Francesco Paolo Traisci

L’asta dei diritti TV per nostro campionato che si è tenuta prima dell’estate è stata, come ormai sanno tutti, un clamoroso fiasco, anche se la situazione è stata resa meno drammatica dalla cessione dei diritti di ritrasmissione all’estero che ha consentito di andare oltre le previsioni.  E per quanto riguarda i diritti di ritrasmissione in Italia, dopo che l’asta è andata deserta? Due sono le strade praticabili. La prima, di cui tanto si parla: la TV di Lega, ossia i club di Serie A creano una propria TV, che trasmette le partite del nostro campionato. Rinunciando quindi ai proventi della cessione dei diritti TV, cercando di guadagnare con direttamente con la pubblicità e/o con il canone di abbonamento. L’alternativa è una nuova asta, magari modificando la conformazione dei pacchetti, ovvero la base d’asta di ciascuno, ritenuta evidentemente troppo elevata.

Ma quali sono i motivi per i quali l’asta è andata deserta? In realtà ci sembra che gli operatori della comunicazione non abbiano colto l’idea di fondo che stava alla base della formazione dei pacchetti: sfruttare la multimedialità, la differenza fra le varie piattaforme mediante le quali possono essere diffuse le immagini. Riprendiamo da un nostro precedente articolo, il contenuto dei 5 pacchetti ideati dal consulente assunto per quel compito dalla Lega.

I pacchetti della discordia

Pacchetto A: per tutte le partite in casa ed in trasferta di 8 squadre (le prime 4 per bacino di utenza, e quindi quelle il maggior numero di utenti interessati, ossia allo stato attuale Juve, Milan, Inter e Napoli le 3 neopromosse e l’ultima di serie A come bacino di utenza fra le non retrocesse). Relativamente a tutte le partite in casa ed in trasferta di queste 8 squadre (sia fra di loro che contro le altre 12 della serie A), per un totale di 248 match, sono stati presentati 4 differenti pacchetti: il pacchetto A che consente di trasmettere le partite sulla piattaforma satellitare; il pacchetto B che invece abilita la trasmissione sul digitale terrestre; i 2 pacchetti C riguardano invece ciascuno le trasmissioni internet di 4 delle 8 squadre sopra indicate e quindi 140 partite ciascuno (1 e 4 come bacino di utenza e due neopromosse, il pacchetto C1 e le altre nel pacchetto C2).

Le partite delle 12 altre squadre sono andate invece a comporre il pacchetto D. Si tratta forse del pacchetto più appetibile perché ha ad oggetto 324 partite (di cui 132, fra cui i derby romani e quelli di Genova, in esclusiva), trasmissibili in diretta su tutte le piattaforme, quindi TV satellitare e analogica, internet a banda larga per tablet e telefonini. Pertanto l’operatore o gli operatori che se lo sarebbero aggiudicato avrebbero potuto trasmettere le partite delle 12 restanti squadre su qualsiasi supporto. E per questo in Lega speravano in un’alleanza fra operatori di piattaforme diverse, alleanza che evidentemente non c’è stata. Nessuna compagnia telefonica o di operatori internet ha infatti stretto alleanze con i colossi delle trasmissioni satellitari o analogiche per affrontare l’ingente spesa prevista (base d’asta 400 milioni di Euro). Ciò che non è piaciuto poi è, evidentemente, la netta ripartizione in squadre dei pacchetti, con la assenza dal pacchetto A, B, C1 (o C2) di molte squadre di grido come le romane, le genovesi, il Torino e viceversa.

La scelta di creare pacchetti appositi per piattaforme diverse da quelle tradizionali televisive evidentemente si è mostrata troppo anticipatoria dei tempi. Evidentemente gli operatori interessati a trasmettere le partite su internet su tablet o computer, su banda larga o su telefonino non hanno ritenuto ancora appetibile il campionato italiano, tanto che sino a questa tornata erano quasi un accessorio delle trasmissioni televisive!

Alla corsa per i diritti TV partecipano anche Amazon e Facebook

Altrove invece sembra diverso. Da quanto riporta la stampa spagnola, Amazon e Facebook sarebbero pronte a sfidarsi per quanto riguarda l’assegnazione dei diritti televisivi per le partite della Liga spagnola che si disputeranno nei campionati fra il 2019 e il 2022. In Spagna, come è noto, i diritti TV tradizionalmente erano di proprietà di ogni singolo club che poteva commercializzarli individualmente, ma oggi, in base ad un decreto del 2015, le squadre sono obbligate a cedere la facoltà di vendita congiunta alla Liga. Che, a sua volta, è chiamata a commercializzarli rispettando il principio di uguaglianza e delle regole antitrust ed a distribuire i proventi secondo criteri prestabiliti.   

Lo stesso interessamento dei social sembra ci sia anche per il campionato inglese, appetito dai medesimi contendenti. In quest’ultimo paese, sicuramente all’avanguardia sulla gestione dei diritti audiovisivi, in realtà avrebbero vita più facile: perché anziché collettiva (come quella dei diritti di ritrasmissione sul suolo britannico) la gestione dei diritti di trasmissione in diretta relativi ai nuovi media (così come quella all’estero) è rimasta ai club. Chi vorrà trasmettere su internet i match inglesi dovrà negoziare direttamente con ciascun club e non con la Premier, per l’acquisto delle proprie partite in casa.

Si tratta di voci ma pensandoci bene, sappiamo che entrambi i colossi social hanno già fatto esperimenti in tal senso. Facebook aveva già mostrato interesse per gli sport quando tempo fa tentò di acquistare i diritti del cricket indiano offrendo 442 milioni di sterline, ma non si riuscì a trovare un accordo. Infine, anche Amazon non è estranea al business legato ai diritti TV: attraverso Twitter il colosso americano ha trasmesso in diretta online alcune partite di football americano della NFL!

Nuovi competitors, aumento dei ricavi

Nuovi competitors che non potranno che aumentare i ricavi dei club calcistici. Non è detto però che entrino in competizione o che la competizione sia la leva giusta per far lievitare i ricavi. Potrebbe esserci invece una differenziazione dell’offerta in funzione dei vari device sui quali trasmettere i match. Questa soluzione potrebbe essere la migliore perché l’utente potrà scegliere di vedersi le partite sullo strumento che preferisce, invece di essere costretto ad acquistare pacchetti multimediali per poi scegliere di vederle di volta in volta sul supporto preferito.

Chiaramente tutto dipende dalle scelte di coloro che formeranno i pacchetti e dei media che decideranno di acquistarli. Ma quella dell’ingresso dei colossi social nel mondo del calcio potrebbe rappresentare una svolta epocale per il mercato dei diritti audiovisivi ed in generale per il mondo del calcio che tanto affidamento fa sui redditi che provengono dalla loro commercializzazione.   

Presto vedremo cosa succederà… Il futuro pare alle porte.