Francesco Paolo Traisci

Parliamo ancora di elezioni federali nel calcio… Dopo una serie di fumate nere e una minaccia sempre più incombente e realistica di commissariamento da parte del CONI, il mondo del calcio italiano sta cercando di trovare un’intesa per individuare i propri vertici.

Dopo il recente passo indietro del Presidente della Lazio Claudio Lotito, che si era candidato come rappresentante della Lega di Serie A ma che non ha trovato il necessario consenso all’interno di quella componente, sono rimaste in piedi le altre candidature che nel frattempo erano state ufficializzate: quella del Rappresentante dell’Associazione Calciatori, Damiano Tommasi, quella del presidente della LND, Cosimo Sibilia, e quella del Presidente della LegaPro Gabriele Gravina.

Tutti decisi a dare una svolta alla governance calcistica, con la riforma dei campionati, non tanto nella composizione numerica delle varie serie quanto nell’individuazione di una fascia intermedia di semiprofessionismo, fra i professionisti della due prime leghe ed i vertici di quella dilettantistica. Seconde squadre (tema di cui scrivemmo tempo fa), calcio giovanile e rinnovamento della Coppa Italia, gli altri punti, spesso comuni, nei vari programmi. Riuscirà uno dei tre candidati ad ottenere il consenso necessario per essere eletto alla somma carica della nostra Federazione pallonara? Questo lo vedremo presto; nel frattempo possiamo spiegare come funzionano queste elezioni ed ipotizzare alcuni scenari.

Come funzionano le elezioni federali

Il Presidente della FIGC è eletto da 278 Delegati in rappresentanza delle società delle 3 Leghe Nazionali Professionisti e della Lega Nazionale Dilettanti, nonché delle varie componenti tecniche, ossia Atleti, Tecnici ed Arbitri. Per le prime 3 Leghe i delegati sono i Presidenti delle Società (o i loro rappresentanti): tutti i club esprimono quindi un proprio Delegato che partecipa direttamente al voto. La Lega Nazionale Dilettanti invece elegge 90 delegati in base ad un proprio Regolamento Elettorale. Per la miriade di società dilettantistiche (più di 15.000), voteranno quindi coloro che sono stati a loro volta eletti su base regionale.

Allo stesso modo gli Atleti eleggono i loro 52 delegati, i tecnici 26 e gli Arbitri 9. Ma i delegati non hanno però tutti la stessa importanza. L’art. 3 del Regolamento prevede che ai fini delle maggioranze assembleari i 278 delegati esprimano 516 voti. Ciò per la diversa ponderazione di ciascuna delle componenti: il voto dei delegati della Serie A vale 3,09 a fronte del 1,23 di quelli di B, di 1,46 della Legapro, dell’1,95 della LND, dell’1,98 rispettivamente degli Atleti e dei Tecnici e dell’1,15 dei Delegati AIA. Cosicché 61 è il peso dei  voti a disposizione della Lega A (ossia pari al 12%); 26 di quella di B (5%); 88 per la LegaPro (17%); 176 per la LND (34%); 103 per i calciatori (20%), la metà per i tecnici ed infine 10 per gli arbitri (2%), che per prassi non si schierano in precedenza.

L’assemblea si costituisce in prima convocazione con i Delegati che rappresentino almeno la metà più 1 dei voti (ossia 259) ed in seconda convocazione con la presenza di almeno 1/3 degli stessi (ossia 172). In prima votazione per essere eletti è necessario ottenere il  ¾ dei voti validi, al secondo i 2/3 e dal terzo in poi la maggioranza (con l’eventuale ballottaggio fra i due candidati con i maggiori voti dal quarto turno in poi).

I possibile scenari

Proviamo ad ipotizzare qualche scenario, calcolatrice alla mano. Abbiamo detto che per essere eletto al primo turno un candidato per ottenere i ¾ dei voti: presumendo che in prima convocazione siano tutti presenti e che quantomeno le componenti  di appartenenza dei tre candidati votino compatte, l’unico che potrebbe avvicinarsi al 75% richiesto, senza allearsi con uno degli altri due è Cosimo Sibilia. Ma anche ammesso che riesca ad avere il voto di tutte le altre componenti compatte (quindi al suo 34% dovrebbe sommare il 12% della Lega A, il 5% della B, il 10% dei tecnici ed il 2% degli arbitri), non riuscirebbe ad arrivare al 75% dei voti (a meno di assenze e franchi tiratori).

Al secondo turno servirebbe il 66% (dei presenti, ma presumiamo anche in questo caso che si svolga un’assemblea totalitaria) ed allora potrebbe farcela contando su qualche franco tiratore, anche se un’alleanza fra la LND e le due Leghe principali (con anche tecnici ed arbitri) ed loro compattezza nel voto di tutte queste componenti ad oggi sembra assai remota. Per un’elezione ai primi due turni sarà piuttosto necessario quindi un passo indietro di uno dei tre candidati che porti i propri voti ad uno degli altri due (coalizzando anche le altre componenti). In tal senso si sentono voci di tentativi di intese fra lo stesso Sibilia e Tommasi. Al contrario un’alleanza tra Gravina e Tommasi dovrebbe comunque ottenere i voti delle altre componenti in particolare delle due Leghe principali. Tutte ipotesi al momento impensabili; prepariamoci ad un lungo confronto e ad alleanze solo successive in vista dei ballottaggi successivi.

Che succederà? Ne vedremo delle belle… e non si escludono colpi di scena…