Francesco Paolo Traisci

Ancora una puntata nella saga Donnarumma… Una vicenda che sembrava chiusa con la firma di un rinnovo faraonico, che avrebbe legato il giovane portiere al club rossonero nel quale è cresciuto, ma che oggi si riaccende con le dichiarazioni del suo staff legale. Il quale minaccia di chiederne l’annullamento affermando che il consenso, e quindi la firma, del giocatore sarebbe stata estorta con l’uso della violenza. Ed allora tutti a sfogliare il codice civile ed a cercare di vedere se la norma possa essere di conforto al vulcanico procuratore.

Uniamoci a questo nuovo sport nazionale. Come ormai tutti sanno, l’art. 1427 prevede che “il contraente il cui consenso fu dato per errore, estorto con violenza o carpito con il dolo può chiedere l’annullamento del contratto”. Inizialmente si è parlato proprio di violenza, che, ai fini dell’annullamento, deve essere morale e non fisica, ossia la minaccia di un male ingiusto. E nel caso di Donnarumma, la violenza dove sta?  Quali minacce avrebbe subito il calciatore (o il suo entourage, essendo ammessa dalla norma la possibilità che le minacce siano rivolti a terzi, chiaramente a lui legati)? Quella di rimanere in panchina per tutta la durata residua del vecchio contratto? O minacce e contestazioni da parte dei tifosi (anche in questo caso l’art. 1434 ammette che le minacce possano provenire anche da un terzo), o dell’ambiente milanista?

Niente violenza, ma forse errore o dolo?

Forse, ma assolutamente difficile da provare. Ed allora, di che parliamo? Qualcuno è anche arrivato ad ipotizzare un diverso vizio della volontà: l’errore o addirittura il dolo. Donnarumma, in assenza del suo procuratore sarebbe stato indotto a sottoscrivere il contratto, credendo (errore) o essendo stato indotto dal Milan a credere (dolo) che il documento che stava sottoscrivendo contenesse una clausola di recesso, in ossequio alla quale avrebbe potuto liberarsi a fine stagione per una somma concordata dalle parti.

Sviluppando questa indiscrezione, alcuni sono arrivati anche a ritenere che anche in presenza di una clausola simile, l’insoddisfazione dell’entourage del calciatore deriverebbe dall’assenza di una clausola specifica che consenta questa liberazione in caso di mancata qualificazione del Milan per la Champions League (o in generale di stagione insoddisfacente) a un prezzo ben inferiore a quello stabilito dalla presunta clausola di recesso generale (che la vulgata vuole attestata sui 70 milioni). Anche qui solo rumori, fumo, nulla di certo. E sicuramente, in assenza della documentazione, appare difficile dire se si tratta di una pretesa fondata. Certo è che quando c’è la firma in calce ad un contratto dimostrare che non lo si è letto con la dovuta attenzione credendo di sottoscrivere qualcosa di diverso appare difficile!

Un modo dell’entourage per negoziare una clausola?

Ed allora l’entourage del giocatore, compreso il suo potente procuratore possono essere così sprovveduti da esporsi al pubblico ludibrio per aver minacciato un’azione giudiziaria palesemente infondata o, peggio ancora esporre il giocatore all’ira del Milan ed alla contestazione dei tifosi? Proprio per questo rapida è stata la marcia indietro del calciatore e la dichiarazione di non aver mai sostenuto di essere stato vittima di violenza al momento della sottoscrizione del rinnovo contrattuale non han sorpreso nessuno. E nemmeno la presa di posizione dell’agente del giocatore, che ha chiamato a sé la responsabilità di una guerra aperta con la dirigenza del Milan!

L’impressione è che lo staff del giocatore abbia voluto riaprire una negoziazione che al Milan avevano creduto chiusa prima dell’inizio del campionato con la firma del rinnovo. Riaprirla per garantire a Donnarumma un paracadute in caso di stagione fallimentare del club rossonero, con una clausola che consenta al ragazzo di trovarsi da solo una nuova destinazione ,con un esborso per la nuova società di un prezzo assai inferiore rispetto a quello che chiederebbe il Milan in caso di libere contrattazioni fra club.

Donnarumma non ha fiducia nel progetto Milan

La verità è che, come ha dichiarato lo stesso Raiola, non c’è la necessaria fiducia nel progetto tecnico della nuova gestione milanista e c’è quindi il timore che il giocatore si sia vincolato ad un club che non riuscirà a tornare vincente! E quindi delle due l’una: o il Milan torna a vincere o Donnarumma può andar via per giocare in un grande club (scelto da lui). Peraltro debbono essere arrivati anche alle orecchie dei componenti dell’entourage di Donnarumma i rumors che vogliono il ragazzo fra i pezzi pregiati che potrebbero essere inseriti nella lista dei partenti a fine stagione da sacrificare sull’altare del Fair Play Finanziario! E, soprattutto, le cifre che si spera di ricavare da una simile cessione! A questo punto si devono esser chiesti: perché non decidere noi il destino del ragazzo? In questa ottica quindi le dichiarazioni di guerra (giudiziaria, per carità) sembrano volte a sollecitare l’apertura di una negoziazione per la previsione e l’inserimento di una (nuova) clausola di recesso unilaterale che sia ritenuta più congrua dal giocatore e dal suo staff.

D’altra parte resiste il Milan ritenendo (e, a quanto pare, a ragione) valido ed inattaccabile il contratto e senza nessuna voglia di rinegoziare l’uscita del giocatore, dopo aver effettuato un sforzo economico ingente per garantirgli un contratto principesco. Una guerra di nervi fatta di continui botta e risposta fra i rispettivi legali… A meno che non si tratti dell’ennesima commedia di ruoli in cui tutti sono d’accordo per cedere il giocatore, senza che nessuno se ne voglia prendere la responsabilità di dirlo ai tifosi! Nel frattempo però, chi ne paga le conseguenze è il ragazzo, ormai tornaro nell’occhio del ciclone della contestazione del proprio pubblico.