Francesco Paolo Traisci

Nuovi casi di positività ai controlli antidoping ci consentono di occuparci di alcuni aspetti particolari della nostra disciplina. Il capitano del Benevento Lucioni, baluardo della difesa dei giallorossi e fra gli eroi della promozione, è finito nei guai per un banale spray cicatrizzante fornitogli privatamente dal medico della sua squadra. Purtroppo a nulla sono sino ad ora valse le giustificazioni del giocatore, che ha chiamato in causa il suo medico che gli aveva somministrato il farmaco, ignorandone gli effetti dopanti. Ed a nulla sono valse le conferme di quest’ultimo del fatto che il giocatore fosse all’oscuro di tutto. Della lotta contro il doping abbiamo scritto già più di una volta. Ora concentriamoci sulle implicazioni nel caso specifico. Due aspetti meritano attenzione.

Esenzione ai fini terapeutici

Il primo: se un atleta sta male e deve curarsi, non può farlo legittimamente e sotto consiglio medico con un prodotto che ha anche effetti dopanti ma che lui non usa a tali fini, ma solo a fini terapeutici? E se lo può fare, in che modo, seguendo quali procedure?

La risposta non può che essere affermativa, anche se chi lo fa deve farlo seguendo un determinato procedimento che porta a quella che viene chiamata esenzione a fini terapeutici TUE, prevista dall’art. 14 delle Norme Sportive Antidoping emanate dal CONI in applicazione delle direttive WADA (ente mondiale antidoping). Questa norma stabilisce che la presenza di una sostanza vietata nei campioni prelevati da un atleta non costituisce violazione della normativa antidoping “se coerente alla concessione di una Esenzione ai Fini Terapeutici”, affermando così che “qualora gli atleti si trovino in condizioni di salute tali che richiedono l’uso di particolari farmaci, compresi nella Lista (delle sostanze proibite), dovranno attivare la procedura per l’attuazione di una TUE”. A tal fine lo stesso articolo richiama i tempi e le procedure previste in un apposito Disciplinare, con il quale, seguendo le indicazioni della WADA, il CONI ha istituito una specifica commissione (chiamata appunto CEFT, Commissione per le esenzioni a fini terapeutici) che ha il compito di esaminare e, nel caso, accogliere le richieste di esenzione a fini terapeutici inviate dai medici, autorizzando così preventivamente l’uso a soli fini terapeutici del prodotto vietato.

Lo stesso documento stabilisce poi che il mancato rispetto delle norme delle regole che contiene da parte dei tesserati costituisce violazione della normativa antidoping, punibile con la sanzione che va dalla nota di biasimo fino ad un massimo di sei di sospensione dall’attività sportiva rispettivamente svolta. La mancata comunicazione da parte di Lucioni e del suo medico crea quindi i presupposti per la condanna.

Responsabilità del medico o di Lucioni?

Ma c’è un secondo aspetto che colpisce. Se un atleta va da un medico (anche un amico, un medico generico, non necessariamente il medico della squadra) per curarsi e questi, a sua insaputa gli prescrive un farmaco vietato senza attuare le necessarie procedure del TUE, magari perché non sa nemmeno che si tratta di un farmaco vietato, non essendo un medico sportivo, chi paga? L’atleta (in questo caso Lucioni), il medico o entrambi? 

Sicuramente paga l’atleta. Perché, come specificato dall’art. 2.1 delle Norme Sportive Antidoping “ciascun atleta deve accertarsi personalmente di non assumere alcuna sostanza vietata, poiché sarà ritenuto responsabile per il solo rinvenimento nei propri campioni biologici di qualsiasi sostanza vietata”. A scanso di equivoci, l’articolo seguente, il 2.2. appare ancor più chiaro laddove afferma che “non è necessario dimostrare il dolo, la colpa, la negligenza o l’uso consapevole”, essendo sufficiente la mera presenza di qualsiasi quantitativo, se si tratta di farmaco presente nella lista senza ulteriore indicazione. Basta un quantitativo eccedente la soglia prevista.

E, se ancora qualche dubbio fosse rimasto, l’art. 2.2 ripete che “spetta ad ogni atleta accertarsi personalmente di non assumere alcuna sostanza vietata”. Quindi anche l’atleta prima di andare in farmacia ed acquistare un qualsiasi farmaco deve accertarsi che non sia fra quelli presenti nella Lista Antidoping o che non contenga sostanze vietate. È un suo dovere saperlo ed evitare di assumere questi farmaci perché altrimenti ne pagherà le conseguenze…

E’ vero che la buona fede viene premiata con la riduzione o addirittura l’annullamento del periodo di squalifica… resta però il fatto che Lucioni sarà deferito alla giustizia antidoping… rischiando una sanzione.