Francesco Paolo Traisci

Una soluzione praticabile? Una provocazione? Chi lo sa, ma la proposta dei vertici della Lazio di riaprire la Curva Maestrelli per sopperire alla forzata chiusura della Curva Nord, sede del tifo più caldo, appare destinata a far notizia. A quanto riportato da un comunicato della Società è stata data la possibilità agli abbonati della Nord di acquistare a prezzi simbolici i biglietti della Curva Maestrelli per le gare interne contro Cagliari ed Udinese, nell’ambito di una campagna di educazione contro il razzismo denominata appunto “we fight racism”. Ma è legale tutto ciò?

Tutto a norma di regolamento

Seguendo un ragionamento di stretto diritto, la risposta non può che essere affermativa. La chiusura coattiva di uno o più settori dello stadio è una delle sanzioni previste dal Codice di Comportamento della Fifa e ripresa in quello dell’UEFA e del nostra FIGC, per colpire, attraverso il meccanismo della responsabilità oggettiva, un club per i comportamenti illeciti dei propri sostenitori. Quindi la sanzione non è diretta ai sostenitori della Curva Nord che si sono macchiati del comportamento vietato (nella specie cori a sfondo razzista) ma al club, responsabile in via oggettiva de loro comportamento perché svolto all’interno dello stadio durante una manifestazione da esso organizzata. Da noi è l’art. 11 n. 3 che punisce le società per i comportamenti discriminatori (urla, striscioni e cori razzisti, per intenderci) con multe e, nel caso di recidiva con la chiusura di zone dello stadio o addirittura di partite a porte chiuse (come peraltro di recente avvenuto con la Lazio in Europa League).

La sanzione non è contro i tifosi della Curva Nord

Ecco questo è il punto, non si tratta di una sanzione diretta contro i tifosi della Curva Nord che possono e debbono, quando riconosciuti colpevoli, essere puniti con altre e diverse sanzioni, prima fra tutte il famigerato Daspo, ovvero il divieto di entrare allo stadio, così come ben specificato dall’art. 58 dello stesso Regolamento FIFA, che distingue le sanzioni alla società e quelle ai singoli tifosi riconosciuti autori dei cori discriminatori. Sicuramente il meccanismo che colpisce la società per gli abusi commessi anche solo da una sparuta minoranza di sostenitori appare a volte ingiusto, soprattutto quando i comportamenti offensivi sono attuati proprio per creare danno alla società. Ma non è questo il punto.

Il punto è che la sanzione è quella della chiusura di una zona dello stadio e non quella di impedire agli occupanti di quella zona di trovare posto altrove. Per impedire ai colpevoli dei cori di entrare allo stadio è necessaria l’identificazione ed il successivo provvedimento di divieto di accesso in qualsiasi settore dello stadio, in assenza del quale, appunto, potranno sicuramente assistere alla partita da altra zona. Anche dalla curva opposta, di solito chiusa, ma aperta per l’occasione ed a loro riservata, previa adesione alla campagna contro il razzismo intrapresa dalla società.

La società può scegliere quali settori aprire alla vendita

D’altra parte, salvo sanzioni specifiche, ogni società ospitante è libera di scegliere, in funzione anche della capienza dello stadio, quali settori dello stesso mettere a disposizione dei propri tifosi, cosicché, nei casi in cui lo stadio fosse troppo grande per il numero di spettatori previsti dalla società, la società potrebbe decidere di tenere volontariamente chiusi alcuni settori non vendendo i relativi biglietti. Ciò avviene regolarmente per la Lazio che spesso tiene chiusa la Curva Sud, per sua scelta. E quindi per scelta può decidere invece di riaprirla, se il resto dello stadio si rivela insufficiente per il numero dei tifosi previsti per l’evento.

Certamente, nell’aprire la Curva si porterebbero gli elementi caldi del tifo a contatto con i sostenitori avversari, che di solito vengono fatti accomodare in un settore limitrofo a quello della curva sud, e in questo caso dovranno essere presi i provvedimenti di pubblica sicurezza necessari per evitare che la situazione possa degenerare. Ma questo è un altro discorso ancora…