Francesco Paolo Traisci

Fra le notizie di maggior risalto nei media di oggi, l’elezione di Andrea Agnelli a Presidente dell’ECA. Ma che cos’è l’ECA? Apriamo il sito ufficiale e vediamo di che si tratta. Molti ricorderanno che questa sorta di Superlega (intesa in senso soggettivo di Lega di club europei) è nata con lo scopo di creare una sorta di campionato europeo di “elite”, una Superlega (intesa, questa volta, in senso oggettivo di campionato a livello europeo) a cui avrebbero partecipato non già le squadre che avevano ottenuto la qualificazione in base ai risultati nei propri campionati nazionali, ma semplicemente alcune squadre scelte per il loro blasone.

Dal pericolo SuperLeague a un’associazione democratica

L’evidente fascino di una simile competizione ha rappresentato però un grave e palese pericolo per le competizioni gestite dall’UEFA (ed in definitiva per gli stessi campionati nazionali), che avrebbero perso interesse per l’assenza dei principali protagonisti. Talmente danno era la minaccia dei maggiori club europei di disertare le competizioni ufficiali, che l’UEFA è stata costretta a venire a patti con la “Superlega” ed a modificare la formula stessa della Champions League, in modo da consentire una maggiore partecipazione alle squadre più blasonate. Tanto che dal prossimo anno sarà aumentato il numero di rappresentanti dei maggiori campionati (a grande beneficio dell’Italia che, malgrado i non brillanti risultati, vedrà la partecipazione di 4 sue squadre).

Si tratta quindi di un’associazione, nata sulle ceneri di precedenti iniziative, per tutelare e promuovere gli interessi ed il ruolo dei club all’interno del movimento calcistico, al fine di “creare un nuovo e più democratico modello di governance che rifletta il ruolo chiave dei club”. Fra i membri fondatori, la crème de la crème del calcio continentale: Manchester United e Chelsea FC per la Premier, Real Madrid e FC Barcelona per la Liga, le nostre Juventus e Milan, e poi Olympique Lyonnais, Bayern, Porto, Ajax, Rangers Glasgow, Anderlecht, Olympiacos, Kobenhavn, la Dinamo Zagabria ed i maltesi del Birkirkara.

Ma quella che inizialmente era una “lobby” con evidente scopo di influenzare dall’esterno le decisioni dell’UEFA con la pressione dei grandi club, oggi è diventata una vera e propria associazione di categoria, con regole trasparenti e democratiche. Un organismo che oggi conta ben 220 membri di cui 106 ordinari e 114 associati; con la differenza che mentre il socio ordinario può partecipare con diritto di voto alle Assemblee e con i suoi rappresentanti alle elezioni dei vari comitati, il socio associato partecipa solo in veste di osservatore. Ogni Lega Nazionale ha a propria disposizione un determinato numero di posti come membro ordinario, in funzione del proprio ranking UEFA, di modo che possono far domanda per diventare socio ordinario i club appartenenti a quella Lega nazionale che abbiano un adeguato ranking individuale ovvero che abbiano vinto almeno 5 trofei UEFA, mentre possono diventare membri associati gli altri club che abbiano un palmares inferiore o che comunque abbiano partecipazioni frequenti alle competizioni europee nel recente passato. Per l’Italia, tanto per fare un esempio, sono componenti ordinari Juve (per ranking UEFA, oltre che in quanto membro fondatore), Milan (blasone e fondatore), Inter (blasone), Napoli (ranking), Fiorentina e Lazio (entrambe per ranking), mentre componenti associati sono Roma, Udinese e Sampdoria.

L’ECA, interlocutore privilegiato di UEFA e FIFA

Quello che era nato come “club ad inviti” oggi è dunque diventato un organismo che vuole rappresentare gli interessi di tutti i club calcistici europei; una sorta di Superlega che, nata per far sentire la voce dei grandi club all’interno delle stanze dell’UEFA, oggi si è ritagliata un ruolo ufficiale di interlocutore dell’UEFA nella individuazione delle linee di sviluppo del movimento calcistico, partecipando a pieno diritto nei processi decisionali del calcio europeo. Una sorta di “associazione di categoria” sempre più riconosciuta e trasparente, tanto da entrare ormai ufficialmente con i propri rappresentanti all’interno degli stessi organi di governo del pallone europeo.

In seguito ad un accordo del 2015 fra l’UEFA, allora rappresentata da Michel Platini, e l’ECA, presieduta in quel tempo da Karl Heinz Rumenigge, si è stabilita la presenza stabile di due rappresentanti dell’ECA all’interno del Comitato esecutivo dell’UEFA (da oggi lo stesso Agnelli e Gazidis dell’Arsenal), oltre che di altri rappresentanti (fra i quali numerosi italiani) all’interno dei principali comitati dell’UEFA, fra cui quello destinato a disciplinare le competizioni europee, nonché all’interno della SA che gestisce tutte le iniziative commerciali dell’UEFA (UEFA che, come è noto, essendo un ente senza scopo di lucro, deve quindi avere un braccio commerciale esterno che si occupa di gestire e distribuire i forti proventi generati dal movimento calcistico europeo, fra i quali un ruolo chiave è evidentemente giocato dai diritti televisivi sulle proprie competizioni). È stato inoltre creato, sempre all’interno dell’organigramma dell’UEFA, il cosiddetto UEFA Strategy Group, con il dichiarato scopo di contenere e far dialogare al proprio interno le quattro principali componenti del calcio europeo: i club (ECA, appunto), le Federazioni Nazionali, i calciatori professionisti (con la loro associazione europea) e gli stessi rappresentanti dell’UEFA per concordare le strategie del calcio professionistico.

In sintesi: una sorta di controparte ufficiale per l’UEFA (e per la FIFA) che sempre più peso ha nelle decisioni del calcio europeo. È questa l’Associazione della quale è diventato oggi presidente Andrea Agnelli. Agnelli che sembra la persona ideale per la passione e per l’impegno sino ad ora dedicato al calcio. Auguri a lui! Ma la nomina, che ha ottenuto un largo consenso anche fra i rappresentanti dei nostri club, sembra anche un chiaro segnale di una pace scoppiata all’interno della nostra Lega nazionale di Serie A, con un clima che dovrebbe, finalmente, consentire di poter procedere alla elezione del Presidente e dei rappresenti all’interno della Consiglio Federale, ponendo così fine ad un commissariamento che ormai dura da tempo. Speriamo bene!