa socio, solo in alcuni casi si tratta di azionariato popolare) quanto più spesso di obbligazioni che danno quindi ogni anno l’interesse pattuito (ossia previsto contrattualmente). Il tutto sotto la regia di appositi strumenti di raccolta fondi e sotto la vigilanza delle autorità preposte.

In Italia come altrove, infatti, per raccogliere denaro attraverso strumenti finanziari è necessario avere tutte le necessarie autorizzazioni, autorizzazioni che vengono concesse se si rispettano determinati requisiti e si compiono determinati passaggi burocratici. Per questo i club che vogliono utilizzare questa forma di finanziamento si affidano ad un intermediario professionale, un fondo d’investimento, che raccoglie per loro il denaro. Di recente, ad esempio, il Frosinone calcio, per finanziare la realizzazione di alcune strutture intorno al nuovo stadio Benito Stirpe, si è affidato a Tifosy, una piattaforma (ed una società) nata da un’idea di Gianluca Vialli e di altri, specializzata in questo genere di iniziative.

I tifosi del Frosinone e la loro nuova casa

E come oggi il Frosinone in passato altre squadre ne hanno beneficiato: il Parma, che ha costruito il proprio museo, e diverse squadre inglesi, di varie categorie, dal Fulham al Crystal Palace, fino allo Stevenage FC, che con esso ha finanziato la ristrutturazione del proprio stadio. Si tratta di campagne popolari tutte coronate da grande successo (ad esempio lo Stevenage, che aveva bisogno di 500.000 ne ha raccolti addirittura 600.000), che possono rappresentare uno degli scenari futuri del calcio, in un epoca in cui gli investimenti ed gli investitori sono sempre più scarsi. È vero che l’iniziativa del Frosinone non è finalizzata alla costruzione del nuovo stadio ma di alcune strutture destinate ai tifosi, ma nulla vieta che in futuro anche le squadre italiane facciano uso di queste forme di finanziamento per costruirsi il proprio stadio di proprietà, ovvero acquistarne uno da rimodernare.

Project financing: l’intervento dei privati

Peraltro sempre dall’Inghilterra, patria degli stadi di proprietà e modello da seguire in tal senso, ci viene un’altra idea su come finanziare uno stadio di proprietà: attraverso il project financing, in italiano finanza di progetto, ossia dei finanziamenti di privati (e non della società stessa). Si tratta quindi di un privato che propone alla società di finanziargli e costruirgli lo stadio, utilizzando una tipologia di operazione che da noi viene utilizzata per il finanziamento delle opere pubbliche. Chiaramente i privati che utilizzano le proprie risorse economiche e tecniche per finalità pubbliche debbono avere il loro tornaconto, che di solito si realizza con la partecipazioni agli utili di cassa attraverso la gestione delle attività che si svolgono all’interno di quelle strutture.

Nell’edilizia degli stadi, quindi, i privati (azionisti del club o estranei) possono proporre al club di “finanziargli, costruirgli ed addirittura gestirgli uno stadio”, evitando così alla società di doversi indebitare per costruirsene uno di proprietà. Peraltro questa è la via suggerita dalla stessa legge sugli stadi (legge 147/2013) che, ben consapevole che la pubblica amministrazione non ha i soldi per ammodernare gli stadi la maggior parte ormai fatiscenti o ritenuti inadatti al calcio moderno, pieni di barriere, e scarsamente fruibili. E proprio per incentivare i finanziamenti dei privati, la legge non limita i suoi benefici alle società sportive che poi saranno proprietarie dello stadio, ma consente a tutti i privati di occuparsi di questa forma di edilizia, in quanto è sufficiente un accordo fra il promotore e una o addirittura più società utilizzatrici dell’impianto in via prevalente per ottenere l’applicazione ed i benefici della legge, benefici che consistono nella possibilità di realizzare anche tutti gli interventi necessari al raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario dell’iniziativa, ossia la famosa cubatura compensativa.

stadio roma tappe

Un rendering del progetto dell’area presentato dalla Roma

Tutto ciò limitato chiaramente al raggiungimento dell’equilibrio, volendo evitare la legge, le “speculazioni selvagge nel nome del calcio”.  E però gli estranei, oltre a consegnare al club una struttura moderna ed all’avanguardia, badano anche al loro interesse privato, di solito attraverso la costruzione e la gestione di tutta una serie di strutture edilizie estranee al mondo del calcio, costruite in deroga ai dettami urbanistici. Di serrate trattative con la pubblica amministrazione per la realizzazione dello stadio (e di tutto il contorno), che sicuramente appesantiscono l’iniziativa, tanto da creare ostacoli spesso insormontabili. Peraltro un ulteriore problema è che spesso lo stadio di proprietà costruito in questo modo non diventa di proprietà del club ma rimane dei privati che lo costruiscono. È vero che spesso si tratta di società create per l’occasione e partecipate interamente dallo stesso club, in modo che sia solo un gioco di contenitori: il club crea una società che è proprietaria e gestisce lo stadio, in modo che in via traslata lo stadio sia comunque suo. Altre volte però la società proprietaria dello stadio è partecipata anche da soggetti estranei e quindi non è materialmente del club.   

Brand naming: costruisce il club, ma con l’aiuto degli sponsor

Ci sono infine delle strade intermedie per il finanziamento della costruzione o dell’ammodernamento degli stadi: la cessione del brand name ad esempio. Io, club, costruisco il mio stadio ma lo chiamo con il nome dello sponsor che mi dà (in tutto o in parte) i soldi per costruirlo o ammodernarlo. E quanto scelto dalla Juventus, che ha deciso di intitolare il suo stadio all’Allianz (come altri grandi club europei, peraltro). In questo modo si garantisce la proprietà diretta dello stadio e si procura il finanziamento delle somme (o di una loro parte) necessarie per la sua costruzione o ristrutturazione. Sì, perché l’idea è quella di coniugare due aspetti: l’ammodernamento e l’adattamento delle strutture al calcio e la patrimonializzazione della società attraverso l’acquisto di beni immobili di valore in modo da stabilizzare il bilancio con assets extracalcistici. Un risultato che attraverso il project financing non sempre si realizza!