Francesco Paolo Traisci

Ancora una svolta all’interno del mondo dello sport professionistico: con l’art. 373 della legge di Bilancio 2018 il nostro legislatore ha ripreso in mano la questione dei procuratori sportivi. Si tratta dell’ennesima tappa di una vicenda che a partire dall’inizio del secolo ha coinvolto una delle figure chiave dello sport professionistico (sia di nome che di fatto): l’agente ossia colui che assiste una delle parti (di solito l’atleta), nella stipulazione di un contratto di lavoro sportivo ovvero nel passaggio di un atleta ad un club ad un altro. In particolare l’agente si rivela prezioso al momento di reperire una nuova società o di rinegoziare l’ingaggio.

I vari regolamenti e le polemiche sull’esame per diventare procuratore

Le cronache recenti non fanno altro che mostrarci quanto sia diventata importante questa categoria con accesso a ricche provvigioni per i contratti conclusi. Chiaramente, quantomeno da noi, il mondo principale è quello del calcio, perché quello che conta di più, sia dal punto economico che da quello mediatico, anche se sino ad oggi 6 erano le federazioni che contemplavano tale figura, anche se con nomi differenti: agente, procuratore, nelle carte ufficiali, manager nella lingua parlata. Non solo calcio, quindi, ma anche basket, tennis, ciclismo, pallavolo ed atletica, disciplinavano a livello federale l’albo di coloro che curano la parte economica (e non solo) del lavoro di uno sportivo, ciascuno con una propria regolamentazione ma tutte più o meno simili a quelle prevista dalla FIGC. Proprio quest’ultima ha subito negli ultimi anni notevoli mutamenti, dovuti sia a sollecitazioni interne che a indicazioni internazionali. E iniziando nel con il Regolamento del 2001 (anno del primo regolamento), abbiamo poi avuto un regolamento del 2007, poi sostituito con quello del 2010, modificato nel 2011 ed infine il nuovo regolamento per i servizi di procuratore sportivo del 2015.

E ciò per correggere le imperfezioni che ciascuno di essi presentava. Infatti, il primo regolamento era stato pesantemente attaccato dall’ dell’Autorità garante della concorrenza che lamentava conflitti di interesse e restrizioni della concorrenza assolutamente ingiustificate. Fra i vari appunti dell’Antitrust, fra i più importanti (oltre a quello sull’esistenza di conflitti di interesse fra procuratori e dirigenti di club che rischiavano di minare la libera concorrenza) quello per il quale la presenza stessa di un albo, con l’obbligo del superamento di una esame di abilitazione, avrebbe ristretto illegittimamente l’accesso ad una professione senza alcuna giustificazione nella normativa statale. In particolare, mentre altri albi professionali (medici, avvocati …) sono regolati da una legge dello stato, che prevede il tipo di formazione professionale richiesta (ossia la frequentazione ed il conseguimento di un diploma universitario ad hoc), nulla di questo era stato specificato per il procuratore calcistico.

Una prova prima cancellata e adesso reintrodotta contro le indicazioni FIFA

Anche se nei regolamenti successivi fu prevista l’iscrizione all’albo dei procuratori o comunque la possibilità di assistere il calciatore anche per gli avvocati (per ovvie ragioni professionali) ed a parenti ed al coniuge del calciatori, nel mirino c’era proprio l’esame di abilitazione ritenuto ingiustificato, tanto che si arrivò anche sotto la forte indicazione della FIFA che aveva emanato un apposito regolamento in tal senso, alla sua abolizione con il Regolamento FIGC del 2015. Non è stato così per altre federazioni che hanno invece mantenuto l’esame. Un altro punto controverso nella disciplina gestione dei differenti Albi federali, era nella previsione che i procuratori fossero soggetti a tutte le regole dell’ordinamento sportivo (con i relativi obblighi di lealtà, ecc… rispondendo per le proprie condotte illecite di fronte agli organi della giustizia sportiva) mediante apposito tesseramento, cosa che solo la FIGC non ha mai ritenuto opportuno fare.

Ora con la nuova regola, l’obbligo del superamento “di una prova abilitativa diretta ad accertare l’idoneità”, le cui modalità saranno definite “con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, sentito il CONI”, è stato reintrodotto con una legge dello stato, per l’iscrizione in un Registro unico tenuto e gestito direttamente dal CONI.  Il fatto che il Registro che limita l’accesso alla professione sia disciplinato da una normativa statale, insieme ad un richiamo alla futura disciplina normativa dei casi di incompatibilità può probabilmente soddisfare l’antitrust come giustificazione dell’esistenza dell’albo ma sicuramente, per quanto riguarda il calcio, non la FIFA, sempre pronta a sanzionare quei paesi in cui la politica ha cercato di interferire con le decisioni dell’organismi sportivi, eliminando o neutralizzando le decisioni prese da questi ultimi. E che la nuova legge voglia cancellare il regolamento per i servizi di procuratore della FIGC (e quindi di conseguenza quello della FIFA stessa che sta a monte), appare palese alla luce dell’esplicito richiamo al mantenimento della “validità dei pregressi titoli abilitativi rilasciati prima del 31 marzo 2015”, data di entrata in vigore di quel regolamento! 

Come reagirà il mondo del calcio a quella che qualcuno lassù potrebbe considerare un’interferenza illegittima nell’autonomia dell’ordinamento sportivo? Presto lo vedremo!